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Leggenda, storia e poesia che raccontano “la solennità” della pastiera

di / 0 Commenti / 990 Visite / 27 marzo, 2016

Pastiera-orizzontale-AIFB--874x492La leggenda narra che la sirena Partenope incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora. Ogni primavera la bella sirena emergeva dalle acque per salutare le genti felici che popolavano il golfo, allietandole con canti d’amore e di gioia.

Una volta la sua voce fu così melodiosa e soave che tutti gli abitanti ne rimasero affascinati e rapiti: accorsero verso il mare commossi dalla dolcezza del canto e delle parole d’amore che la sirena aveva loro dedicato. Per ringraziarla di un così grande diletto, decisero di offrirle quanto di più prezioso avessero.

Sette fra le più belle fanciulle dei villaggi furono incaricate di consegnare i doni alla bella Partenope: la farina, forza e ricchezza della campagna; la ricotta, omaggio di pastori e pecorelle; le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova; il grano tenero, bollito nel latte, a prova dei due regni della natura; l’acqua di fiori d’arancio, perché anche i profumi della terra solevano rendere omaggio; le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani del mondo; infine lo zucchero, per esprimere l’ineffabile dolcezza profusa dal canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l’universo.

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La sirena, felice per tanti doni, si inabissò per fare ritorno alla sua dimora cristallina e depose le offerte preziose ai piedi degli dei. Questi, inebriati anche essi dal soavissimo canto, riunirono e mescolarono con arti divine tutti gli ingredienti, trasformandoli nella prima Pastiera che superava in dolcezza il canto della stessa sirena.

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Si racconta che Maria Teresa D’Austria, consorte del re Ferdinando II di Borbone, soprannominata dai soldati “la fetta-di-pastieraRegina che non sorride mai”, cedendo alle insistenze del marito buontempone, famoso per la sua ghiottoneria, accondiscese ad assaggiare una fetta di Pastiera e non poté far a meno di sorridere, compiaciuta alla bonaria canzonatura del Re che sottolineava la sua evidente soddisfazione, nel gustare la specialità napoletana. Pare che a questo punto il Re esclamasse: “Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo”.

E la storia della pastiera viene raccontata perfino attraverso i versi di una poesia:

A Napule regnava Ferdinando
 
Ca passava e’ jurnate zompettiando;
 
Mentr’ invece a’ mugliera, ‘Onna Teresa,
 
Steva sempe arraggiata. A’ faccia appesa
 
O’ musso luongo, nun redeva maje,
 
Comm’avess passate tanta guaje.
 
Nù bellu juorno Amelia, a’ cammeriera
 
Le dicette: “Maestà, chest’è a’ Pastiera.
 
Piace e’ femmene, all’uommene e e’creature:
 
Uova, ricotta, grano, e acqua re ciure,
 
‘Mpastata insieme o’ zucchero e a’ farina
 
A può purtà nnanz o’Rre: e pur’ a Rigina”.
 
Maria Teresa facett a’ faccia brutta:
 
Mastecanno, riceva: “E’ o’Paraviso!”
 
E le scappava pure o’ pizz’a riso.
 
Allora o’ Rre dicette: “E che marina!
 
Pe fa ridere a tte, ce vò a Pastiera?
 
Moglie mia, vien’accà, damme n’abbraccio!
 
Chistu dolce te piace? E mò c’o saccio
 
Ordino al cuoco che, a partir d’adesso,
 
Stà Pastiera la faccia un pò più spesso.
 
Nun solo a Pasca, che altrimenti è un danno;
 
pe te fà ridere adda passà n’at’ anno!”

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