Il nuovo modo di leggere Napoli

E l’Italia resta a guardare… Napoli emblema della rassegnazione

di / 0 Commenti / 96 Visite / 18 aprile, 2016

1660743_flashUna sconfitta cocente per l’orgoglio di un popolo e ancor più per la democrazia che, ormai, tende ad assumere le parvenze di una chimera che annega in un sommesso e rassegnato mare d’utopia.

Gli italiani stanno a guardare, rimangono comodamente appollaiati tra le grinze dei loro sonnacchiosi divani a seguire le notizie che giungono dai seggi. Spettatori impassibili di un crollo xi valori e motivazioni che traghettano le coscienze alla deriva.

La Campania è la regione-simbolo del fallimento: è all’ombra del Vesuvio che si è registrata la più bassa affluenza alle urne. Un flop per i sostenitori del sì; un successo per i tifosi dell’astensione. I campani hanno preferito il mare alle urne, salvo affrettarsi in serata per provare a recuperare e lasciare alla Calabria il posto di fanalino di coda.

Hanno preferito il mare: se fosse effettivamente veritiera questa presa di coscienza, adempiere al diritto di voto avrebbe preceduto il desiderio di concedersi una gita in spiaggia.

Napoli ha snobbato il referendum rilevando il 18,70 di votanti. E pensare che il sindaco Luigi de Magistris è tra coloro che più si è speso, si è mosso in prima persona per sponsorizzare le ragioni del sì. In questo quadro, il dato di Napoli è emblematico. Chi pensava che potesse esserci un effetto de Magistris si sbagliava, chi riteneva che la dura battaglia del sindaco contro Matteo Renzi sulla questione di Bagnoli potesse trascinare i napoletani alle urne in un voto anti-premier commetteva un errore. A Napoli l’affluenza non solo è bassa, ma è stata anche la più bassa tra le grandi città.

Se la Campania è ultima, la Basilicata è prima in Italia.
Non è un sorpresa. La Basilicata è una delle regioni più sensibili al tema, lì si estrae il petrolio ma soprattutto, a spingere i lucani alle urne, è stata la recente inchiesta della Procura di Potenza. Secondo l’accusa, un comitato di affari avrebbe cercato di trarre vantaggi per l’attività estrattiva in Val d’Agri. Ebbene, la reazione dei lucani è stata una corsa alle urne con un picco del 42,71 a Potenza città e quorum superato già alle 21. C’è da dire che nei centri più interessati alle perforazioni, Corleto e Viggiano, l’affluenza è stata bassa non superando il 20 per cento: evidentemente ha influito il rischio che uno stop alle trivelle possa compromettere l’occupazione.

Quorum non raggiunto, Renzi e company denigrano gli ideali di cui quel “si” scalfito sulla scheda elettorale di faceva portatore e gli italiani seguitano a palesare un’indole rinunciataria e masochista che manifesta e professa la tacita volontà di deporre le armi per accettare e subire passivamente le decisioni della classe politica maggioritaria, senza alzare la voce, senza nemmeno provare a bisbigliare un pensiero contrastante.

L’astensione è più grave dell’opposizione, perché sinonimo di un atteggiamento passivo e, in canto tale, ben più allarmante di una condotta sovversiva.

Perde l’Italia, ha perso la democrazia e Napoli è la figura-emblema della sconfitta.

 

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