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La testimonianza choc dell’amichetta della piccola Fortuna

di / 0 Commenti / 264 Visite / 1 maggio, 2016

LC_Parco-Verde_Caivano_thumbRaimondo Caputo, il 43enne disoccupato e pluripregiudicato, finito in carcere, insieme con la sua compagna Marianna Fabozzi, ora agli arresti domiciliari, per aver abusato delle tre figliastre – tutte e tre avute dalla Fabozzi da precedenti relazioni – è l’orco del parco Verde di Caivano, accusato di essere il responsabile dell’omicidio della piccola Fortuna Loffredo e non solo.

A incastralo è stata proprio la testimonianza della più piccola delle sue tre figliastra, nonché amichetta di giochi di Chicca che ha confessato a un’assistente sociale che si occupa del suo recupero psicologico di aver assistito al delitto di Chicca.

Una testimonianza atroce che consegna dei dettagli che concorrono a rendere ancora più agghiacciante e inumana l’intera vicenda: «Titò (come veniva chiamato Raimondo Caputo) voleva violentarla, ma Chicca non voleva e gli tirava i calci. Allora lui l’ha presa in braccio e l’ha buttata giù. Era presente anche mia madre che poi mi ha detto che dovevo tenere il segreto».

La bimba viene ascoltata la fine dello scorso anno in una casa famiglia dove era stata portata dopo l’allontanamento dalla mamma e dal suo convivente, per l’appunto Raimondo Caputo, l’orco: dice di non volere tornare nella sua vecchia casa e che «solitamente dorme con un uomo». Le viene chiesto di disegnare quell’uomo e lei lo fa. Lo raffigura con delle strisce sul volto che somigliano a dei serpenti.

La piccola, anche nella casa famiglia, lamenta dolori nelle parti intime e rivela che li avvertiva anche prima di essere trasferita. A questo punto, su richiesta della consulente, mostra i punti dove veniva toccata dall’uomo che «dormiva con lei». Tutto questo, dice, avveniva «quando la mamma era in casa». «Io glielo dicevo, ma lei rispondeva: stai tranquilla, che poi ti passa».

Gli esami specialistici sulla bambina hanno poi rivelato, inequivocabilmente, i segni degli stupri subìti. Gli stessi abusi che Caputo avrebbe ripetuto più volte anche su Fortuna Loffredo in un complice clima di omertà che ha avvolto le sue angherie anche dopo la morte della bambina.

Fortuna e Antonio, due bambini vittime della stessa sorte, entrambi precipitati dal “palazzo degli orrori” del parco Verde di Caivano. Fortuna nel 2014, il piccolo Antonio Giglio nel 2013.

Annoio, un bambino di 4 anni, anche lui figlio di Marianna Fabozzi, una morte avvolta nel mistero e che adesso si accosta, inevitabilmente al giro di pedofilia smascherato grazie alle indagini volte a far luce sull’omicidio della piccola Fortuna e che ha portato in carcere molte persone per abusi su minori. Non solo uomini, ma anche donne, madri, come quella indagata per false dichiarazioni all’autorità giudiziaria per aver fatto sparire la scarpina persa da Fortuna mentre precipitava dall’ultimo piano. La scarpina era finita sul balcone dell’inquilina, ma lei la gettò tra i rifiuti.

“Eh, ‘o fatto d”a scarpetella… Io l’ho buttata io, non lo voglio dire a nessuno, perché sono venute le guardie e volevano la scarpetella da qua, da me”: così ha giustificato quel gesto.

E poi c’è l’uomo che per primo soccorse Chicca sfracellata al suolo, ora finito in carcere, insieme alla moglie. Entrambi sono accusati di pedofilia.

Le atrocità emerse dalla testimonianza dell’amichetta di Fortuna, figliastra dell’orco, hanno consentito agli inquirenti di ricostruire ogni dettaglio della vicenda e di delineare in maniera chiara e marcata lo scenario che ha contornato quei violenti abusi.

La ragazzina era “tenuta al segreto”, per gli inquirenti, sia dalla nonna, sia dalle “martellanti pressioni della mamma”. In un’occasione la donna inveisce contro Anna, dice che “parla troppo”, perché a causa sua emergono le contraddizioni con le altre versioni.

Poi, ancora contro la bimba: “Io sono mamma di quattro figli, guarda che ci stai facendo passare”. Agli atti, anche la conversazione in cui “emerge il timore di Caputo, in merito al fatto che sul corpo di Fortuna gli inquirenti avessero potuto rinvenire tracce biologiche a sé riconducibili”. Per minimizzare, lui con la compagna dice: “Vuoi vedere che là sopra.. c’è il sudore… il sudore mio”.

E in un altro dialogo: “Eh, ma forse la traccia di quando io le diedi un morso sulla gamba”.

L’amichetta di Fortuna, da quando è stata allontanata dalla famiglia, scrive un diario segreto al quale ha consegnato il suo sfogo:“Finalmente ho detto la verità, sono più tranquilla, sono felice, lui deve pagare per quello che ha fatto”.

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