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Rione Traiano, i numeri da record della camorra: 5 stese in 36 ore

di / 0 Commenti / 263 Visite / 27 giugno, 2016

news82767Un week-end fortemente contraddistinto da una pioggia di proiettili quello andato in scena lungo le strade della periferia occidentale di Napoli, per effetto delle ben cinque stese messe a segno nell’arco di 36 ore.

Tra Rione Traiano e Soccavo la camorra spara in cielo per rivendicare l’egemonia sul territorio. Due i clan che negli ultimi mesi sono in lotta aperta per la gestione del business del racket e della droga. Da una parte i Sorianiello, appoggiati da altre famiglie Giannelli-Romano-Lago, attive nei vicini quartieri di Pianura e Bagnoli, dall’altra i Vigilia, che invece si vedono spalleggiare dalle vecchie famiglie di Soccavo e Pianura.

Quattro le stese avvenute tra sabato pomeriggio e domenica sera, mentre l’ultima si è verificata nella tarda serata di domenica. Intervenuti lungo viale Traiano, i poliziotti hanno raccolto dall’asfalto ben 25 bossoli. Ad agire, secondo alcune testimonianze, quattro persone a bordo di due scooter. Nel mirino dei criminali le abitazioni della zona. Alcuni proiettili hanno infranto i vetri di un appartamento occupato da un esponente della criminalità organizzata, attualmente in carcere.

In precedenza colpi d’arma da fuoco sono stati esplosi sabato sera, nel quartiere Soccavo a Napoli, contro la finestra di un’abitazione che si trova al civico 37 di via Vicinale Palazziello. Un’altra stesa si era verificata in precedenza in via de Civitate Dei, nella zona del Rione Traiano. Nella giornata di domenica altre due stese: intorno alle 15 in via Po e alle 19 numerosi in via Montevergine, dove alcune persone a bordo di uno scooter hanno esploso diversi colpi d’arma da fuoco in aria e contro abitazioni della zona, seminando il panico tra le persone presenti in strada.

Scorribande armate, pronte ad esplodere plurimi colpi d’arma d fuoco anche ad altezza d’uomo: vengono denominate “stese” e tra la gente comune sono sinonimo di “paura”.

Paura di passeggiare per strada e perfino di affacciarsi al balcone.

I clan si servono di questo espediente altamente intimidatorio per affermare il loro potere criminale su un territorio. Non di rado accade che persone estranee alle logiche camorristiche rimangano accidentalmente ferite da quella pioggia i proiettili che, invero, possono innescare variabili imprevedibili.

Ma tra il rischio concreto di procurare morti e feriti innocenti e la necessità di far capire “chi comanda”, non è mai la prima a vincere quando ad impugnare i kalashnikov sono “gli uomini del sistema”.

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