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Strage di Nizza: sui social l’appello dei parenti dei dispersi con l’hashtag #RecherchesNice

di / 0 Commenti / 94 Visite / 15 luglio, 2016

15914803_small-990x661Innumerevoli i corpi da identificare, strazianti e incessanti le richieste di aiuto per bambini, giovani, donne e uomini che risultato irrintracciabili dopo la strage di Nizza.

I parenti dei dispersi hanno affidato soprattutto ai social, a Twitter e Facebook, le foto e descrizioni di parenti e amici presenti a Nizza con i quali non riescono a mettersi in contatto.

L’hashtag utilizzato per diramare appelli, foto e descrizioni dei dispersi è #RecherchesNice. In molti non riescono a mettersi in contatto con le persone care che si trovavano nella zona dell’attacco e insieme all’hashtag postano le fotografie dei dispersi. Anche Facebook è intervenuto dopo la strage, attivando il suo servizio Safety Check che consente agli utenti di segnalare che sono in sicurezza in caso di pericolo. Facebook France già attivò il servizio durante gli attentati parigini del 13 novembre. All’epoca venne usato da cinque milioni di utenti.

Secondo un’informazione diffusa dalle numerose pagine di ricerca di persone disperse a Nizza, tutti i bambini ritrovati soli tra la folla sono radunati nella caserma Auvare, sede principale della polizia in città. Proprio grazie a un appello su Facebook una donna ha ritrovato il proprio bimbo di otto mesi. Tra le persone disperse per cui è stato diffuso un messaggio di ricerca su Twitter ci sono anche tre italiani. Si tratta di una coppia di anziani, Angelo D’Agostino e Gianna Muset, e di un giovane, Vittorio Di Pietro.

Le indiscrezioni parlano di tre vittime italiane, la Farnesina con conferma ma all’Unità di crisi dicono: “Non possiamo escludere la presenza di italiani, data l’entità e la gravità del fenomeno”.

Gli italiani rappresentano la porzione più grande del turismo della Costa Azzurra. E i più non stanziano per una settimana o due, ma possiedono una casa da anni. Gli addetti del consolato italiano di boulevard Gambetta questa notte sono stati tra i primi ad attivarsi per verificare la presenza di connazionali tra le vittime o i feriti.

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