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Quanto vale la vita di un migrante?

di / 0 Commenti / 102 Visite / 17 luglio, 2016

1467614210-1467614134-lapresse-20160701201655-19795683Storie di vite in balia dell’incerto destino che contraddistingue le avversità del mare.

Storie di vite anonime ed omonime, tutte uguali e ugualmente sconosciute, agli occhi del mondo.

Per l’opinione pubblica non sono persone, ma migranti: un gruppo di corpi ed anime nere che sfidano la sorte e la morte consegnando la speranza di ritagliarsi un futuro migliore attraversando il mare con mezzi di fortuna.

Ogni volto, ogni nome, ogni sguardo racconta una storia diversa, il cui denominatore comune è la disperazione.

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Talvolta i migranti non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra, né a chi rivolgersi per pagare il viaggio in mare, e allora mi è stato raccontato che queste persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche“. Questa la denuncia di Nuredin Atta Wehabrebi, un trafficante di esseri umani che da un anno collabora con la giustizia italiana e che ha consentito alla procura di Palermo di fermare 38 persone accusandole, a vario titolo, di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e altri reati.

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Dall’associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina all’esercizio abusivo dell’attività di intermediazione finanziaria, senza trascurare l’associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, tutti aggravati dal metodo criminoso.

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Secondo quanto raccontato da Atta Wehabrebi, la cui denuncia è stata pubblicata dal Corriere della Sera, l’organizzazione criminale arrivava a “fatturare” milioni di euro. Nell’estate del 2015 ha gestito almeno sei sbarchi con cui sono arrivati a Palermo oltre 4.000 immigrati che, dopo la traversata in mare, sono stati aiutati a fuggire dai centri di prima accoglienza.

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“L’organizzazione opera come un vero e proprio network criminale, con diverse cellule operanti nei territori di riferimento, cui vengono attribuiti compiti specifici e determinati al fine di organizzare i viaggi e favorire così l’ingresso e la permanenza clandestina in Italia dei migranti – spiegano il procuratore di Palermo Franco Lo Voi, l’aggiunto Maurizio Scalia e i sostituti Calogero Ferrara e Claudio Camilleri – in un secondo momento viene organizzata la logistica per il loro allontanamento dal territorio italiano e raggiungere così la meta finale di tali viaggi, in genere un paese del Nord Europa, in cui il migrante raggiunge il suo gruppo familiare o amicale”.

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La rete criminale sgominata oggi organizzava anche falsi ricongiungimenti familiari facendo figurare matrimoni inesistenti tra stranieri già legittimamente in Italia e persone con cui non hanno alcun legame. Il costo di ogni falso matrimonio oscilla dai 10mila ai 15mila euro a persona.

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Le realtà nascoste che si celano dietro quei volti, quegli sguardi, quelle anime, “tutte uguali”, seppur accomunate solo dalla tragica disperazione che, in ogni caso, segna le loro vite.

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