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Il sogno di Antonio Raia, l’artista malato di sclerosi multipla: una mostra personale al PAN di Napoli

di / 0 Commenti / 755 Visite / 17 ottobre, 2016

13716157_1051528291605160_1241067687927409425_nAntonio Raia, quarantenne napoletano originario di Sant’Anastasia, è probabilmente l’unico artista al mondo affetto da sclerosi multipla a realizzare dipinti su tela.

Per capire i sentimenti e le emozioni scalfiti nelle sue opere d’arte è necessario addentrarsi nella sua storia: un calvario che ha inizio nel ’97, quando gli viene diagnosticata una sindrome demielinizzante che nel 2000 sfocia in sclerosi multipla RR e nel 2012 diviene una sclerosi multipla secondaria progressiva.

Come lo stesso Antonio spiega “i sintomi variano da soggetto a soggetto: problemi visivi, crampi, pizzichi. Una lotta continua contro i limiti imposti da una patologia sfiancante e che impone un costante braccio di ferro tra quello che si vorrebbe fare e quello che si può fare.

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“Il cristiano Antonio fa a cazzotti con l’uomo Antonio, costretto a vivere una vita che non può essere vissuta come 13511403_1030923336998989_200188196_nmeriterebbe. Mi mancano le azioni più banali: guidare l’auto, nuotare, uno sport che amavo tanto. Ma in questa “nuova vita” ho avuto modo di fare esperienze che non avrei mai abbracciato e ho avuto l’opportunità di conoscere persone straordinarie, diverse da quelle che appartenevano al mondo passato e questo mi fa apprezzare ancora di più la vita che per me 13480398_1030668280357828_833489988_ncontinua ad essere un dono preziosissimo. Un’esperienza che mi ha segnato tanto – racconta Antonio – è stato il viaggio a Lourdes con gli altri malati. Eravamo migliaia di persone, tutte in carrozzina e tra me e me pensavo “siamo un esercito”. Il prete che recitava la messa, in quella circostanza, disse che la nostra presenza su questa terra deve essere percepita come un monito per le persone che stanno bene, affinché abbiano cura del dono che gli è stato fatto e imparino a non dare tutto per scontato. Adesso che guardo il mondo seduto da una sedia a rotelle, se ripenso al passato, mi rendo conto di quanto fosse diverso il mio modo di intendere e vivere la vita. Lavoravo come commesso in un negozio d’abbigliamento e, un giorno, mentre ero nel retro, sentì una cliente che diceva: “mia figlia ha la sclerosi multipla”. Tra me e me, mi chiesi: “e che cos’è!?”… a distanza di anni, posso dire che la vita mi ha messo in condizione di conoscere più che bene questa malattia.”

Per Antonio, anche la vita di una persona che versa in condizioni labili come le sue è un mistero che troverà poi un esaustivo compimento attraverso quel viaggio alla continua scoperta dei propri limiti e delle nuove emozioni da afferrare.

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È così che Antonio si è avvicinato all’arte: “la mia può definirsi una forma di arte mista: la parte grafica la realizzo al computer, mentre l’effetto spatola lo creo stendendo un po’ di colore sulla tela. La mia firma è l’impronta digitale del mio pollice.

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I miei dipinti non hanno forme, ma solo colori, carichi, forti, decisi. La violenza dei colori è il mio tratto distintivo, è il veicolo di cui mi servo per suscitare emozioni e permette ad ogni individuo di dare una libera interpretazione a quello che vedo.

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Dipingo per sensibilizzare le persone “sane” sui limiti e sui disagi che porta questa malattia. Ci sono molte persone che pensano che la sclerosi multipla sia contagiosa! La mia arte vuole abbattere le barriere dei pregiudizi e aiutare le persone a non allontanare il problema solo perché non li riguarda direttamente. È anche un modo per dare speranza e forza alle persone che vivono nella mia stessa condizione per esortarle a non abbattersi e ricercare una nuova motivazione e delle nuove passioni da adattare a questa “nuova vita”. Ma, soprattutto, spero che l’inno alla vita raffigurato nei miei quadri, consegni un monito severo alle nuove generazioni, affinché mettano da parte i tablet e i cellulari per godere di più delle bellezze della vita.”

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Antonio, a dispetto della sensibilità dei movimenti che diventa sempre più flebile e che lo porta ad avere non pochi problemi nel maneggiare il mouse, oltre alla vista “ballerina”, ha deciso di dedicare la sua vita a questa grande passione e culla un piccolo, grande sogno: “Premetto che il mio più grande sogno sia che la ricerca giunga ad individuare una cura per la sclerosi multipla, sotto l’aspetto personale, considerando che di tele ne ho realizzate un bel po’, sogno di allestire una mostra personale al PAN di Napoli.” 

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