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Cosenza: ucciso per non essersi fermato all’alt. Assolti carabinieri

di / 0 Commenti / 120 Visite / 25 ottobre, 2016

CARABINIERI-ROCC

La vicenda di cui parliamo, è avvenuta nella notte tra il 20 e il 21 Gennaio 2011, quando un uomo, Sandrino Greco, 36 anni, è stato ucciso da due carabinieri dopo avere forzato un posto di blocco lungo la statale 106, a Rossano.

Sandrino Greco, già noto alle forze dell’ordine, secondo le indagini condotte dagli investigatori del commissariato della polizia di Rossano, era alla guida di un fuoristrada rubato, preceduto da un’utilitaria che non si era fermata all’alt ed era riuscita a fuggire. I carabinieri, all’epoca in servizio alla compagnia di Rossano, si misero all’inseguimento del fuoristrada fino ad arrivare in una strada di campagna. Qui, sempre secondo la ricostruzione della polizia, il conducente si sarebbe reso conto che la strada era senza uscita, per questo avrebbe invertito la marcia, speronando la vettura dei militari nel tentativo di aprirsi un varco e fuggire. I militari sarebbero dunque scesi dall’auto, sparando alcuni colpi di pistola in aria a scopo intimidatorio, ma Greco, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, invece di fermarsi avrebbe cercato di investirli.

Fu proprio a quel punto che i carabinieri, mentre il fuoristrada passava accanto alla loro vettura di servizio, avrebbero sparato alcuni colpi di pistola uno dei quali ha raggiunto Greco alla testa uccidendolo all’istante.

Il brigadiere Pasquale Greco e l’appuntato Luca Zingarelli sono finiti sotto processo per omicidio. Adesso, dopo 5 anni, è arrivata la sentenza: assoluzione con formula piena pronunciata dai giudici della Corte d’Assise di Cosenza.

«Non posso negare la mia soddisfazione per l’esito del processo – ha dichiarato l’avvocato Ettore Zagarese, difensore dei due imputati – non soltanto perché risultano accolte tesi da me propugnate sin dalle fasi iniziali del processo, quanto perché è stata finalmente rimossa l’accusa nei confronti dei due militari di avere volontariamente soppresso una vita. Un’accusa inaccettabile per due servitori dello Stato. Nessun trionfalismo, dunque, solo tanta tristezza. Non dimenticano che dal loro agire, seppure necessario, inevitabile e posto a presidio della collettività, è purtroppo derivata la morte di un giovane».

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