Il nuovo modo di leggere Napoli

“Diario di una giornalista AGGREDITA e MINACCIATA dalla Camorra”: lettera a Roberto Saviano

di / 28 Commenti / 34448 Visite / 12 novembre, 2016

14993488_10154102564106864_5765111794397645803_nCaro Roberto,

Se respirassi Napoli con i tuoi polmoni e ritrovassi il coraggio di guardarla senza filtri, dritto negli occhi, per giungere a toccare con mano le cicatrici e le ferite tuttora sanguinanti che si porta cucite addosso, saresti orgoglioso dello striscione apparso nel Rione Sanità, perché rappresenta un monito forte alla camorra e ancora di più a chi la intreccia a suggestioni letterarie/cinematografiche per lanciare sul mercato prodotti “proliferi” utili a tenere viva la macchina da soldi innescata da Gomorra, tanti anni fa…

“La camorra e rinnegati non hanno nazionalità e Napoli ha bisogno d’amore, non di fango. Napoli in azione”: questo è quanto riportato su quel mantello bianco, pregno d’indignazione ed orgoglio, oltre che di vernice. Napoli rivendica verità, è stanca delle tue “favole”.

Scontata e assai opinabile la tua replica: “Questo striscione campeggia a Napoli abbarbicato sul ponte della Sanità. Questo striscione lo ha messo lì chi odia Napoli. Perché fango non è raccontare, fango è uccidere, spaventare, terrorizzare, togliere speranza e azzerare ogni futuro possibile.”

Se tu vivessi a Napoli, ti sarebbe giunta notizia che, proprio nel cuore del Rione Sanità, in una delle fette di Napoli più sopraffatte dalla camorra, all’indomani della morte dell’ennesima vittima innocente della criminalità, centinaia di persone sono scese in strada per sbarrare il passo alla camorra. E, probabilmente, quello che esaspera ed indispettisce il popolo è il fatto che tra gli scritti e nelle gesta cinematografiche che portano la tua firma, “stranamente” non c’è spazio per la civiltà e la legalità che inizia a rivendicare la sua presenza, soprattutto tra le crepe dei contesti più devastati dalla camorra. Questo ritrovato e partecipato senso d’indignazione rischia di offuscare l’attendibilità di quel prodotto che assicura il massimo risultato con il minimo sforzo: “camorra, Scampia e malammore”. Del resto, perché discostarsi da un principio mediaticamente vincente, parafrasando una realtà che rischia di rompere il giocattolo?

E questo, agli esseri pensanti che hanno ancora voglia di indignarsi, proprio non va giù.

Due aggressioni fisiche, l’ultima sfociata persino in un tentativo di sequestro di persona, all’incirca 15 denunce sporte dall’inizio del 2016, minacce di morte da parte della madre del boss dei Barbudos, plurimi raid vandalici alla mia auto. Le intimidazioni, le minacce e gli avvertimenti, sono all’ordine del giorno: questi i fatti che sintetizzano il mio lavoro di giornalista, direttrice di un giornale online qualunque, una scelta voluta per non sottostare alle disposizioni di nessun padrone. Con tutti i contro che questo comporta. Non diventerò mai ricca e non è questa la motivazione che anima il mio operato, diversamente avrei mollato dopo il primo “strascino”.

Il tutto viene ulteriormente aggravato da un dettaglio che fa la differenza: vivo nel posto in cui lavoro e di cui racconto le malefatte, Ponticelli, quel quartiere che hai intravisto attraverso talune scene di Gomorra, quello in cui, invece, io sono nata e cresciuta e dove vivo e lavoro, muovendomi tra la violenza, l’odio, l’omertà di chi, mentre venivo pestata, non ha mosso un dito per difendermi. Eppure, ho scelto di restare e di non fare nemmeno mezzo passo indietro.

Anzi, ho imparato a capire che misurarsi costantemente con la paura e con i limiti imposti dalla consapevolezza di quello che fai è il metro valutativo più attendibile per non perdere mai la lucidità né l’impatto con la realtà.

Non me ne volere, ma credo che tu non abbia la minima percezione di cosa voglia dire vivere costantemente sotto minaccia: gli sguardi, le citofonate nel cuore della notte per buttarti giù dal letto solo per recapitarti l’ennesimo “consiglio”, le limitazioni dettate dalla consapevolezza che ti muovi in un campo minato, il lucido cinismo che ti porta a non fidarti di nessuno. Eppure, non vivo sotto scorta, le spalle ho imparato a guardarmele da sola, ma non credo che la mia vita valga meno della tua, meno che mai lo penso del mio lavoro.

La ricerca della verità e soprattutto la “vera” lotta Anticamorra, richiedono questo genere d’impegno e di sacrificio e chi sceglie d sposare questa causa, deve fare inevitabilmente i conti con tutto ciò che questa scelta tristemente comporta. Di conseguenza, le difficoltà con le quali mi confronto sono innumerevoli, quindi, nonostante sia presente sul posto, faccio non poca fatica a reperire notizie certe. Mi ha sempre affascinato ed incuriosito il fatto che, invece, tu non subisci questo genere di difficoltà, nonostante ti trovi a raccontare Napoli dall’altro capo del mondo. Questo “dettaglio” non sfugge allo spettatore/lettore attento che non può non interrogarsi in merito all’attendibilità dei fatti che racconti.

Romanzare la camorra sta mietendo più danni dell’affiliazione stessa, ma per rendertene conto dovresti vivere Napoli da Napoli.

I giovani camorristi che prima di andare a fare “le stese” si riuniscono in cerchio e urlano “le frasi di Gomorra” per motivarsi, l’emulazione fisica e comportamentale dei personaggi della serie, non solo da parte dei camorristi, la riproduzione fedele della casa di Don Pietro Savastano voluta da un boss, i ragazzini che ripetono fino allo sfinimento “le frasi tormentone” della serie, mentre giocano a pallone o ai videogiochi: per questo genere di “mostri”, Napoli deve “ringraziare” te.

E sarebbe opportuno ed anche estremamente interessante che fossi tu ad analizzare “l’effetto di Gomorra sulla camorra”.

Sei bravo a forgiare la realtà a immagine e somiglianza dei tuoi interessi, ma in questo caso, non ci provare: gettare fango non è “raccontare”, ma raccontare una realtà falsata per andare incontro a delle esigenze che nulla hanno da spartire con la ricerca e la denuncia della verità.

Nessun napoletano avulso dal sistema camorristico ha mai contestato il lavoro e le inchieste di noi giornalisti presenti sul campo, anzi. Quello che, fin qui, mi ha dato la forza necessaria per non mollare è proprio l’incoraggiamento dei tantissimi napoletani desiderosi di liberarsi dalle angherie della camorra.

Non giriamoci troppo intorno: la tua lotta Anticamorra, nasce e si sviluppa per alimentare un business ben preciso e questo i napoletani lo hanno capito ed è più che legittimo che ti chiedano di cambiare registro e prendere una posizione netta: o romanziere o “detentore di verità assolute e inconfutabili”, non posso chiamarti giornalista perché non lo sei ed è bene ricordarlo. Nel caso in cui tu scelga di servire la verità, liberati da forzate ipocrisie, rimboccati le maniche e scendi in trincea insieme a noi, perché lo ribadisco: la tua vita non vale di più della mia e di quella di migliaia di giornalisti che ogni giorno rischiano la vita in nome di un ideale e che per questo non si sentono degli eroi né si aspettano che il mondo si fermi per tributargli una standing ovation.

Se dovesse accadermi qualcosa, tu sei una di quelle persone dalle quali desidero ricevere solo indifferenza: vedermi appioppare uno dei tuoi sermoni, vorrebbe dire gettare fango prima sul mio cadavere e poi sulla credibilità del mio lavoro, più silenzioso del tuo, ma, anche assai più sincero e disinteressato.

28 Commenti

  1. condivido pienamente cara Luciana. Non ho mai voluto vedere Gomorra e non ho mai letto una sola riga scritta da Saviano. Mi si potrà dire : allora come fai a giudicare? Beh, a naso. io che vivo in Francia, ho sempre sentito parlare di Napoli quasi come sinonimo di malavita o al limite di pizza e tarantella, quando si crede vi volerne dire del bene (parlo dell’uomo della strada, ovviamente). Ho fatto la mia scelta : la camorra pr me è una malattia curabile, non serve a niente parlarne senza curarla.
    e sono pienamente d’accordo con il fatto che i camorristi godono quando si parla di loro, che Saviano ha solo sfondato porte a perte, e che se avesse avuto un’oncia di coraggio, sarebbe rimasto a Napoli. Comunque ora non farà mai marcia indietro, per lui la camorra è diventata la sua fonte di lucro, e perquesto lo ritengo peggio di un camorrista.
    la mia ammirazione va a te Luciana e spero che il cielo ti protegga.

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  2. Ottimo articolo che, come poliziotto/scrittore condivido parola per parola

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  3. Ho interrotto la lettura di Gomorra a pag. 80 e mi sono anche incazzato per essermi fatto fregare dalla pubblicità dei media che hanno fatto passare Saviano come un eroe e mi hanno indotto a comprare il libro. Sono caduto nel tranello. Mi chiedo quante pattuglie ha fatto Saviano per conoscere la camorra. Quante informative ha scritto. A quanti interrogatori e a quanti blitz ha partecipato rischiando la vita per combattere la camorra e arrestare i camorristi. Ma è possibile che la gente crede a tutte le cazzate che gli raccontano? Mi piacerebbe interrogarlo a modo mio Saviano per sapere cosa gli è successo, chi lo ha minacciato, come, quando, perché, come mai ha scritto un libro così presto dopo le minacce che avrebbe ricevuto. Se le storie che ha raccontato erano tutto frutto di sue inchieste o reportage oppure erano notizie apprese da altri suoi colleghi e che magari ha fatto sue ecc.ecc. Vorrei chiedere tante cose a Saviano.

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  4. Rispetto, un enorme rispetto per Lei, mi alzo in piedi e glielo porgo.
    Spero fortemente che non le venga fatto alcun male e che possa continuare a fare il suo lavoro con questa dignità che le fa onore. Spero anche che Saviano legga il suo articolo e ne tragga insegnamento. Grazie!

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  5. Condivido ogni sua parola! Complimenti e massimo rispetto.

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  6. Condivido quanto affermi Luciana, da napoletana orgogliosa delle sue radici e consapevole dei mali di questa meravigliosa, amata evoduata città. Ho letto Gomorra, bel libro, scritto bene, valido ai fini giornalistici, un’inchiesta romanzata. Mi sono rifiutata di vedere e di leggere tutto ciò che produceva Saviano da un certo punto in poi, cioè da quando ho avvertito il distacco, la mancanza di amore per questa terra e lo svopo meramente commerciale. Adesso basta. Nulla da aggiungere alle tue bellissime, passionali parole. Orgogliosa di essere tua concittadina. Buona fortuna.

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  7. sincero è l’augurio che saviano possa leggere il suo articolo e vergognarsi almeno un po! a lei si inchina la mia ammirazione per quello che fa e per come lo fa!

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  8. Ho letto con attenzione Luciana,e subito dopo mi è venuto in mente Siani ,sappiamo tutti la fine che ha fatto.Per me questa è la risposta a Roberto Saviano.Poi ho cominciato ad avere la sensazione che lui sfruttasse l’argomento per guadagnare soldi,detto esplicitamente.Io vivo in provincia ma sono napoletano.Anch’io ho avuto in regalo Gomorra ,ma non sono riuscito a leggerlo,mi sono sentito male dalla enorme carneficina che vi era descritta.Per cui la serie di Gomorra mai e poi mai l’avrei vista.Ma se i telegiornali tutti i giorni o quasi, ci raccontano la cronaca aimè, di quello che accade e stiamo male.A tutto questo ci facciamo anche la serie in TV? Tornando al senso della lettera è giusto quello che tu dici,scrivere di Napoli a Napoli.E a te Luciana faccio i miei in bocca al lupo, perchè il mestiere,(che tu ami tanto e si vede),è molto difficile, ma tu ne sono sicuro c’è la farai

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  9. Grazie. Per la verita’

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  10. fantastica lettera che sbugiarda un millantatore al servizio di uno sputtanapoli del nord. vive lontano,santifica tutto ed alla fine viene condannato per aver copiato. ma Napoli è altro e lui invece come quello di striscia la notizia ,guarda un pò stesso editore,,,,perchè la paranza non la vanno a vedere in altre città? perchè non si recano nelle periferie di Roma ,Milano etc…..dove erano quando Roma Capitale comandava e comanda la capitale?

    quindi saviano basta,,,trovati una donna e condividi i soldi che hai guadagnato nella sputtanarci e non rompere più!!

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  11. Noi a Casal di Principe ci siamo passati x primi..siamo stati i primi protagonisti del romanziere….e siamo schedati tutti in tutto il mondo….in modo indelebile…

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  12. Eccellente e impeccabile ma ,solo una parola, “non è Saviano l’origine “

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  13. Lettera forte e dal sapore autentico, vero, di vita vissuta. Quello che manca a Saviano. Brava.
    Anch’io, come Gianni, avrei tante domande da porre a quest’ultimo, ma tornando a te: coraggio, sempre!

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  14. 20 minuti di applausi, finalmente! Posso solo farti i complimenti, ancora non si è capito che danni inimmaginabili sta facendo Saviano alle nuove generazioni, la mitizzazione camorrista, il fascino della malavita romanzata. No, la camorra si combatte INNANZITUTTO smitizzandola, derubricandola a immondizia, senza fascino, senza mito.
    E si combatte con le mazzate, i magistrati, i poliziotti, gli arresti, le inchieste, la collaborazione dei cittadini napoletani come te che la vogliono estirpare, bruciare, estinguere, in altre parole dimenticare e non santificare in libri, romanzi, serie Tv e videogiochi.
    Applausi Luciana.

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  15. Lei si che è una vera giornalista,le faccio i miei complimenti per il coraggio che ha nel raccontare la verità,non riesco a capire come qualche casa editrice abbia il coraggio di pubblicare ancora gli scritti di Saviano,ma non si rendono conto del male che fanno?ma sicuramente per loro conta più il dio denaro

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  16. Solidarietà per questa giornalista. Mi dispiace doverlo dire ma se lo avessero voluto ammazzare a Saviano, lo avrebbero già fatto, di occasioni ce ne sono sempre.

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  17. Grazie mille, bell’articolo condiviso.
    Giovanni

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  18. La mia più sincera vicinanza alla giornalista che si batte sola e a testa alta, invece per Saviano posso dire che Non sei giornalista ma un approfittatore scrivendo libri ,trasmissioni televisive , conferenze ecc.. Più la scorta bravo bravo, chi ha la scorta innanzi tutto non deve metterla a rischio per scrivere libri e poi la camorra e altre mafie non sono mai sole ma con corrotti politici quindi parti dai pesci grandi i pesci piccoli si moltiplicano molto ma molto di più altrimenti scrivi un romanzo perché non finirà mai.

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  19. … grazie Luciana … hai dato voce alla nostra città … chi non la vive non sa …

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  20. Brava!!!

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  21. E’ la prima volta che sento il tuo nome e non riesco proprio a capire cosa ti spinge ad infangare il nome ed il lavoro di un giornalista/romanziere come saviano. Posso solo supporre: gelosia professionale, desiderio di ribalta, comtrapposizione politica, non so, certo e’ inquietante quello che scrivi, e pur convinto che non riusciro’ a smuoverti di un millimetro dalle tue convinzioni, poiche’ qualcuno deve farlo, provero’ a ribattere le tue argomentazioni: una serie di autori e illustri registi hanno nel corso degli anni romanzato le attivita’ cammorristiche che da sempre infestano la nostra citta’. Il magnifico gaetano imterpretato da fabio testi, nei “guappi” le mani sulla citta’ di dino risi, la sfida, storia del mitico pascalone e nola, la lunga serie di filmetti del mitico mario merola ed altri a magnificare il guappo, e per finire “o professore” del mitico tornatore, da oltre trentanni e’ trasmesso sulle tv locali e non c’e’ napoletano che non l’ho’ abbia visto almeno due volte. Attraverso quel film cutolo e’ diventato eroe e modello assoluto di tutti i delunquenti o aspiranti tali.eppure nessuno si e’ mai sognato di accusare questi autori di aver contribuito a denigrare napoli. Chissa perche’ la dx italiana e i suoi nuovi alleati dei 5 stelle tiene tanto a fargli togliere la scorta. Scorta ribadisco che non e’ voluta da saviano ma dallo speciale organismo per la sicurezza. Forse, e’ non credo di essere lontano dalla realta’ e’ che saviano all’attivita’ di romanziere unisce l’impegno politico di una di terminata parte, e allora dagli all’untore. So per certo che un libro di saviano fa paura alla camorra piu’ di un battaglione di cacciatori di calabria. Per le mafie il silenzio e’ doro. Ne abbiamo visti tanti di giornalisti e magistrati prezzolati che scrivono e agiscono per conto del male. Tu magari sarai anche una persona per bene, io non lo so perche’ non ti conosco, ma penso che stai dalla parte sbagliata della barricata.

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  22. Grandissima e coraggiosa!❤

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  23. É difficile scrivere un commento contro un articolo di una donna che vive sotto il continuo cappio di una minaccia endemica è terribile, ma…
    Ho letto nelle “forzature” che hai inserito, una certa “brama” di provocare una risposta, che proprio per i contenuti propagandati nel testo, lascia il tempo che trova.
    Io non sono mai stato a Napoli (per motivi che non sto a spiegare non potrò andarci per chissà quanti anni ancora…), non ho mai letto un libro di Saviano e non ho mai particolarmente parteggiato per il personaggio; ma, credo che il nostro sappia fin troppo bene cosa voglia dire vivere sotto costante minaccia, non fa una vita come la tua anche solo semplicemente perché non può, perché anche solo per il “valore percepito” ben diverso da quello effettivo delle sue opere, sarebbe stato probabilmente ucciso.
    Non capisco come non riesci a soppesare tutto ciò nell’analisi delle inevitabili paure che hanno devastato la vita di Saviano, diventato il personaggio di se stesso, quasi “forzatamente”, come tra l’altro anche solo scrivendo un articolo del genere, ti candidi a diventare anche tu.
    Mi sembrava giusto scrivertelo, visto gli un po’ aprioristici attestati di stima che ho letto sotto il tuo articolo, un abbraccio cmq, e grazie per la “merda” che ingoi, anche per me…

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  24. Questa giornalista a pienamente ragione su tutto.
    Il comune di Napoli al posto di parlare di calcio e di Juve dovrebbe citare per danni saviano perché ha danneggiato la città e cittadini specialmente i giovani che imitano le frasi di gomorra.
    Vorrei precisare che in Nigeria sta crescendo la criminalità lucrando sui migranti e importando droga e potenziali terroristi nel nostro paese. Come mai non parli della paranza nigeriana? Io lo so perché e lo sanno pure i cittadini.
    Nn parli di loro perché per adesso ti servono per attaccare salvini insultandolo come un bullo di paese gli stessi di cui scrivi in quei giornali da quattro soldi.
    Il tuo scopo è fare la vittima per farti commiserare dai cittadini, i veri uomini nn si fanno commiserare. L’espresso ti a confrontato a falcone, dovrebbe essere querelato, tu non puoi mai essere come falcone uomo vero che ha pagato con la vita la sua lotta alla mafia ma a differenza di te lo ha fatto in prima linea senza fare la vittima e senza lucrare scrivendo libri sulla Sicilia e i siciliani e se voleva poteva farlo avendo una grandissima esperienza e non ha mai dico mai fatto il bullo contro le istituzioni come fai tu.
    Dobbiamo dare meno visibilità a questo giornalaio perché è quello che vuole per farsi invitare in tv pagato per offendere questo governo e 30 milioni di cittadini che l’hanno votato. Abiti a new York bene adesso rimani li che gli italiani possono fare a meno di te .

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  25. Una grande donna, se vuoi stare più tranquilla io e mia moglie potremmo ospitarti per un periodo, viviamo a circa 480 km da Napoli, non ti dico dove per il momento ma è un posto tranquillo dove potresti trovare un po’ di serenità per scrivere e lavorare.

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  26. Volo d’aquila solitaria a sconcio delle tante galline e galligay di regime

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  27. La letteratura non ha certo bisogno di altri manuali scritti da giornalisti da tavolino che da una posizione di sicurezza personale romanzano i fatti criminali con il chiaro scopo di trasformare una piaga sociale in un affarone mediatico .Onesto e onorevole sarebbeinvece lo scrittore che descrivesse insieme a fatti di mafia anche e specialmente i molti i anticorpi ( polizia, guardia di finanza, carabinieri, forze dell’ordine locali, militari dell’esercito, giornalisti d’inchiesta che vivono in loco) che silenziosamente agiscono efficacemente con rischio quotidiano della propria vita per demarcare la cangrena. Non di capi mafia e di camorristi si dovrebbe romanzare ma di quella società sana ed onesta , quella italiana, eroica nel contrastare il fenomeno delle mafie dall’interno del tessuto sociale senza farne una spregevole speculazione editoriale finalizzata a produrre sempre maggiori guadagni all’autore.

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  28. Neanche Ti conoscevo e me ne rammarico.Ma persone (belle) come te non stanno sotto i riflettori,non vanno in televisione a recitare stati d’animo che nemmeno provano,o,peggio,scrivono di cose che,forse,non conoscono,ma che,certamente,aiutano a “campare”.Tu,no.Tu scrivi di cose che aiutano – scusami se sono duro – a soffrire ed anche a morire.Ciò che hai scritto,man mano che lo leggevo,si dipanava come un filo nella mia mente ed era un filo dritto senza “curve”: un filo che conoscevo.Abito a Marano di Napoli;sono vicino ai luoghi di “Gomorra” e avverto quanto il film abbia condizionato ed “arricchito” (Sic!) la fraseologia di certe persone e,purtroppo,di tanti ragazzi: esattamente come scrivi Tu. Rischi la Tua incolumità personale e pochi lo sanno;qualcun altro non rischia niente,a spese nostre,ed il mondo ce lo invidia: si proprio così, ho letto questa frase altrove.Questo è il mondo in cui viviamo.Vorrei tanto dirti di continuare così il Tuo lavoro,perchè è giusto ed anche perchè siete veramente in pochi a farlo;ma,nel momento stesso in cui Te lo dicessi non potrei non pensare,proprio,a quanto rischi e finirei per domandarmi “Ma è proprio giusto:la Tua vita vale esattamente come quella di ogni altra persona,compreso il romanziere”, e mi sentirei un vigliacco che se ne sta dietro le quinte,perciò,come ad una persona cara,Ti auguro buona fortuna.

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