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26 marzo 2004: uccisa a Torre Annunziata Matilde Sorrentino, la mamma-coraggio che denunciò i pedofili

di / 0 Commenti / 3069 Visite / 26 marzo, 2017

matilde%20sorrentino 26 marzo 2004, Torre Annunziata – Matilde Sorrentino è una donna di 49 anni, freddata sulla porta di casa, a Torre Annunziata, raggiunta da vari colpi di pistola al volto e al corpo.

Il nome di Matilde Sorrentino figurava tra quelli dei testimoni decisivi per smascherare una banda di pedofili nel popolare “rione dei Poverelli” di Torre Annunziata. E questa è una delle piste seguite dagli inquirenti, fin da subito. I carabinieri hanno fermato un pregiudicato: è sospettato di essere l’esecutore del delitto, ma non sarebbe mai stato coinvolto nelle inchieste sui pedofili. Tuttavia l’ipotesi di un legame tra il delitto e le denunce fatte dalla vittima in passato sui pedofili, viene sempre tenuta in considerazione da carabinieri e pm che sottolineano che sulla vita di Matilde Sorrentino e della sua famiglia non è emersa alcuna “zona d’ombra”. Gli inquirenti sono orientati inoltre a escludere l’ipotesi di una rapina o di un sequestro.

Perquisizioni a tappeto Torre Annunziata e in altri comuni della zona e sono state sentite diverse persone. L’hinterland napoletano viene passato al setaccio per stanare mandanti ed esecutore materiale del delitto.

E’ stato accertato che il killer è entrato nel condominio dove abitava la vittima appena dopo le 20.30, senza farsi notare, e ha bussato all’abitazione di Matilde Sorrentino. In casa c’erano la vittima e il marito, un operaio in pensione, anch’egli incensurato. Appena ha aperto la porta, la donna è stata raggiunta da diversi proiettili: il primo al volto, gli altri al petto. Le autorità hanno disposto un programma di protezione per Antonio Gallo, di 57 anni, marito di Matilde Sorrentino e per i due figli della donna, uno dei quali era stato fra le vittime dei pedofili. Sorveglianza anche per altre due donne che nel ’97 denunciarono, come fece Matilde Sorrentino, i casi di pedofilia nella scuola elementare di Torre Annunziata.

Nel giugno 1999, il Tribunale di Torre Annunziata emise la sentenza: 19 condanne e due assoluzioni. Le pene più pesanti furono inflitte a Pasquale Sansone, bidello della scuola del rione dei Poverelli (15 anni di reclusione) e a Michele Falanga, titolare di un bar (13 anni). Tuttavia gli imputati vennero scarcerati per la scadenza dei termini di custodia cautelare. Trascorsero poche settimane e, in due distinti agguati, il 26 e 27 luglio, Falanga e Sansone furono uccisi. Due omicidi con un unico movente: chi ha ammazzato, con ogni probabilità affiliati alla camorra – sostennero gli inquirenti – lo ha fatto per punire i seviziatori dei bambini. Oltre al caso della scuola del popolare rione Poverelli, il centro vesuviano è stato teatro di un’altra grande inchiesta sulla pedofilia online, nella quale gli inquirenti accertarono che un’organizzazione russa produceva e vendeva, attraverso un proprio portale, foto e video di contenuto pedopornografico. La vicenda provocò anche forti polemiche negli ambienti politici sia per la diffusione di immagini nei telegiornali, sia per la denuncia da parte dei magistrati dell’esistenza di una presunta lobby di pedofili. Nell’inchiesta furono coinvolti diversi insospettabili, tra cui professionisti e imprenditori che avrebbero divulgato il materiale.

Alfredo Gallo: questo il nome del killer della mamma-coraggio, presentatosi spontaneamente in caserma a Torre Annunziata, dopo una breve latitanza.

Gallo, riconosciuto sul luogo del delitto, è un ragazzo con un passato assolutamente difficile che ha cominciato a conoscere la giustizia già da adolescente. Tornato libero il 5 febbraio di quello stesso anno, quando era stato scarcerato dopo aver scontato una condanna a nove anni e quattro mesi per l’omicidio di un commerciante a scopo di rapina, compiuto all’età di 17 anni. L’episodio risale al maggio del 1995 ed ebbe per vittima Andrea Marchese, un commerciante di Torre Annunziata. Durante la detenzione, nel settembre del 2001, a Gallo furono concessi gli arresti domiciliari, ma il giovane fu poi nuovamente arrestato alcuni giorni dopo per evasione, e riportato in carcere. Dal 5 al 19 febbraio del 2004, era in libertà controllata, sottoposto all’obbligo di firma, obbligo cessato, appunto, il 19 febbraio. Nonostante abbia solo 26 anni, Gallo ha alle spalle una lunga serie di crimini, commessi fin da quando aveva 13 anni. Nel 1991 fu ritenuto responsabile di una estorsione ai danni di un commerciante di Torre Annunziata, con il ricorso a bombe carta a scopo intimidatorio. Nel 1993, a 15 anni, Gallo fu arrestato per furto in flagranza di reato. Due anni dopo, nel maggio del 1995, commise l’omicidio del commerciante, per il quale ha scontato nove anni e quattro mesi di carcere.

La corte d’appello di Napoli pone la parola fine sulla triste vicenda che colpì, ben 20 anni fa, il cuore del rione Poverelli di Torre Annunziata, corrispondendo un risarcimento da 800mila euro al figlio di Matilde Sorrentino per avergli negato il “diritto all’infanzia”. Aveva solo 7 anni, Salvatore, quando insieme ad altri bambini del III Circolo Didattico di Torre Annunziata finì nelle mani di una banda di orchi che li violentò dopo averli storditi con alcool e minacciato con armi di fortuna. Un incubo che finalmente ha conosciuto la parola “fine”. Dopo il calvario iniziato con le violenze, le minacce, gli abusi continui. E le denunce delle tre giovani madri: una di loro era proprio Matilde Sorrentino, uccisa nel 2004 a soli 49 anni sotto gli occhi di Salvatore, da uno di quegli orchi, per vendetta. Nel frattempo Salvatore, negli anni che seguirono, iniziò la trafila di processi: perse anche il padre, stroncato da infarto e così fu affidato al fratello maggiore. I due conobbero anche la sconfitta di veder liberi, anche se per poco, gli orchi responsabili di quel terribile gesto. Una libertà che, per Pasquale Sansone e Ciro Falanga, durò pochissimo perché “giustiziati” dalla camorra per le violenze sessuali adoperate.

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