Il nuovo modo di leggere Napoli

Dedicato a Rita Levi Montalcini

di / 0 Commenti / 138 Visite / 22 aprile, 2017

Rita_997-710_resize“Le donne di Gomorra”, “le donne della Camorra”.

Tristi stereotipi che con veemente e pericolosa rapidità occupano un “posto di rilievo” lungo i marciapiedi della vita reale e sui set cinematografici.

“Le donne parcheggiatrici abusive” che ruggiscono ordini e minacce a chiunque osi contestare o contrastare l’egemonia territoriale praticata lungo il fazzoletto di sottomesso territorio alla mercé delle loro voluttuose angherie.

Le donne “matrone e padrone” del clan: quelle come Rosy Abate, Scianel e Imma Savastano, le “quote rosa della criminalità”, figure emblematiche di quel “così va il mondo” esasperato all’ennesima potenza, la femminilità che veste gli abiti meno confacenti alla dignità, di donna e di persona.

Eppur accade. Nella realtà e nella finzione, in quel limbo di sconfinata e scellerata anarchia, in cui le regole le detta il cinismo, quello cieco, senza cuore e senza logica, dove prevalere sugli altri, soprattutto avvalendosi di metodologie criminose, diviene un distorto sinonimo di “stima” e “rispetto”.

Donne che rinnegano il primordiale germoglio che gli pulsa in petto proclamandole detentrici del prolifero e prezioso dono della continuità della vita per impugnare le redini, sporche di sangue, del potere materiale, omicida, distruttivo, deleterio, rovinoso.

Il 22 aprile di 108 anni fa, nasceva una donna che ha cambiato il mondo.

Una delle menti più eccelse e illustri che il nostro Paese potrà vantare, in eterno. Ricercatrice e neurologa, Nobel per la medicina nel 1986, in quanto, negli anni Cinquanta, gli studi che fin lì condusse, la portarono alla scoperta e all’identificazione del fattore di accrescimento della fibra nervosa o NGF (Nerve Growth Factor), una proteina coinvolta nello sviluppo del sistema nervoso dei vertebrati e analizzata tutt’oggi per trovare la cura per le più gravi malattie che colpiscono il sistema nervoso, tra cui la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e il morbo di Alzheimer. Membro dell’Accademia dei Lincei per le scienze fisiche, è stata la prima donna a entrare a far parte della Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2001 è stata nominata senatrice a vita dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, «per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale».

E, soprattutto, è stata tra i fondatori della Fondazione IDIS-Città della Scienza, il cui scopo è promuovere e divulgare la scienza attraverso la “Città della Scienza”, sorta nel quartiere partenopeo di Bagnoli e andata quasi totalmente distrutta in un incendio appiccato nel marzo del 2013.

Già, quella “Città della Scienza” distrutta dal credo al quale “quelle altre donne” guardano con occhi d’ammirazione ed approvazione. In quanto ebrea fu perseguitata dal regime fascista e costretta a emigrare in Belgio con la famiglia, per sfuggire alla deportazione. Fondatrice dell’Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello, ha condotto qui la sua attività di ricerca, fino alla morte sopraggiunta nel dicembre del 2012.

Una mente che, fino all’ultimo respiro della sua lunga e gloriosa esistenza, ha impugnato l’arma più dilaniante che può davvero cambiare il mondo: la cultura.

A Rita Levi Montalcini, un autentico ed encomiabile esempio al quale guardare. Sempre. Per non dimenticare in che direzione dovrebbe muoversi il mondo per raggiungere“il meglio”.

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