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La lettera di Rosa, un’anziana donna di San Sebastiano al Vesuvio, agli artefici degli incendi

by / 0 Comments / 11910 View / 12 luglio, 2017

19885895_10213519300086876_1986738571_o L’incendio che ha straziato l’area vesuviana, da Ottaviano ad Ercolano: una calca di fiamme e fumo che si è estesa per due chilometri, per interminabili ore.

100 incendi in 24 ore: questa la drammatica e preoccupante situazione che si respira in Campania. Moltissimi gli abitanti delle zone coinvolte dagli incendi costretti ad evacuare le abitazioni e che hanno preferito trascorrere la notte in strada, animati dalla minaccia dell’insorgenza di un nuovo focolaio incendiario. Nessun controllo, nessun presidio: ai piedi del Vesuvio si vive in balia degli eventi, respirando fumo, ceneri e paura.

Rosa è un’anziana vedova di San Sebastiano al Vesuvio che vive da sempre ai piedi del gigante buono e ha assistito anche all’ultima eruzione. Conserva un ricordo lucido di quegli istanti che ha raccontato ai suoi figli e anche ai suoi nipoti, per impartirgli una giusta educazione, intrisa di quel forte senso del rispetto che chi vive ai piedi del Vesuvio deve corrispondere al Vesuvio.

È lui il vero Re di Napoli: veglia sulle vite dei suoi sudditi e, in un istante, può decidere di sterminarli, sprigionando tutta la sua ira.

È proprio una giovane nipote di Rosa a contattare la nostra redazione, mentre dalla finestra della camera da letto, sua nonna ha trascorso l’intera giornata di martedì 11 luglio a scorgere quella nube di fumo e a piangere lacrime di rabbia e dolore.

Attraverso le parole che ha dettato alla giovane nipote, Rosa ci ha fatto pervenire un appello che desidera rivolgere agli artefici degli incendi:

“A te, mente malata e senza rispetto, che ti diverti a sfidare un vulcano che dorme, proprio a te, desidero rivolgere le mie ultime parole.

Non sono più una ragazzina e quanto senti che te ne stai per andare non sai mai quante estati vedrai ancora. Ho sempre amato l’estate, più di ogni altra stagione, perché rende ancora più magica questa terra, la stessa terra che stai trasformando in un incubo. Questa potrebbe essere la mia ultima estate e ti maledico per quello che hai fatto, perché se dovesse essere la mia ultima estate, me ne andrei con un ricordo bruttissimo stretto tra le mani con tanta rabbia.

Ho passato tutta la vita ai piedi del Vesuvio, l’ho visto anche eruttare e per tutta la vita ho portato con me la paura di quei momenti, consapevole di quanto questo vulcano può essere cattivo, se si arrabbia. Ho vissuto una vita intera nella mia San Sebastiano al Vesuvio, una cittadina che amo e che non cambierei con nessun altro posto al mondo, proprio perché qui e soltanto qui c’è lui, il Vesuvio. Il vulcano che dorme e arricchisce la terra, perché se non ci fosse lui, i nostri pomodorini e l’uva delle nostre vigne, non sarebbero così buoni. Finché ne ho avuto la forza, ho coltivato con le mie mani quelle primizie, le ho regalate con fierezza agli amici e ai parenti più cari, forte di quell’orgoglio che solo chi ama la sua terra porta stretto in petto. Quell’orgoglio e quell’amore che tu non conosci, non provi e non capisci. Sfidi e insulti il Vesuvio, quando dovresti ringraziarlo e rispettarlo. Metti in pericolo la vita di persone che rischiano la vita tutti i giorni per volere del vulcano che dorme solo con un occhio chiuso. Giochi con le loro paure, quando ai piedi del Vesuvio, si vive già di paura.

Esiste un motivo materiale, come i soldi, interessi politici o del malaffare, che valgono più di questo?

Me lo chiedo da quando hai iniziato a fare del male alla nostra terra e non riesco a perdonarti, nessuno può farlo, nemmeno Dio.”

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