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14 ottobre 2010: imbianchino 23enne ucciso dal figlio del boss dei casalesi che molestava sua moglie

di / 0 Commenti / 4425 Visite / 14 ottobre, 2017

05_672-458_resizeAversa (Caserta), 14 ottobre 2010 – Pietro Capone, imbianchino di 23 anni, di Aversa, padre di un bambino di due anni, muore in ospedale: gli è stata recisa la giugulare dal figlio diciottenne di un boss dei casalesi che infastidiva la sua giovanissima moglie di 21 anni.

Le molestie si protraevano da mesi, così, dopo l’ultimo episodio, nonostante  lo conoscesse di fama, anche perché abitavano nello stesso quartiere, decise di andargli a parlare. È nata una discussione che è degenerata. Il figlio del camorrista ha estratto un coltello a serramanico e gli ha sferrato una serie di colpi, lo ha lasciato a terra ed è scappato a bordo di una minicar. Soccorso in ospedale, Pietro è morto poco dopo a causa dell’ emorragia.

Pietro, a quell’appuntamento, è andato in bicicletta, come faceva sempre. Non era automunito, Pietro Capone, padre di un bambino di due anni, che di mestiere faceva l’ imbianchino.

Mario Borrata, il suo aguzzino, seguiva ovunque sua moglie, una 21enne minuta, semplice, carina che viveva male quell’asfissiante persecuzione. Più lei si intimidiva, più quel ragazzo sfacciato e presuntuoso le faceva avances che lei puntualmente rifiutava. Un circolo vizioso che si rpotraeva da mesi.

Mario Borrata, detto “Mario ‘ o romano”, Pietro lo conosceva di fama, anche perché abitavano nello stesso quartiere: figlio di Vincenzo Borrata, un capoclan legato ai Casalesi, in carcere per associazione camorristica, non si era ancora espresso nel mondo malavitoso, ma l’atteggiamento era pur sempre quello di uno che può permettersi qualsiasi cosa spadroneggiando sugli altri. La moglie aveva raccontato a Pietro che da tempo quando andava a prendere il bambino all’asilo si trovava davanti quel tizio che a tutti i costi voleva stare con lei. Dirgli di no, non faceva che incoraggiarlo a continuare. Quel Giovedì sera, dopo l’ ultimo episodio, lasciando la moglie a casa, Capone è andato fino in piazza Marconi (ex piazza Mercato) e all’altezza del ristorante “Il Piazza” ha fermato il molestatore. È nata una discussione che è degenerata. Il figlio del camorrista ha estratto un coltello a serramanico e ha sferrato una serie di fendenti al rivale, lo ha lasciato a terra ed è scappato a bordo di una minicar in direzione della Domitiana. Soccorso in ospedale, Capone è morto poco ucciso dall’emorragia dalla giugulare. Ma la fuga di Mario ‘ o romano è stata breve.

Qualcuno ha inviato una preziosa segnalazione agli agenti della polizia di Aversa: l’omicida tentava di nascondersi in un casolare diroccato della campagna di Capua insieme al cognato.

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