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19 gennaio 1995: donna-boss s’innamora della fidanzata, 25enne ucciso a Teverola

di / 0 Commenti / 88072 Visite / 19 gennaio, 2018

075654_pagliucaTeverola (Caserta), 19 gennaio 1995 – La storia di Genovese Pagliuca inizia nell’estate del ’93. Quando Carla, la sua fidanzata, una parrucchiera di 24 anni che lavora sodo perché spera di sposarlo al più presto diventa l’oggetto dei desideri della donna sbagliata: Angela Barra, ritenuta vicina al boss Francesco Bidognetti, boss di spessore della camorra casertana, si innamora di lei. Dopo aver conquistato l’amicizia di Carla, le fa delle avances che la ragazza però rifiuta.

Per questa ragione Carla viene sequestrata e violentata per diversi giorni dal fratello della donna e da un suo amico. Una mattina la ragazza riesce a fuggire, torna a casa e confessa tutto al fidanzato. I due giovani, spinti anche dai genitori, decidono di tenere nascosta la vicenda: temono il disonore e la vendetta della camorra. Pensano che l’unico modo per venirne fuori sia allontanare Carla da Teverola e lasciare il fidanzato in paese. Ma la rabbia di Angela e della camorra si riversa su Genovese. Il ragazzo perde il lavoro, la dignità, e non passa giorno senza che venga aggredito. Questa storia si protrae per un anno fino a quando Genovese viene assassinato a colpi di pistola e fucile. Carla, davanti alla morte del fidanzato, decide di rompere il muro di omertà raccontando tutto ai Carabinieri. Adesso vive sotto protezione in una località segreta. Grazie alla confessione della ragazza vengono arrestati i fratelli Barra e il loro complice.

Dopo aver litigato con i genitori, aveva incontrato Angela Barra che le aveva proposto di andare a vivere assieme per qualche tempo. La parrucchiera aveva accettato. Una volta in casa, la ventiquattrenne scoprì che Angela Barra era lesbica e voleva stare con lei. Ma Carla aveva già un amore: Genovese Pagliuca, un coetaneo, garzone in una macelleria del posto. Angela Barra non gradì il rifiuto di Carla. E decise di punire la sua ospite: la rinchiuse in una casa con finestre blindate e la stordì con narcotici; quindi, la fece violentare da suo fratello, Carmine. Fredda e determinata guardò Carla mentre cercava inutilmente di resistere e aiutò il fratello a immobilizzarla. Ma Carla, dopo trentaquattro giorni, trovò la forza per reagire e riuscì ad evadere dal bunker in cui era stata segregata. Due ore di corsa, nella notte. Andò subito dal suo ragazzo e gli raccontò tutto.

Per questo motivo, la vita di Genovese Pagliuca viene spenta a colpi di pistola e di fucile caricato a pallettoni. Sfigurato da revolver e lupara. Un omicidio all’ apparenza inspiegabile. Carla, davanti alla morte del suo fidanzato, decide di rompere il suo silenzio. Si è presentata dai carabinieri e ha raccontato la sua odissea. Sin nei particolari. Di lei, ha detto, Angela Barra e il fratello intendevano fare una prostituta, volevano pure inserirla nel giro della mala. Con la complicità di una terza persona, Luigi De Vito.

“Quella donna forte come un uomo, cattiva come un boss – è il senso della sua lunga confessione ai carabinieri – mi aveva soggiogato, rimbambito con strane medicine, spaventato con atroci minacce, sino alla violenza carnale. Quella donna che non pareva una donna -ha aggiunto- aveva costruito un castello di menzogne: ai miei genitori aveva inventato che mi ero lasciata con Genovese e che, per questo, ero caduta in depressione. Ma io amavo Genovese e volevo sposarlo.”

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