Il nuovo modo di leggere Napoli

La giornalista del Tg1 Maria Grazia Mazzola aggredita a Bari dalla moglie di un boss

di / 0 Commenti / 250 Visite / 9 febbraio, 2018

http_%2f%2fo-aolcdn-com%2fhss%2fstorage%2fmidas%2f89aad36592dc7b86cb66a7b3d6153851%2f206111849%2f1111Maria Grazia Mazzola, giornalista della Rai che era a Bari per un servizio giornalistico sulla criminalità locale, sarebbe stata presa a schiaffi.

La giornalista stava cercando di intervistare i familiari di un pregiudicato del quartiere Libertà, quando una donna l’avrebbe aggredita, schiaffeggiandola al volto dopo essersi rifiutata di rilasciare l’intervista. A quanto si apprende, all’interno dell’abitazione dove si trovava la donna che la giornalista voleva intervistare, a poche decine di metri dalla parrocchia del Redentore dove stamani si è tenuto un incontro con Don Ciotti, era allestita una camera ardente. A scatenare l’ira della donna – secondo quanto si apprende dalla nota diramata dal suo avvocato difensore – la mancanza di tatto della giornalista che a suo dire avrebbe disturbato un momento di intima sofferenza della famiglia: la donna stava piangendo la scomparsa della nonna che l’aveva allevata. La salma della defunta era nell’abitazione della donna, vegliata da amici e parenti.
Dopo l’aggressione la giornalista è stata accompagnata al pronto soccorso del Policlinico di Bari, dove è stata sottoposta ad accertamenti. Sul posto, dopo il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, si è recato anche il pm di turno Baldo Pisani. Sulla vicenda procede la squadra mobile della Questura di Bari.

«Una aggressione inaccettabile. Ancora una volta con la violenza si tenta di tappare la bocca ai giornalisti». Cdr del Tg1, Assostampa Puglia, Usigrai e Fnsi commentano così quanto accaduto ed esprimono «massima vicinanza alla collega del Tg1 Maria Grazia Mazzola aggredita a Bari mentre svolgeva il proprio lavoro di inchiesta sulla criminalità organizzata. Insieme a lei – concludono i rappresentanti dei giornalisti – decideremo le opportune azioni a tutela sua e della libertà di stampa».

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)