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Cisterna di Latina: carabiniere spara alla moglie, uccide le due figlie e si suicida

di / 0 Commenti / 2228 Visite / 28 febbraio, 2018

1519825755099-jpg-dramma_a_cisterna_di_latina___carabiniere_spara_alla_moglie_poi_uccide_le_figlie_e_si_toglie_la_vita-1La giornata odierna è iniziata nel segno di un tentato omicidio, un duplice omicidio e un suicidio a Cisterna di Latina. Il 44enne appuntato dei carabinieri in servizio a Velletri, Luigi Capasso, alle 5 di stamane è rientrato a casa e ha sparato con la pistola d’ordinanza tre colpi allo stomaco della moglie. L’aveva aspettata in garage, poi le ha sottratto le chiavi ed è salito in casa, dove si è barricato nell’appartamento tenendo in ostaggio le sue due figlie per ore. Fino al tragico epilogo: prima le ha uccise, poi si è tolto la vita. Le figlie avevano 8 e 14 anni.

La madre e i colleghi dell’uomo hanno tentato di tutto per salvare le bambine. Capasso, per due anni sospeso dal servizio e poi reintegrato, era in causa di separazione dalla moglie da anni. Si racconta fosse legatissimo alle figlie.

La moglie, Antonietta Gargiulo, un’operaia dello stabilimento Findus di Cisterna è stata trasportata in gravissime condizioni con l’eliambulanza all’ospedale San Camillo di Roma. “È stato mio marito”, ha detto la donna ai vicini che l’hanno soccorsa. La donna è stata trasportata in gravissime condizioni con l’eliambulanza all’ospedale San Camillo di Roma. Giunta in ospedale in codice rosso, le sue condizioni restano gravi, la prognosi è riservata. Non era in stato di incoscienza ma non ha detto nulla ai medici. Le pallottole, sparate dalla pistola d’ordinanza del carabiniere, hanno raggiunto la mandibola, la scapola e l’addome e sono tutte fuoriuscite. Non è stata sottoposta ad alcun intervento chirurgico e non se ne prevedono a breve. E’ sedata e tenuta sotto constante monitoraggio da parte dei medici.

“Temiamo il peggio ma non abbiamo ancora notizie definitive”. Aveva detto il comandante provinciale dei carabinieri di Latina, il colonnello Gabriele Vitagliano, rispondendo alle domande della stampa durante le trattative per liberare le bimbe.

“L’uomo sta parlando con dei nostri negoziatore professionisti. È in stato di forte agitazione e non ragiona in modo limpido – aveva aggiunto il comandante – lui è solo con le bambine. Sono arrivate persone che lo conoscevano per aiutare i nostri negoziatori a fornire informazioni utili per parlare con lui. Stiamo lavorando”. Per precauzione era stato staccato il gas a tutta la palazzina dove si trova l’appartamento in cui l’uomo era barricato con le figlie.

Sulla sua pagina Facebook il 10 febbraio Capasso aveva postato una frase del giorno che dice: “Non dire mai a me non accadrà, tutto capita anche quello che non avresti mai immaginato”.

L’ultima foto pubblicata su Facebook è un tramonto sul mare. Poi c’è un post, datato 10 febbraio, che a leggerlo oggi mette i brividi: “Non dire mai ‘a me non accadrà, io non lo farei mai’ perché la vita sa essere imprevedibile e nessuno è immune da certe cose. Tutto capita, anche quello che mai avresti immaginato”. Impossibile capire a cosa si riferisse Capasso con quel post. Per qualche ora diversi utenti hanno usato il social network per provare a convincere l’uomo ad arrendersi. “Luigi ti parlo da padre a padre – scrive un utente – tutto quello che ci può accadere nella vita di bello o di brutto non lo sappiamo, ma di sicuro un padre protegge sempre i suoi figli, e tu sei un padre”. “Non aggravare di più la situazione – si legge -. Dimostra di essere uomo: consegnati. Tutto si risolverà”. “Lascia le bimbe – dice qualcun altro -. Apri quella porta e lasciale vivere. Te lo chiediamo, pregandoti. Devono vivere. Lasciale subito”. “Lascia andare le bambine Luigi – commenta una signora – tutto si può ancora sistemare, ma se fai loro del male non vivrai più dal dolore. Sono sicura che sei un bravo papà e vuoi solo il meglio per loro, lasciale andare Luigi! Apri quella porta e fatti aiutare! Forza”.

A nulla sono valsi i tentativi delle forze dell’ordine durati nove ore per convincere il carabiniere a consegnarsi e lasciare in vita le bambine.

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