Il nuovo modo di leggere Napoli

Il 21 marzo si festeggia il “tiramisù day”

di / 0 Commenti / 127 Visite / 21 marzo, 2019

tiramisu Savoiardi imbevuti di caffè, una crema di mascarpone, tuorlo d’uovo, albume montato a neve, zucchero e cacao a guarnire: questi gli ingredienti che contraddistinguono uno dei dolci più amati dagli italiani: il tiramisù. Il dolce più richiesto dagli stranieri in Italia, vanta una fama incontrastata nel mondo.

Il 21 marzo è il tiramisù day, un’originale festa-tributo che in tutte le città italiane, in particolare al Nord, vede alternarsi eventi a tema e promozioni ed offerte speciali per festeggiare con gusto il dessert al cucchiaio che invita alla convivialità.

Partendo dalle curiosità lessicali, l’Accademia Italiana della Crusca ha certificato che la parola tiramisù è ormai presente come “italianismo gastronomico” in ben 23 lingue diverse. Non solo: Tiramisù è la quinta parola della cucina italiana più conosciuta all’estero, la prima per i dolci. Per capire il suo successo globale basta pensare che nei siti internet in lingua cinese viene citato 14 milioni di volte e anche la presenza di questo dessert appare in 7,8 milioni di siti in giapponese, 3,4 milioni in tedesco, 3,1 milioni in francese, 2,2 milioni in spagnolo e ben 18,6 milioni in lingua inglese.

Secondo i dati raccolti da Google Trends, il tiramisù è stata la seconda ricetta più cercata dagli italiani nel 2018. E in effetti, come spiega una ricerca condotta da Galbani Santa Lucia su 1.000 italiani, batte la torta al cioccolato e la torta di mele. Trionfa perché è il dolce dei ricordi, fa venire in mente la propria infanzia e giovinezza quando lo si mangiava per i compleanni in famiglia, porta alla mente le rimpatriate e le cene conviviali passate tra amici. A Milano è stato stabilito il nuovo record del tiramisù più lungo del mondo entrato nel Guinness dei primati: 273,5 metri, 50mila savoiardi 500 kg di mascarpone, 300 lt di caffè, 65 kg di zucchero, 60 kg di tuorlo d’uovo, 70 kg di albume d’uovo, 65 kg di cacao amaro.

Il Friuli Venezia Giulia e il Veneto si contendono da anni la paternità del tiramisù.

La tesi a favore del Veneto racconta che la paternità del tiramisù appartiene alla città di Treviso dove la creazione del dolce avvenne verso la fine degli anni 60 presso il ristorante “Alle Beccherie” da parte del pasticciere Roberto “Loly” Linguanotto.
L’origine del dessert è “povera”. Viene dalla colazione contadina, quando le mamme sbattevano il tuorlo d’uovo con lo zucchero, ci inzuppavano i savoiardi e li davano ai bambini con una tazza di caffellatte. I primi tiramisù non prevedevano l’aggiunta del mascarpone. La famiglia Campeol, titolare de “Le Beccherie”, aggiunse la crema al mascarpone dando vita il famoso dolce a strati così come lo conosciamo oggi.
Nel 2018 a Treviso è nato il Museo del Tiramisù in modalità partecipata per raccogliere ricordi, foto, ricette, aneddoti legati al tiramisù. Tutti i reperti, prima di entrare definitivamente nel progetto del museo partecipato, sono addirittura vagliati da un comitato scientifico.
La classifica di Just Eat conferma il grande primato del gusto classico, soprattutto se home made. Secondo posto per il pistacchio e terzo per quello alla Nutella. Emerge però anche il grande amore degli Italiani per l’originale tiramisù al the verde, per quello senza glutine e per il Vegan che rispecchia anche i dati dell’ultimo Osservatorio sul food delivery di Just Eat, che ha attestato il +70% di crescita a domicilio della cucina vegana e vegetariana. Le varianti più golose ordinate su e giù per lo stivale sono però anche quelle bianca, con tiramisù classico e scaglie di cocco, o quella al cioccolato bianco, gustosa e che appaga il palato. Ad unire i diversi simboli della gastronomia italiana, poi, ci pensano le versioni dolci di calzone e pinsa, accostate al tiramisù.

Roma e Milano si confermano anche come campionesse di innovazione e creatività, con due diversi locali che del tiramisù hanno fatto la loro bandiera e che costituiscono una scelta privilegiata per il food delivery: Mascherpa attira i milanesi con le sue monoporzioni in barattolo trasparente, disponibili in tre diverse misure, belle da vedere e deliziose all’assaggio. E ancora il formato strip (“strisce” golose che ricordano nell’aspetto gli éclair francesi) e le mini boule (piccole praline di cioccolato ripiene della loro crema).
Oltre al tiramisù classico, compaiono anche proposte vegane, senza lattosio e uova, amatissime dalla clientela più attenta alla linea; tra le varianti preferite comandano quelle al pistacchio e alla Nutella, ma piacciono anche le nuove proposte al matcha, al mango e le varianti stagionali. A Roma invece comanda Pompi, storica bottega capitolina che delizia i clienti con le sue monoporzioni rettangolari in pack eco-friendly in cellulosa di canna da zucchero, biodegradabile e compostabile: gusti ben identificati, capaci di soddisfare una clientela a cui piace spaziare dal tiramisù classico a quello con fragola o banane e cioccolato, e il dessert è pronto da gustare a casa, anche comodamente seduti sul divano.

Il tiramisù ha conquistato anche lo spazio!

Un successo addirittura spaziale, se si considera che tra gli aneddoti legati al tiramisù c’è anche la particolare richiesta che l’astronauta italiano Luca Parmitano ha fatto nel 2013, ovvero un menù speciale per la sua permanenza in orbita con la navicella russa Sojuz TMA¬09M dell’Esa, l’Agenzia Spaziale Europea. Ad accontentarlo è stato lo chef torinese Davide Scabin, del ristorante Combal.Zero, con un tiramisù disidratato messo in busta dalla Argotec.

Dal Bombamisù al Tiramipiusù: anche gli chef stellati si sono divertiti a reinterpretare il dolce più amato dagli italiani.

I critici gastronomici Clara e Gigi Padovani hanno scritto il libro “Tiramisù. Storia, curiosità, interpretazioni del dolce italiano più amato” (Giunti Editore). Ci sono ricostruzioni storiche e geografiche e il «ricettario» con 23 interpretazioni di tiramisù secondo 23 grandi chef italiani e stranieri, da Gualtiero Marchesi a Lidia Bastianich, da Mauro Colagreco a Yoji Tokuyoshi.

Venendo alle reintepretazioni più celebri, lo chef Niko Romito ha creato tiramisù-panino: il “Bombamisù”; lo chef messinese Pasquale Caliri ha inventato il tiramisù in tubetto, nome ufficiale “Tiramipiùsu“, una confezione che contiene una scatoletta sigillata e un tubetto. Aprendo la prima scatoletta spuntano dei mini savoiardi, oltre a un cucchiaino fatto di cioccolato, spremendo il tubetto si ottiene la crema caffè. Infine, dall’incrocio tra babà e tiramisù è nato il bamisù di Chalet Ciro.

 

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)