Il nuovo modo di leggere Napoli

Ponticelli: la camorra diffonde una fake news per diffamare la polizia di Stato

di / 0 Commenti / 1759 Visite / 21 maggio, 2019

60705820_337238396975655_8494239340505858048_n Ha destato non poco scalpore una foto pubblicata sul gruppo facebook “Sei di Ponticelli se…” in cui, secondo l’autore del post, era immortalata l’auto in dotazione della squadra investigativa del commissariato di Polizia di Stato di Ponticelli mentre azzardava una manovra improbabile, tentando di percorrere delle scale in discesa per sbucare “a sorpresa” sulle piazze di droga dell‘isolato 2 e 3 del Rione De Gasperi.

L’autore del post, inoltre, sostiene che l’auto in questione risulti sprovvista di tagliando assicurativo, invitando gli utenti stessi ad effettuare una semplice verifica, controllando la targa della vettura.

Prevedibili le reazioni dei lettori che hanno pubblicato commenti accesi e di dura condanna rivolti alle forze dell’ordine.

La camorra è così riuscita a raggiungere il suo intento: screditare l’operato degli agenti da anni coinvolti nelle attività di contrasto alle attività di spaccio che imperversano nell’ex bunker dei Sarno, tant’è vero che il post è stato cancellato poco dopo, seppure dozzine di foto simili sono apparse sui social affiancate da offese ed insulti rivolti alla polizia di Stato.

Una fake news di cui la camorra si è servita per screditare quegli agenti agli occhi degli abitanti del rione, stanchi di subire soprusi e schiamazzi che scandiscono l’attività di spaccio e che potrebbero quindi decidere di “passare dalla parte dello Stato”, collaborando con la Polizia, facendogli pervenire informazioni ed indicazioni utili a smantellare definitivamente “i supermarket della droga” che da anni esistono negli isolati 2 e 3 e che continuano a rendere il clima invivibile per le tante famiglie oneste costrette a vivere in quel Rione.

L’auto che appare in quella foto, infatti, non corrisponde alla vettura in dotazione alla squadra investigativa del commissariato di Polizia di Ponticelli, seppure si tratti dello stesso modello, la targa non corrisponde a quella “portata in Gloria” dalla malavita locale. Inoltre, durante la giornata di lunedì 20 maggio, i suddetti agenti, a bordo della “vera auto della polizia”, non hanno mai messo piede nel rione De Gasperi, perchè impegnati in tutt’altre operazioni in altre zone del quartiere. Infine, i poliziotti tirati in causa, conoscono talmente bene quel rione da sapere perfino in quali insenature vengono nascoste armi e droga, ragion per cui difficilmente avrebbero tentato una manovra come quella descritta in questa fotografia, sapendo che non avrebbero imboccato una scorciatoia, ma sarebbero finiti bloccati in una trappola.

La camorra sa che nelle piazze di droga del Rione De Gasperi la situazione è fuori controllo: i tossici sono molesti e incontenibili, gli schiamazzi, i litigi, le urla si protraggono fino a notte fonda, impedendo agli abitanti non coinvolti nelle attività di spaccio di dormire sogni sereni. Lavoratori onesti, molto spesso costretti a trascorrere notti insonni, prima di uscire di casa all’alba per andare a lavorare, al pari dei loro figli, bambini ai quali viene sottratto il diritto di dormire tranquilli e di scendere in cortile a giocare.

La polizia e, in particolare, proprio la squadra dell’investigativa capeggiata dal sostituto commissario Vittorio Porcini, non ha mai smesso di setacciare gli arsenali della droga del Rione De Gasperi per decapitare quel business che porta gli isolati 2 e 3 a detenere da diversi anni il titolo di piazze di droga più gettonate dell’intera periferia orientale di Napoli.

La camorra prova a sottrarsi al suo destino, tirando un colpo basso allo Stato: screditando e denigrando il lavoro svolto degli agenti di polizia che rappresentano lo Stato. Anche in un arsenale della camorra, come il Rione De Gasperi.

Non bastavano i rumors di popolo che aleggiano tra gli abitanti del rione, secondo i quali, la donna a capo della piazza di spaccio dell’isolato 3 e i suoi pusher, millantano di beneficiare di un’ immunità di ferro, proprio perchè possono contare sulla “collaborazione” di quegli stessi agenti infangati gettando in pasto al popolo del web una fake news.

Allora, chi c’era realmente alla guida di quell’auto?

Auspichiamo che lo scopra chi dispone dell’autorità per poterlo fare.

 

 

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)