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Camorra Ponticelli- Salvo l’onore delle “Pazzignane”: TOMMASO SCHISA HA RITRATTATO

di / 0 Commenti / 6516 Visite / 10 ottobre, 2019

14237583_314097605607360_3823671500434667107_n Un clamoroso dietrofront, l’ennesimo colpo di scena che tra i decrepiti palazzoni del Rione De Gasperi di Ponticelli aleggiava già da qualche tempo: dopo aver palesato l’intenzione di collaborare con la giustizia, Tommaso Schisa ha ritrattato. 

Figlio dell’ex affiliato al clan Sarno Roberto Schisa e della “pazzignana” Luisa De Stefano, “o’ Muccusiello”, questo il soprannome del rampollo di casa Schisa, di recente condannato a 13 anni di reclusione, accusato di aver messo la firma su diverse rapine compiute nell’entroterra vesuviano, in particolare a Marigliano, suo comune di residenza, Tommaso Schisa se la passa male in carcere, complice il momento di crisi che sta attraversando il clan di famiglia, a tal punto da averlo portato a pensare di allearsi con lo Stato.

Una decisione combattuta e sofferta, dettata in primis dalla consapevolezza che sua madre trascorrerà il resto della vita in carcere, poichè di recente condannata all’ergastolo per aver partecipato alla pianificazione e all’esecuzione dell’omicidio Colonna-Cepparulo e per aver offerto supporto ed aiuto ai killer nei momenti successivi all’agguato, il giovane Schisa da diversi mesi aveva esternato la volontà di pentirsi. 

Una decisione osteggiata alacremente dai familiari che hanno cercato in tutti i modi di esortarlo a tornare sui suoi passi e che nelle ultime ore, sono riusciti nel loro intento. Troppo alta la posta in gioco, troppo alto il pericolo al quale sarebbero state esposte tante vite, dinanzi ad una decisione così estrema ed imperdonabile.

In primis, la preziosa alleanza con i De Luca Bossa, già conseguita mettendo a tacere le cicatrici del passato: nell’agguato pianificato da Tonino ‘o sicco – Antonio De Luca Bossa, fondatore del clan egemone nel Lotto O di Ponticelli ed un tempo macellaio del clan Sarno – per uccidere Vincenzo Sarno, morì suo nipote, Luigi Amitrano, imparentato con “i pazzignani” del Rione De Gasperi. 

Una delle conseguenze più temute era il possibile pentimento di Anna De Luca Bossa, condannata all’ergastolo proprio insieme alla madre di Tommaso Schisa ed altre sei persone per l’omicidio Colonna-Cepparulo. La lady camorra del Lotto O, in effetti, in un passato recente aveva già palesato la volontà di collaborare con la giustizia per poi ritrattare, sotto costanti ed incessanti pressioni dei familiari, proprio com’è successo a Tommaso Schisa.

Seppure il giovane Schisa fosse più ferrato sulle dinamiche camorristiche legate al clan dello Sciamarro e alla realtà mariglianese, i clan di Ponticelli temevano le rivelazioni del giovane, poichè poteva essere in grado di fornire agli inquirenti dettagli preziosi sull’alleanza tra il clan della sua famiglia e la cosca del Lotto O, in virtù di rivelazioni confidenziali fornitegli dalla madre, la “pazzignana” Luisa De Stefano che, paradossalmente, anche dal carcere e condannata all’ergastolo da poche settimane, ha avuto un ruolo determinante, seppur passivo, nell’evoluzione delle scelte di suo figlio Tommaso che, molto probabilmente,aveva inizialmente deciso di collaborare, non solo per porre fine alle precarie condizioni economiche in cui è costretto a vivere in carcere, ma anche ipotizzando di fornire un assist alla madre che poteva a sua volta decidere di seguirlo a ruota, pur di non rinunciare alla sua famiglia e ad una vita insieme a loro. Un tentativo dall’esito quasi scontato: come avrebbe potuto rinnegare le regole d’oro della camorra, una donna che ha visto suo marito incassare una pesante condanna per effetto delle dichiarazioni rese dagli ex Sarno, una volta passati dalla parte dello Stato?

Luisa De Stefano, madre di Tommaso Schisa

Luisa De Stefano, madre di Tommaso Schisa

“Piuttosto che tradire la camorra, si sarebbe impiccata in carcere, pur di dare una lezione a suo figlio”: in questo concetto, esternato da chi, “la pazzignana” Luisa De Stefano la conosce bene, è racchiusa tutta l’essenza camorristica di una donna pronta a qualsiasi sacrificio, pur di servire la camorra fino alla fine dei suoi giorni.

La morte piuttosto che il tradimento: questo il monito che negli ultimi tempi, con particolare insistenza, è stato scalfito nella mente di Tommaso Schisa dai familiari che ha incontrato durante i colloqui in carcere, gli unici che potevano avere voce in capitolo per cambiare il finale di quel copione che sembrava già scritto, quando le forze dell’ordine, lo scorso 27 settembre, si sono presentate a casa della sorella e della moglie del giovane rampollo del clan delle “pazzignane” per chiedergli di entrare nel programma di protezione riservato ai familiari dei collaboratori di giustizia. Un’opportunità che i familiari hanno rifiutato con fermezza, inviando al giovane Schisa un ulteriore segnale, inequivocabile ed esplicito, mirato ad imporgli di rivedere le sue decisioni.

Dal suo canto, Tommaso Schisa, nel corso del tempo in cui ha vissuto un autentico travaglio interiore, ha palesato più volte segnali che lasciavano intendere che la sua decisione di pentirsi non poteva definirsi nè ferma nè irremovibile e in balia di una volontà vacillante, dettata da interessi ben diversi dal rimorso di coscienza per i crimini commessi e dal desiderio di redimersi per ricostruire una vita nel segno della legalità. In tal senso, notevolmente hanno inciso le pressioni dei familiari che hanno cercato in tutti i modi di indurlo a ritrattare, fino a raggiungere l’obiettivo sperato.

tatuaggio-t-sSalvo, quindi, l’onore delle “pazzignane”, pronte a tutto e a sacrificare tutto, perfino la vita, piuttosto che vedersi costrette a convivere con la vergogna di annoverare un pentito nell’albero genealogico, proprio loro che hanno patito e sofferto lunghi anni di buio e povertà, pagando ad un prezzo altissimo le conseguenze delle dichiarazioni rese dai fratelli Sarno, una volta diventati collaboratori di giustizia e costrette a crescere ed istruire i loro figli in famiglie monche del capostipite, ma pur sempre nell’ossequioso rispetto del verbo della camorra.

 

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