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Il racconto dei medici: ecco come i parenti del 15enne hanno distrutto il pronto soccorso

di / 0 Commenti / 5205 Visite / 2 marzo, 2020

3408f9e4b4480c0d2172244a57e442fb-kh2f-656x369corriere-web-nazionale_640x360 Autentiche scene da far west si sono susseguite nel corso della notte tra sabato 29 febbraio e domenica 1 marzo, non appena i familiari del 15enne Ugo Russo hanno appreso che il giovane era deceduto per la gravità delle ferite d’arma da fuoco riportate, al culmine di una tentata rapina ai danni di un carabiniere in borghese di 23 anni, nella zona di Santa Lucia a Napoli.

Parenti ed amici del 15enne si sono prima recati al Pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli, dove hanno letteralmente distrutto il reparto. Poi i colpi d’arma da fuoco esplosi contro la caserma Pastrengo, mentre era in corso l’interrogatorio del presunto complice di Ugo, un 17enne originario, come lui, dei Quartieri spagnoli di Napoli.

A ricostruire quanto accaduto in quei concitati momenti, non appena il 15enne è giunto al pronto soccorso del Vecchio Pellegrini, sono stati i medici protagonisti della notte da incubo, ai microfoni del programma di La7 “Non è l’arena”.

“Il caos – spiega il dottore – è scoppiato subito dopo la notizia della morte. Sono arrivati un centinaio tra amici e parenti, abbiamo subito anche violenza verbale. Il ragazzo giunto in ospedale ancora vivo, è stato portato direttamente in rianimazione in codice rosso. Prontamente soccorso e intubato, abbiamo rilevato le lesioni procurate dai colpi d’arma da fuoco, poi è stato spostato giù per fare una tac. E’ morto un paio d’ore dopo l’arrivo al pronto soccorso”.

Come ricostruito dallo stesso dottore, l’ira e la violenza di amici e parenti del 15enne si è scatenata quando gli è stato comunicato che il ragazzo non ce l’ha fatta: “dopo la notizia decesso, – racconta ancora il dottore – noi medici eravamo in uno dei locali del pronto soccorso per assistere gli altri pazienti, mentre all’esterno dell’ospedale e negli altri due locali del pronto soccorso, un centinaio di persone che hanno accompagnato il ragazzo e i suoi parenti hanno distrutto tutto. Abbiamo vissuto attimi di paura.

Non abbiamo subito aggressioni fisiche, ma verbali sicuramente.”

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