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Coronavirus, la bufala dei farmaci «miracolosi» da Russia e Giappone

di / 0 Commenti / 252 Visite / 22 marzo, 2020

154240102-cdcff6eb-1545-4c49-ab6b-f0c59f8ad683 Non esistono farmaci né vaccino contro Covid-19, la malattia causata dal nuovo coronavirus.

Seppure questo dato sia una delle poche certezze riconducibili all’emergenza coronavirus, in rete spopolano fake news e bufale che annunciano l’avvento di presunti prodotti «miracolosi».

In particolare, pochi giorni fa il senatore del Movimento 5 stelle Elio Lannutti ha scritto su Twitter che Abidol, «un farmaco utilizzato contro i più comuni virus dell’influenza», funzionerebbe «impedendo al virus di attraversare la membrana delle cellule e di penetrare al loro interno per replicarsi». «Abidol 20 mg – ha aggiunto Lannutti – si acquista in Russia nelle farmacie».

Nonostante la notizia sia falsa, sta circolando da giorni sui social e sulle chat di WhatsApp. Abidol non è in vendita in Russia, probabilmente il riferimento è ad Arbidol, disponibile invece nel Paese e al centro di varie fake news. Si tratta di due farmaci diversi. Come ha spiegato la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), l’Arbidol «è un farmaco il cui principio attivo è l’umifenovir, con azione antivirale, e il suo scopo è proprio quello di mitigare o abbreviare i sintomi delle malattie da virus, in particolare di quelli che causano l’influenza». Non ci sono notizie certe ed attendibili in merito all’efficacia di questo medicinale, tanto che in Italia e negli Stati Uniti, sottolinea Fnomceo, l’Arbidol non è in vendita, mentre in Russia sì. «In queste settimane il suo uso è stato proposto anche per Covid-19, la malattia causata da Sars-Cov-2», ma non c’è alcuna evidenza scientifica che supporti la sua efficacia contro il coronavirus.

In Cina sono stati avviate sperimentazioni sull’Arbidol, ma al momento nessuna di queste è arrivata a qualsivoglia conclusione. «Non ci sono quindi particolari motivi per ritenere che questo farmaco sia preferibile ad altri già utilizzati o che abbia effetti particolarmente favorevoli, e non si può ritenere questo farmaco “la cura” per la malattia causata da Sars-Cov-2 — conclude Fnomceo —. Si deve aggiungere che gli studi in proposito sono pochi e in genere su riviste scientifiche di basso impatto».

Sui social network circola anche il video di due italiani che, all’aeroporto internazionale Sheremetevo di Mosca, riescono ad acquistare in farmacia, senza alcuna difficoltà, l’Arbidol. Mostrando una delle confezioni appena acquistate, uno dei due chiede: «Come mai da noi sono morte così tante persone? È per questo farmaco che noi non abbiamo?». Su diversi canali radiofonici russi Arbidol è stato pubblicizzato come farmaco specifico contro Covid-19. Come riferisce l’agenzia russa Sputnik, tuttavia, l’Autorità antitrust del Paese ha vietato gli spot, definendoli «pubblicità ingannevole».

«In Italia e negli Stati Uniti il farmaco non è in vendita e ne esistono altri simili, uno dei quali (oseltamivir) usato in occasione delle ultime pandemie influenzali con risultati dubbi — spiega ancora Fnomceo —. Non si tratta certamente di prodotti segreti o sconosciuti, il farmaco fa parte di una categoria precisa, studiata e alla quale appartengono numerosi prodotti in vendita in Europa e in Italia. La discussione verte sulla sua efficacia che, pur studiata, non è così chiara». La stessa Accademia russa di scienze mediche ha affermato che «non ci sono sufficienti prove scientifiche che sostengano l’efficacia del farmaco e gli studi che abbiamo a disposizione sono molto discutibili. In uno per esempio, il farmaco confrontato con un placebo ha ridotto solo di un giorno i sintomi dell’influenza nei soggetti testati e in un altro i risultati sono stati simili ad altri farmaci antivirali noti».

Sulla presunta efficacia di umifenovir è intervenuta anche l’ Agenzia italiana del farmaco (Aifa): si tratta di un antivirale commercializzato in Russia per la prevenzione e il trattamento delle infezioni da virus dell’influenza A e B, ma non è autorizzato in Europa né negli Stati Uniti. Sebbene in Cina umifenovir sia stato utilizzato in alcuni pazienti in associazione ad altri trattamenti farmacologici, «i dati a disposizione sono scarsi, di non elevata qualità scientifica e ottenuti su un numero molto esiguo di pazienti». Al momento attuale, quindi, «non sono disponibili evidenze scientifiche sufficienti a supportare l’efficacia di umifenovir nel trattamento della malattia Covid-19, o nella prevenzione dell’infezione da Sars-CoV-2, né tantomeno il suo utilizzo in sostituzione di altri trattamenti che in Italia sono stati messi a disposizione per i pazienti affetti da Covid-19».

La seconda bufala, invece, arriva invece dal Giappone, dove l’ultima presunta promessa per contrastare il coronavirus si chiama Avigan (favipiravir), un farmaco che sarebbe già usato in Cina nel trattamento di pazienti contagiati. Ne parla un imprenditore romano in viaggio in Giappone, in un video diventato virale. La sua effettiva validità, però, divide gli esperti. «Non esistono evidenze scientifiche in merito» ha chiarito il virologo Roberto Burioni.

«Il farmaco russo, il preparato giapponese, la vitamina C, la pericolosità dell’ibuprofen, i proclami sugli Ace inibitori che i somari scrivono Eca — ha aggiunto Burioni — hanno una cosa in comune: sono tutte scemenze. Le novità vi arriveranno dalle autorità sanitarie, non dai social o da YouTube». Le autorità cinesi alcuni giorni fa sostenevano che il farmaco nipponico, sviluppato dalla Fujifilm Toyama Chemical, si è dimostrato efficace nel trattamento di pazienti contagiati dal coronavirus.

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