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Coronavirus, i consigli di un terapista sessuale per evitare che “le coppie scoppino”

di / 0 Commenti / 4932 Visite / 28 marzo, 2020

crisi-di-coppia-coronavirus-1583950355 L’emergenza coronavirus e la quarantena possono definirsi un banco di prova tanto inaspettato quanto ricco di insidie, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, e per tante ragioni.

La convivenza forzata e prolungata, in particolar modo, può rivelarsi un banco di prova imprevisto anche per le coppie più temprate e consolidate.

Quali sono i comportamenti più opportuni da adottare per fare in modo che “la coppia non scoppi”?

Abbiamo posto questa domanda ad Emanuele Giuseppe Adiletta, dottore in scienze e tecniche psicologiche e terapista sessuale, attualmente impegnato nel promuovere e normare in Campania la figura del Sex Worker con il centro di Ricerca e Formazione in Medicina e Psicologia, credendo fermamente che la sessualità è un diritto inalienabile dell’uomo.

Stiamo attraversando un periodo di forte crisi – spiega il dott. Adiletta – ma la comunità psicologica non è ferma. Oggi affronteremo dinamiche che sembrano finite in secondo piano per far fronte all’emergenza coronavirus, ma che invece costituiscono parte integrante del periodo che stiamo attraversando. Ecco, noi tutti ora siamo impegnati in una relazione con il virus e in una relazione con le persone che convivono all’interno della nostra casa. Tra queste due relazioni ci siete voi e la relazione con voi stessi. Trascorrere parecchio tempo in casa, ci mette inesorabilmente in contatto con le nostre vulnerabilità ed è una condizione che non sopportiamo. Siamo chiamati a combattere un nemico invisibile e questo genera ansia per un pericolo imminente da cui non è possibile scappare, inoltre,  il disimpegno quotidiano dalle nostre attività, lavorative o di svago, ha spostato l’attenzione su noi stessi.”

La solitudine che proviamo ed il comportamento dei giovani come si spiega?

“Le relazioni sono difficili, questo la vita c’è l‘ha insegnato tempo fa. Molti giovani sentendosi obbligati a rispettare la quarantena riferiscono di sentirsi strani, ma non sanno attribuire una motivazione al loro stato emotivo. La realtà è che si sentono soli, avendo relegato la maggior parte dei tasselli della propria autostima ad una altra persona o ad attività che svolgevano. Ciò appare evidente già nella risposta che hanno manifestato non appena venne imposta la quarantena. La motivazione di questa condotta risiede nella scelta. Quando credi di avere un senso d’indipendenza, un senso della capacità di scegliere cosa fare, ti senti più eccitato, più motivato. La verità è che siamo tutti legati alle conseguenze, ma a volte non ci sentiamo legati a nulla. Quando lavoriamo per produrre un risultato piacevole ci sentiamo bene, ma quando lavoriamo per evitare conseguenze negative ci sentiamo costretti. Questo in psicologia viene definito rinforzo passivo. I ragazzi restano a casa perché sono obbligato a farlo, non dicono “sono a casa perché ho l’opportunità di fermare questa situazione”. E’ diverso. Ricordate sempre: ”TUTTO CIO’ CHE HAI FATTO DA QUANDO SEI NATO LO HAI FATTO PERCHE’ LO VOLEVI COME RISULTATO” diceva B.F.SKINNER

 

Di quale genere di solidarietà abbiamo bisogno in questo periodo?

“Dipende dal modo di comunicare con noi stessi e con gli altri. Partendo da questa premessa possiamo parlare di un’importante forma di supporto sociale che è la solidarietà, ovvero la capacità di sentirci connessi gli uni con gli altri, la capacità di rispondere simultaneamente e sinergicamente ad una situazione: abbiamo un obiettivo comune e ci muoviamo insieme per raggiungerlo. Questa situazione di emergenza deve essere per noi un motivo di connessione, non di disconnessione.”

 

Tutti conosciamo gli effetti del Covid-19 sul corpo, ma in che modo “colpisce” la psiche?

“Il coronavirus condiziona il nostro presente, ma anche il nostro futuro, questo ci sta spingendo verso un processo di accettazione della vulnerabilità. Fronteggiamo sintomi come l’apatia che si manifesta con un calo dell’attenzione, oltre all’incapacità di dedicarsi con piacere alle attività.”

 

Cosa fare per “proteggere” la mente?

“E’ estremamente importante avere ben chiara, sempre, una definizione di quello che vogliamo. Vi consiglio di annotare quali sono i vostri obiettivi, ma fate in modo che non sia uno statico elenco di cose da fare, bensì una serie di cose che riteniamo importarti e che magari spinti da una routine prolungata nel tempo e dai vari impegni esterni abbiamo trascurato. Allo stesso modo, può farci bene scrivere tutto quello che ci proponiamo di fare una volta terminata la quarantena. La costruzione di “un diario della quarantena” è utile per non subire soltanto le influenze di quello che dobbiamo fare e concentrarsi su ciò che vogliamo fare, in questo modo si stimola il pensiero creativo. In questa condizione non dobbiamo volare altrove con la mente, ma dobbiamo imparare a percepire questo momento come un’opportunità.

 

Com’è cambiata la convivenza ai tempi del coronavirus?

“Siamo costretti a restare a casa per tutto il nostro tempo, mentre prima trascorrevamo a casa una parte o gran parte del nostro tempo, ma i vari componenti di un nucleo familiare disponevano di uno spazio personale. Il rischio e la direzione verso cui si sta andando è l’impossibilità di disporre di un luogo proprio in cui stare, non per isolarsi ma per poter stare con sé stessi per poter vivere liberamente ogni stato emotivo che ci attraversa. Occorre, quindi, imparare a convivere nell’ambiente di casa. Esistono spazi comuni, dove si possono condividere delle attività, ma devono esserci anche gli spazi personali, come la propria camera, che in questo periodo deve assumere una identità sacra ed inviolabile per gli altri componenti familiari, questo vuol dire che gli altri membri della famiglia non possono varcare quella soglia senza il permesso del “proprietario“. Alcuni genitori potranno obiettare: “Se devo pulire la camera di mio figlio, come faccio?” La convivenza deve basarsi su chiari meccanismi di condivisione e di rispetto, dove il concetto di condivisione si estende anche agli impegni. Ragion per cui, pulire la camera è una responsabilità del “proprietario”, mentre gli spazi condivisi rientrano nella sfera della responsabilità reciproca: sull’osservanza di queste semplici regole si basa il rispetto. La condivisione è anche comunicazione, in questa situazione lo stress può portarci a pretendere e questo può concorrere a destabilizzare l’equilibrio dell’ambiente familiare. Per questo motivo è fondamentale imparare anche a comunicare con l’ausilio di frasi come: “vorrei che tu”, “desiderio che”, molto importanti per non sminuire le nostre esigenze e per porre l’altro in condizione di capirci senza lasciare che la pretesa distrugga la comunicazione.

 

In che modo, invece, il coronavirus ha inciso sui rapporti di coppia?

“Le coppie, in questo periodo, possono essere divise in due grandi categorie: quelle che sono a casa insieme e quelle che, invece, stanno affrontando la quarantena separate. Per queste ultime, la condivisione è molto importante. Una condivisione basata principalmente sul comunicare al partner le proprie intenzioni, riflessioni ed idee. Comunicare idee erotiche tramite messaggi è estremamente importante, perché il desiderio sessuale rischia di assopirsi in un clima di apatia generale. Individuare un modo per comunicare al partner che nonostante la situazione continuiamo a desiderarlo è fondamentale per mantenere viva la passione. La sessualità è un contenitore infinito, un processo di continua scoperta, non vincolato al coito. In questo periodo possono emergere per le coppie nuove metodologie di comunicazione con tutte le facilitazioni che uno schermo comporta, quindi esprimere le proprie fantasie risulterà più semplice, oltre ad essere un ottimo esercizio per scoprirsi e consolidare affinità ed intesa. Anche in questo caso la condivisione e la responsabilità sono fondamentali: condividere l’intimità e le fantasie può far paura e se si manifestano resistenze nel farlo, la coppia può analizzare ed affrontare queste difficoltà, servendosi di quest’opportunità per crescere, distruggendo queste paure tramite una comunicazione sana e costruttiva. La coppia impara, quindi, non solo a farsi carico delle paure dell’altro, ma anche a comprendere l’importanza di ciò che l’altro comunica e a custodirlo e proteggerlo. Invece, per le coppie che affrontano la quarantena sotto lo stesso tetto la situazione è completamente diversa. Ci troviamo dinanzi scenari in cui emergono dei conflitti di coppia pre-esistenti, un processo impossibile da evitare. Mi riferisco alle coppie che non dormono più insieme e che evitano il rapporto sessuale da tempo con scuse del tipo ”Sono stanca/o” per nascondere il problema reale che può essere indice di disfunzione o di altre problematiche: in questi casi, il clima sarà sicuramente parecchio teso, perché il letto è ambiente di condivisione, da sempre, della sessualità. In questo caso, vi suggerisco di contattare i numeri di assistenza messi a disposizione dai vari Ordini degli psicologi presenti sul territorio nazionale. Alle coppie che sentono di non avere più uno spazio proprio per avere rapporti sessuali, a causa dell’invasione di ogni spazio presente in casa, consiglio vivamente di ridefinire i confini del proprio mondo, in maniera tale da avere spazi dedicati ai propri bisogni, individuali e di coppia. La sessualità non può aspettare, è un istinto, un momento personale ed anche di coppia. E deve essere la coppia a strutture un sistema in cui ci si prende cura di questo, perché la sessualità è anche questo, prendersi cura di sé e dell’altro.
Vi invito, però, a non vedere tutto nero: questo periodo, come dicevo prima, ci mette in contatto con il nostro io e con le situazioni che hanno sempre premuto per essere cambiate.”

 

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