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Lo sfogo dell’hairstylist Roberto Esposito: “noi parrucchieri i più danneggiati dall’emergenza”

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
4 Aprile, 2020
in In evidenza, Non solo hobby
0
La storia di Roberto Esposito: da mancato fotografo ad hairstylist di successo
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Nonostante le rassicurazioni che arrivano dal governo centrale e dalla Regione Campania che in queste ore ha stanziato più di 600 milioni di euro per arginare la crisi economica derivante dall’emergenza coronaviurs, sono tanti i professionisti danneggiati da questo stato di inerzia e legittimamente preoccupati per le sorti incerte legate al futuro.

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whatsapp-image-2019-10-27-at-20-37-04 Il parrucchiere Roberto Esposito, titolare di un salone nel cuore del centro storico di Napoli, da diverse settimane sta urlando sui social il suo disappunto e la rabbia per questa situazione che sta mettendo seriamente in pericolo la sua categoria.

“L’emergenza coronavirus sta aiutando le tante parrucchiere a nero a infoltire il pacco clienti. Con la chiusura forzata delle attività, a guadagnarci è il lavoro nero. – spiega il parrucchiere Roberto Esposito – Guadagno netto, senza spese da sostenere, nè bollette o affitti di negozi da pagare. Certo rischiano di essere sorprese per strada e beccarsi una sanzione, ma per aver trasgredito alle normative anti-contagio, non per altro. Possono tranquillamente raggirare l’ostacolo dichiarando che stanno andando a fare la spesa, chi controlla che, invece, stanno andando a “rubarci il lavoro”? Nulla vieta ai parrucchieri a domicilio di recarsi a casa delle clienti per svolgere indisturbati il loro lavoro, continuando a guadagnare e togliendo clienti a noi che, invece, siamo costretti a sostenere le spese, pur non incassando denaro ormai da un mese. 

Il danno economico che è stato arrecato alla mia categoria dall’emergenza coronavirus non è quantificabile: i periodi di Pasqua e Natale sono infatti i migliori per i parrucchieri. Anche chi non frequenta abitualmente il salone del parrucchiere durante l’anno, in queste due occasioni usufruisce dei nostri servizi. Inoltre, stiamo andando incontro al periodo di cresime, prime comunioni, matrimoni. Il problema è più grave di quanto si pensi. A fine emergenza avremo il boom di prenotazioni per sistemare i capelli delle donne che hanno resistito lontano dai saloni e che rivendicano un aspetto più curato, ma prima che arrivi quel giorno, come faremo ad andare avanti? E, soprattutto, nessuno è in grado di stabilire quando torneremo alla normalità, quindi a lavorare a pieno regime e di conseguenza riusciremo a garantirci nuovamente dei guadagni stabili e duraturi. 

Poi ci sono i dipendenti da tutelare, ma come possiamo pensare di farlo, se lo Stato non tutela noi titolari, in primis? Un insieme di circostanze che gettano nello sconforto. 

La burocrazia, come se non bastasse, è lenta ed inefficiente: sono giorni che cerco di mettermi in contatto con l’Inps, senza mai riuscirci. Lo stesso vale per il procedimento di blocco dei prestiti e dei mutui. 

Non prendiamoci in giro, se lo Stato vuole realmente aiutarci deve sospendere tutti i pagamenti almeno fino alle fine del 2020. Non appena torneremo a lavorare a pieno regime, attraverso il rateizzo delle spese accumulate nei mesi, provvederemo a saldare il nostro debito. 

E’ l’unica soluzione possibile per evitare che tantissime attività chiudano: la scelta è semplice o mangiamo o paghiamo bollette, tasse, rate, ecc… Credo che nessun essere umano possa sopprimere il bisogno primario di sfamare sè stesso e la sua famiglia. Nessuno, neanche il professionista più affermato, è in grado di sostenere questa situazione di crisi senza precedenti storici, figuriamoci se possiamo reggere noi, piccoli imprenditori e commercianti, abituati a lavorare anche 20 ore al giorno, se necessario, per arrivare a fine mese, ma se ci viene negata la possibilità di lavorare, come possiamo andare avanti?

I parrucchieri e i barbieri rientrano nelle categorie lavorative che producono beni non primari, quindi tutto ci lascia dedurre che saremo tra le ultime attività a riaprire e nessuno è in grado di dirci quando potremo rialzare le saracinesche. Come se tutto ciò non bastasse, nessuno sa dirci quando torneremo alla piena normalità, ovvero, quando i nostri saloni potranno ritornare ad ospitare 10 o più clienti contemporaneamente.

Non riesco a immaginare cosa vorrà dire tornare a lavorare: saranno imposte misure di igiene e sicurezza complicate da rispettare in saloni dove il lavaggio teste si fa gomito a gomito. Chi ha tanti dipendenti forse non potrà più farli lavorare in contemporanea. Molto probabilmente si lavorerà su appuntamento facendo passare una cliente alla volta.
Sempre se lo Stato saprà metterci in condizione di riaprire i nostri saloni per tornare a fare il lavoro che tanto amo e che mi manca ogni giorno sempre di più. Mai avrei immaginato di trovarmi in una situazione simile, sembra di vivere in un incubo che non finisce mai.”

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