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Report, Sigfrido Ranucci risponde a De Luca: “facile mostrare i muscoli senza contraddittorio”

di / 0 Commenti / 148 Visite / 9 giugno, 2020

sigfrido-ranucci-min-1280x720 Il Governatore della Campania Vincenzo De Luca torna a conquistare la ribalta nazionale, in virtù della polemica innescata dal servizio mandato in onda lo scorso lunedì 1 giugno nel corso del programma “Report” di Rai 3.

Ieri sera, lunedì 8 giugno, Sigfrido Ranucci, il conduttore del celebre programma di Rai 3 è tornato sulla sua inchiesta riguardo eventuali infiltrazioni a sfondo mafioso nella sanità campana: “il ministro Lamorgese ha infatti sulla sua scrivania una relazione su infiltrazioni del clan Contini di Secondigliano nella struttura ospedaliera del San Giovanni Bosco, a Napoli.” – aveva affermato 7 giorno prima annunciando la pratica di scioglimento della ASL. In realtà lo scioglimento non è avvenuto e De Luca non ha gradito affatto la divulgazione di questa notizia.

Trasmissionaccia, querelo“, ha fatto subito sapere sui social il Governatore campano nonostante Ranucci si sia scusato, ricordando che esiste comunque l’accertazione da parte dei giudici di suddette infiltrazioni camorristiche.

De Luca ci ha insultato pesantemente? Facile mostrare i muscoli quando sei solo e non hai l’avversario davanti, no? – replica il conduttore di “Report” Sigfrido Ranucci – Lui ovviamente ha preso al balzo un errore che ho fatto e corretto e di cui mi assumo la responsabilità.
A me risultava che il ministro Lamorgese avesse avviato la pratica dello scioglimento della ASL a Napoli per infiltrazione camorristica, perché le era stata presentata una relazione. Ho detto ciò, non era vero e mi scuso perché il ministro Lamorgese in effetti deve ancora decidere.

Questo mi è valso l’accusa di sedicente giornalista, di “trasmissionaccia”, di depravati che vedono Report invece che vedere “L’ultimo samurai” e io questa sera ricorderò il perché c’è questa commissione, questa relazione agli atti del ministro, perché questa storia riguarda l’infiltrazione camorristica del clan Contini di Secondigliano all’interno del San Giovanni di Napoli. Questi gestivano tutto, dalle ditte, gli appalti, le ditte, le assunzioni, i sindacati. L’avevano trasformata in una base: queste sono le parole del Procuratore Capo della Repubblica di Napoli, risalenti a pochi mesi fa.

A me De Luca sta simpaticissimo, ha anche governato Salerno, città di mia madre e ha fatto pure bene.
Il problema è che non accetta il contraddittorio, non accetta che qualcuno possa vedere le cose che ha fatto anche sotto un’altra chiave. Siamo andati a vedere per esempio il numero di posti eccessivi che ha fatto di terapia intensiva, ma non perché abbia fatto male ad essere previdente, anzi, ce ne fossero di politici previdenti. Il problema è che c’erano da mettere a posto tanti ospedali pubblici e non l’ha fatto.

Ci chiedevamo se avesse un senso spendere soldi, fare un’operazione di immagine come quella di mettere telecamere nella costruzione di un ospedale, riprendendo la lunga fila di camion provenienti da Padova che trasportavano i materiali per costruire in fretta e furia una struttura ospedaliera come fatto a Wuhan. Il problema è che lì l’hanno fatto per centinaia di migliaia di persone, qui l’hanno fatto per 74 posti in terapia intensiva, poi diventati 38 con bagni malfunzionanti.

Come dice De Luca, bisogna ringraziare il Padre Eterno che non ci siano stati malati: giusto al Padre Eterno si può affidare, non ai piani sanitari che ha messo in atto.
Non si capisce poi perché se tu hai posti letto liberi in terapia intensiva, poi mandi i malati Covid in delle RSA e strutture private, pagandole anche con contratti più vantaggiosi rispetto ad altri posti d’Italia.
A me hanno raccontato un po’ questo, capisci? Per questo lui si è un po’ arrabbiato.

Tuttavia, De Luca non è l’unico Governatore finito nel mirino dei giornalisti d’inchiesta della trasmissione di Rai 3.
Ha fatto discutere l’inchiesta di Report sulla compravendita di camici medici “in famiglia”, con il governatore lombardo, Attilio Fontana, che si è affidato alla società della moglie per procurarsi il materiale.

“Andiamo alla storia dell’appalto, che non è neanche un appalto, – ha precisato Sigfrido Ranucci ai microfoni di “Radio Radio” – una negoziazione per una fornitura di camici per circa mezzo milione di euro che riguarda la società del cognato e della moglie di Fontana.

La storia è che la Lombardia, in piena emergenza, cerca camici, identifica alcune società e una di queste è quella della moglie e del cognato di Fontana.
Viene fatto il contratto, viene emessa una fattura, viene dato il materiale e viene emessa la promessa di pagamento da parte della Regione a sessanta giorni dalla fattura.
Vengono emesse una serie di fatture da 513mila euro, dopodiché succede che il 22 maggio arriva una mail alla la regione Lombardia presso l’agenzia che gestiva l’acquisto dove il dottor Dini afferma di voler trasformare il contratto in una donazione.

Noi non siamo maliziosi, ma eravamo da quelle parti i due giorni in cui in Regione si cominciava a parlare di questa anomalia.
Abbiamo raccontato questa storia, documenti alla mano, e la cosa che ci rimane un pochino sospetta è che nessuno abbia riportato questo fatto della donazione: se tu fai un atto bello, di generosità, lo dici.

Mi risulta, sintetizzando anche in maniera brutale, che la cosa sia stata fatta a insaputa di Fontana, come Governatore e, a questo punto, come marito“.

 

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