Il nuovo modo di leggere Napoli

Coronavirus, l’età dei contagiati si sta abbassando: in rianimazione pazienti fra i 40 e i 60 anni

di / 0 Commenti / 66 Visite / 14 agosto, 2020

5199398_1238_coronavirus_covid_19“I nuovi ricoverati in Rianimazione hanno prevalentemente tra i 40 e i 60 anni” a riferirlo è Massimo Antonelli, alla guida del dipartimento Emergenza-Urgenza del Policlinico Gemelli di Roma e componente del Comitato tecnico scientifico al Corriere della Sera.

“L’ultimo bollettino in Italia dà 55 pazienti assistiti con la ventilazione meccanica. Durante i mesi clou dell’epidemia chi veniva ricoverato in Terapia intensiva aveva principalmente tra i 60 e gli 80 anni, oggi la fascia d’età si sta decisamente abbassando”.

Anche Lopalco ha osservato come in Puglia “cinque pazienti tra i 20 e i 30 anni sono in condizioni critiche”. E Agostino Miozzo, coordinatore del Cts, sempre dalle pagine del Corriere aveva osservato: “Abbiamo anche persone giovani in Rianimazione. Nessuno è invulnerabile”.

Intanto l’Oms invita alla prudenza.

Tra le precauzioni che l’Oms consiglia ai cittadini di prendere per limitare la diffusione del coronavirus c’è quella di rimandare i controlli non urgenti dal dentista. Questo perché le procedure odontoiatriche determinano la produzione di aerosol, vale a dire di particelle di dimensione inferiore ai 5 micron che possono rimanere sospese nell’aria e causare infezioni se vengono inalate.

Posto che la prevenzione di problemi dentali e la cura dei denti siano una priorità assoluta, l’Organizzazione ha consigliato di ritardare a quando i tassi di trasmissione del virus si abbasseranno l’assistenza orale non essenziale. Vale a dire controlli periodici, pulizie dentali e cure preventive ma anche i trattamenti dentali estetici.

L’Agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre auspicato che i pazienti vengano sottoposti a screening a distanza prima degli appuntamenti. La ragione della pubblicazione delle raccomandazioni risiede nel fatto che le procedure mediche e in particolare quelle odontoiatriche comportano la produzione di aerosol. Si tratta di piccole particelle che possono rimanere sospese nell’aria, essere trasportate a distanza dalle correnti d’aria e provocare infezioni in caso di inalazione.

Le stesse procedure di assistenza odontoiatrica che generano aerosol portano a poi ad una rapida contaminazione delle superfici e quindi ad una potenziale diffusione dell’infezione. Ciò vuol dire che la loro esecuzione non esclude il rischio di trasmissione del virus. Inoltre i dentisti lavorano in prossimità del viso dei pazienti per periodi prolungati, comunicano faccia a faccia con loro e sono esposti alla saliva, al sangue e ad altri fluidi corporei. Di conseguenza il rischio di contagiarli o essere da loro contagiati non è così basso.

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)