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“Diario di una giornalista di strada”: 1 settembre 2018, spari contro l’abitazione di una “pazzignana” nel Rione De Gasperi

di / 0 Commenti / 471 Visite / 2 settembre, 2020

facebook_1598992259387_67066596295184666771 settembre 2018, Rione De Gasperi di Ponticelli, Isolato 10: quattro colpi di pistola esplosi contro l’abitazione di un “obiettivo sensibile”.
Guardando con attenzione la foto, potrete notare il vetro rotto della veranda al primo piano, alla vostra sinistra, colpito da uno dei proiettili esplosi durante il raid. Questa foto, scattata diverse settimane dopo “la stesa” palesa la vanità della camorra che esibisce con orgoglio “le ferite” riportate in guerra, quasi a voler urlare in faccia ai killer che in quella casa abita una famiglia che non ha paura, quasi a voler urlare in faccia alle forze dell’ordine che in quella casa abita una famiglia che non ha nulla da nascondere.
Quel vetro rotto, però, racconta anche l’irriverenza della camorra che zittisce e sovrasta la paura delle famiglie oneste che vivono dietro le altre porte e costrette a subire in silenzio le angherie di coloro che hanno scelto di vivere praticando il verbo della malavita, costringendoli così a convivere con quell’ingestibile forma di ansiosa paura, aggravata dalla consapevolezza che non esistono alternative, perché denunciare li esporrebbe ad un pericolo ben più certo e concreto. Quella è gente che non perdona.
Quella notte, uno di quei 4 proiettili poteva colpire un innocente, uno dei tanti bambini o anziani o padri di famiglia, estranei alle dinamiche della malavita, colpevoli solo di non potersi permettere una vita migliore e quindi costretti a vivere nell’inferno del Rione De Gasperi, dove all’incuria e al degrado si aggiungono la violenza e la sfrontatezza della camorra.
Un raid intimidatorio rivolto verso un’abitazione ben precisa dell’isolato 10 del Rione De Gasperi, in cui vive una delle “Pazzignane“, questo il nomignolo delle lady-camorra che dopo il declino del clan Sarno hanno resistito al valzer di arresti e collaborazioni con la giustizia continuando a praticare il verbo della malavita, preservando l’onore dei mariti detenuti, proprio in virtù delle pesanti condanne inflitte grazie alle testimonianze rese dai pentiti.
Un clan, quello delle “pazzignane” che si regge principalmente sul business della droga.
In quell’abitazione vive una donna che da diversi mesi non usciva di casa, ufficialmente provata da un’infezione agli occhi e dalla depressione scaturita dagli arresti di Vincenza Maione e Luisa De Stefano, due “pazzignane doc”, arrestate perchè ritenute colpevoli, tra le tante cose, di aver partecipato alla pianificazione e all’esecuzione del duplice omicidio Cepparulo-Colonna, voluto per eliminare il leader del clan dei Barbudos del rione Sanità, rifugiatosi nel Lotto O di Ponticelli e che stava per allearsi con i rivali del clan De Micco, mentre contro il secondo, un 19enne originario del rione in cui avvenne l’agguato ed estraneo alle dinamiche camorristiche, fu esploso un colpo di pistola al torace, a bruciapelo, perchè uno dei due killer confuse il suo tentativo di chinarsi per raccogliere gli occhiali persi durante la fuga con l’intenzione di impugnare un’arma per replicare al fuoco.
Gli abitanti del rione, invece, sono certi che dietro quei domiciliari forzati, si nasconda la consapevolezza di essere finita nel mirino di chi non vive di buon grado il modus operandi adottato dal sistema del quale fa parte nella gestione delle piazze di droga.
Alla base della “stesa”, vi sarebbe un diverbio insorto proprio per questioni legate allo spaccio di stupefacenti.
Lo conosco bene l’isolato 10 e conosco bene anche quella casa, finita nel mirino dei killer. E’ stato il primo isolato del rione dove mi hanno convocata per raccontare il degrado e lo stato di pericolo in cui si vive, sperando, così, di vedersi assegnare una nuova abitazione dal Comune di Napoli. Tra le promotrici di questa iniziativa, vi era proprio la donna che vive in quell’appartamento, insieme all’attuale suocera di Umberto De Luca Bossa. So per certo che tante volte, al termine dell’ennesimo pomeriggio trascorso a documentare disagi e disservizi di quel palazzo, quella donna ha chiesto agli altri abitanti del rione se io sapessi “che lei campava venendo la droga”.
Ironia del destino, quella veranda trafitta da un proiettile, qualche mese prima fu dichiarata inagibile dai vigili del fuoco, in seguito all’ennesimo crollo di calcinacci. Anche gli addetti ai lavori, in sostanza, ancor prima della camorra, hanno certificato il pericolo che corre quella famiglia nell’affacciarsi al balcone.

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