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Omofobia, il sessuologo Emanuele Adiletta chiarisce il concetto di transessualismo

di / 0 Commenti / 558 Visite / 16 settembre, 2020

fb_img_1599994519594La morte violenta della giovane Maria Paola Gaglione, la 18enne che ha pagato con la vita l’incapacità dei familiari di accettare la sua relazione con il suo fidanzato transgender, ha aperto una profonda crepa nell’opinione pubblica.

Il fratello 30enne di Maria Paola, ha speronato il ciclomotore sul quale viaggiava sua sorella in compagnia di Ciro, il suo ragazzo, provocando la morte della giovane, ed è pertanto accusato di omicidio. Agli inquirenti avrebbe giustificato quel gesto asserendo che la sorella era stata “infettata” dal suo fidanzato e che meritava “una lezione”.

Una vicenda che ha scritto una tristissima pagina di cronaca della storia del nostro Paese e che ha concorso a rilanciare l’importanza di chiarire alcuni concetti basilari relativi alla sessualità e all’omosessualità.

Abbiamo chiesto di chiarire il concetto di transessualismo ad Emanuele Giuseppe Adiletta, dottore in scienze e tecniche psicologiche e terapista sessuale, attualmente impegnato nel promuovere e normare in Campania la figura del Sex Worker con il centro di Ricerca e Formazione in Medicina e Psicologia

“L’identità ha una natura biopsicosociale complessa – spiega il dottor Adiletta – che si concretizza come un costrutto multidimensionale costituito da quattro aree distinte: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere ed orientamento sessuale.

Il sesso biologico indica l’apparenza al sesso maschile o femminile, determinato dai cromosomi sessuali, durante il concepimento avviene la fusione dei gameti maschili con i femminili. I gameti femminili contengono ciascuno un cromosoma X, i gameti maschili sia il cromosoma X che Y. Al momento della fecondazione, se alla cellula uovo X si unisce uno spermatozoo Y, si avrà la determinazione di un individuo di sesso maschile XY, al contrario, se alla cellula uovo si unisce lo spermatozoo con il cromosoma X, la risultante sarà un individuo di sesso femminile. In questo modo si determina il sesso cromosomico. A partire dalla sesta/settima settimana di gestazione, un ruolo fondamentale nello sviluppo sessuale è svolto dal sistema endocrino. Il sesso gonadico dipende nel maschio dalla presenza del gene SRY (Sex determining factor) responsabile dello sviluppo delle cellule testicolari che secerneranno testosterone ovvero un ormone sessuale. Gli ormoni sessuali maschili e femminili nel periodo di pubertà determinano la maturazione sessuale degli individui (sesso fenotipico).

Il sesso biologico ha lo scopo di ammettere l’identità biologica di un individuo permettendo di identificarlo come maschio o femmina dal punto di vista cromosomico o anatomico. Tuttavia, chi è quella persona e come si rispecchia è un argomento molto più vasto che si basa sul chiarire i concetti di presentazione ed identificazione. In quest’ottica, il sesso biologico ci permette solo di determinare se nelle caratteristiche esterne l’individuo appare biologicamente maschio o femmina. In questo contesto non si sta parlando di persona, ma di individuo che è un termine più freddo che non tiene conto della personalità (da qui la derivazione persona) totale che rende l’altro unico portando con sé il proprio bagaglio di scelte ed esperienze. Diviene palese che quando si parla di individuo stiamo parlando di una caratteristica superficiale e pensare che un individuo con caratteristiche maschili debba amare per forza un individuo con caratteristiche femminile vuol dire assoggettare il proprio pensiero limitandolo a quello che appare senza tener conto della persona e quindi della personalità che quello che s’intende per identità di genere.

Per identità di genere s’intende l’identificazione della persona, a prescindere dal sesso biologico, al sesso a cui sente di appartenere. Robert Stoller, psicoanalista americano ed introduttore del concetto di identità di genere, afferma che identificarsi al sesso in cui ci sente di appartenere vuol dire avere consapevolezza. Capirete quindi che la domanda più frequente che viene posta ad una persona transessuale:” Ma ti senti più femmina o uomo?”  è inutile e soprattutto irrispettosa in quanto se quella persona ha scelto di essere donna vuol dire che si sente donna ed ha consapevolezza di sentirsi in quel sesso lì.

Ma il senso di sé, l’identificazione al proprio sesso biologico o ad un altro come si determina?

Devono essere presenti quattro componenti essenziali:

  1. Il sapere a quale genere si appartiene;
  2. Il grado con cui l’individuo si rende conto che le proprie qualità sono simili a quelle di altri che appartengono allo stesso gruppo di genere;
  3. La pressione percepita, ovvero il grado con cui recepisce le richieste a conformarsi alle norme del proprio gruppo di genere;
  4. L’essere felice del proprio genere.

Cosa hanno in comune questi punti? La continuità nella consapevolezza. Avete compreso ora perché la domanda di prima era sbagliata?

Il ruolo di genere fa riferimento a tutto ciò che si fa per esprimere agli altri l’appartenenza ad un determinato sesso. Infatti, secondo Money ed Ehrhardt i bambini tendono ad indentificarsi con i membri del proprio genere, ma si differenziano dai membri del sesso opposto. La condizione necessaria è che i due sessi siano chiaramente distinguibili l’uno dall’altro, in altre parole occorre consapevolezza. Questo punto è la presentazione di cui parlavamo prima e da cui ingenuamente è facile cadere in stereotipi di genere che non sono altro che giudizi binari superficiali. L’idea alla base di ogni errore valutativo che causa un disagio profondo e duraturo nella persona ha genesi religiose antiche, secondo la religione Cristiana il matrimonio è finalizzato alla procreazione per questo non viene accettato il matrimonio cattolico fra omosessuali, non per discriminazione, ma in quanto biologicamente non possono procreare. Si è parlato di concepimento non di amore, in altre parole è ancora una distinzione basata sul biologico non sul personale.  La congruenza tra identità di genere e ruolo di genere porta ad una corretta presentazione ed identificazione da parte propria e da parte del prossimo che però può assumere atteggiamenti denigratori, negando il diritto di libera espressione della propria identità.

L’orientamento sessuale emerge in maniera conclamata tra la media e l’infanzia e la prima adolescenza e consiste nella tendenza a rispondere a certi stimoli sessuali che sono costituiti da persone, oggetti e talora anche situazioni che inducono nel soggetto interesse ed attivazione sessuale. L’attrazione erotica e affettiva per i membri del sesso opposto (eterosessualità), dello stesso sesso (omosessualità) o di entrambi i sessi (bisessualità). E’ importante precisare che l’orientamento sessuale è in parte legato all’identità ed al ruolo di genere, ma non è sempre associato a questi due concetti.

Pare quindi ovvio che le definizioni di uomo o donna sono state soggette all’influenza di stereotipi sociali che ha confuso il corretto uso e significato di questi termini.

Nello specifico, possiamo definire un uomo tale solo perché ha il pene?

Se questa persona perde il pene in un incidente non è più uomo?

Tutta la sua storia il vissuto ed operato come uomo vengano cancellati?

Assolutamente no.

L’uso dei termini uomo e donna sono importanti in quanto esprimono il senso di sé, il sentirsi appartenente a quella categoria avente determinate caratteristiche e preferenze, ovvero la sua auto-percezione. Utilizzare, invece, termini come maschio o femmina è corretto se si guarda solo la connotazione anatomica.

Veniamo dunque ad approfondire la questione dello “spettro di genere”:

Cisgender indica la condizione di uomini e donne che si riconoscono nel genere corrispondente al loro sesso biologico (in altre parole: ho la vagina e mi sento una femmina, oppure ho il pene e mi sento un maschio).

Transgender è un termine “ombrello”, indica la persona che non segue aspettative, ruoli, atteggiamenti legati al genere assegnato alla nascita.

Transessuale non è uguale a transgender, ma indica quelle persone transgender che – non identificandosi con il proprio sesso biologico – hanno iniziato un percorso di trattamento per modificare il proprio corpo verso il genere in cui si riconoscono.

Genere non binario è invece il termine adottato da chi non riconosce la costruzione binaria del genere, ovvero l’idea che esistano solo il genere femminile e quello maschile; in questa definizione rientrano sia le persone genderqueer, che si identificano in un mix personale dei due generi, sia le persone genderfluid, la cui identità di genere è fluida e oscilla tra il maschile e il femminile.

Agender indica invece le persone che rifiutano di identificarsi in un genere.
Da un punto di vista biologico, esiste anche la condizione dell’intersessualità, che riguarda quelle persone i cui cromosomi sessuali, ormoni o organi genitali non sono esclusivamente maschili o femminili

A proposito del Transessualismo, non è un termine denigratorio anzi è un termine in divenire che porta dove si sente di stare, la definisco personalmente come la ricerca dell’autenticità nata dalla discrepanza tra il genere esperito / percepito da una persona a quello assegnato alla nascita , causa profondo disagio associato a compromissione del funzionamento in aree di vita significative, stiamo parlando della disforia di genere che fa riferimento all’incongruenza  tra precise dimensioni dell‘identità sessuale: l’identità di genere ed il sesso biologico e riguarda tutte le persone che non si sentono allineate sul proprio sesso biologico e sul ruolo di genere ovvero le aspettative culturali di genere, ma che non necessariamente si accompagna al desiderio d’intervenire sul proprio corpo per sentirsi più vicini alla propria identità di genere.

 

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