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Diego Armando Maradona: la storia del più grande calciatore di tutti i tempi

di / 0 Commenti / 489 Visite / 25 novembre, 2020

122712743-878283ba-4f91-486e-947c-014b97d82896La storia del calciatore più forte della storia del calcio nasce il 30 ottobre 1960 nel quartiere disagiato di Villa Fiorito, nella periferia di Buenos Aires. Il calcio sin da bambino è il pane quotidiano di Diego Armando Maradona, un predestinato, nato per giocare a calcio e per compiere gesta che resteranno nella storia di questo sport, consacrandolo come il calciatore più grande di sempre.

Come tutti i ragazzini poveri della sua città passa gran parte del tempo per strada giocando a pallone o facendosi le ossa in campetti disastrati. Sono i piccoli spazi in cui è costretto a giocare, fra macchine, passanti e quant’altro, che lo abituano a manovrare la palla in maniera magistrale.

Riconosciuto fin da subito come un vero e proprio idolo dai suoi coetanei e dai compagni di gioco per le sue doti mirabolanti, da subito gli viene appioppato il soprannome di “pibe de oro” che gli rimarrà affibbiato anche quando diverrà una celebrità. Preso atto del suo talento tenta la strada del calcio professionistico: la sua carriera inizia nell'”Argentinos Juniors”, per poi proseguire nel “Boca Juniors”, sempre in Argentina.

Le sue straordinarie capacità non potevano non essere notate e al pari del suo grande predecessore brasiliano Pele’, a soli sedici anni è già precettato per giocare nella nazionale Argentina, bruciando in questo modo fulmineamente tutte le tappe. Menotti però, commissario tecnico argentino d’allora, non lo convoca per i mondiali del 1978 ritenendolo comunque troppo giovane per un’esperienza forte e importante come quella. Un’esclusione che scontenta i tifosi e i già tanti estimatori di Maradona che dal suo canto smaltisce la delusione sul campo, vincendo i campionato giovanili per nazioni.
Ai mondiali di Spagna del 1982 è la punta di diamante di un’Argentina poco smagliante con due gol, anche se nei momenti chiave delle partite con Brasile e Italia, non riesce a brillare come dovrebbe, facendosi pure espellere. E’ quasi un mito: l’unico calciatore diventato così popolare e così amato da eclissare quasi del tutto la stella del calcio per eccellenza, Pele’.

L’ingaggio-record con il quale il Barcellona lo convince a lasciare il Boca Juniors è di sette miliardi di lire dell’epoca. Con la squadra spagnola gioca solamente trentasei partite in due anni, a causa di un bruttissimo infortunio, il più grave della sua carriera.

Dopo numerose trattative approda all’ombra del Vesuvio dove ha inizio l’esperienza più importante della sua vita. Napoli diventerà la sua seconda patria, come lo stesso Maradona ha più volte affermato. I napoletani lo ergono ad autentica bandiera, oltre che ad idolo da venerare ed osannare, come una vera e propria divinità.

Diego ripagherà quell’affetto trascinando il Napoli alla vittoria degli unici due scudetti della sua storia.

Diego Armando Maradona tocca l’apice della carriera ai mondiali di Messico 1986. Trascina l’Argentina alla conquista della Coppa del Mondo, segna complessivamente cinque reti e sarà premiato quale miglior giocatore della rassegna. Nei quarti di finale con l’Inghilterra realizza la rete passata alla storia come quella della “mano di Dio”, uno “sberleffo” che ancora oggi il calcio non ha dimenticato (Maradona segnò di testa “aiutandosi” a metterla dentro con la mano).

Dopo pochi minuti, invece, realizza il gol-capolavoro, partendo da centrocampo, e dribblando mezza squadra avversaria, arriva a segnare una gol magistrale. Un gol che è stato votato da una giuria di esperti come il più bello della storia del calcio.

Infine guida praticamente da solo l’Argentina fino al trionfo contro la Germania Ovest per 3-2 nella finale mondiale.

Da quel successo Maradona porta ai vertici del calcio europeo anche il Napoli: due scudetti vinti, una coppa Italia, una coppa Uefa e una Supercoppa italiana.

Contestualmente ai mondiali di Italia ’90 inizia la fase di declino del campione idolatrato in tutto il mondo. L’Argentina in quel mondiale arriva in finale, ma perde contro la Germania per un rigore di Brehme. Maradona scoppia in lacrime, denunciando successivamente: “E’ un complotto, ha vinto la mafia“. Sono solo i primi segnali di un’instabilità emotiva e di una fragilità che nessuno sospetterebbe da un uomo come lui, abituato a rimanere sempre al centro dei riflettori.

Un anno più tardi, a marzo del 1991, viene scoperto positivo a un controllo antidoping e squalificato per quindici mesi.

Lo scandalo lo travolge, fiumi di inchiostro vengono spesi per analizzare il suo caso. Il declino sembra inarrestabile; si presenta un problema dietro l’altro. Non basta il doping, entra in scena anche la cocaina, di cui Diego, a quanto riportano le cronache, è un assiduo consumatore. Infine emergono gravi problemi con il fisco, a cui si affianca la grana di un secondo figlio mai riconosciuto.

Quando la storia del campione sembra avviarsi a una triste conclusione, ecco l’ultimo colpo di coda, la convocazione per USA ’94, a cui si deve uno strepitoso gol alla Grecia. I tifosi, il mondo, sperano che il campione sia finalmente uscito dal suo oscuro tunnel, che torni ad essere quello di prima, invece viene nuovamente fermato per uso di efedrina, sostanza proibita dalla FIFA. L’Argentina è sotto choc, la squadra perde motivazione e grinta e viene eliminata. Maradona, incapace di difendersi, grida a un ennesimo complotto contro di lui.

Nell’ ottobre del 1994 Diego viene ingaggiato come allenatore dal Deportivo Mandiyù, ma la sua nuova esperienza finisce dopo solo due mesi. Nel 1995 allena la squadra del Racing, ma dà le dimissioni dopo quattro mesi. Poi torna a giocare per il Boca Juniors e i tifosi organizzano una grande e indimenticabile festa allo stadio della Bombonera per il suo ritorno. Rimane al Boca fino al 1997 quando, nel mese di agosto, viene trovato nuovamente positivo ad un controllo antidoping. Nel giorno del suo trentasettesimo compleanno, el Pibe de oro annuncia il suo ritiro dal calcio.

Conclusa la carriera calcistica, abituato ad essere idolatrato dalle folle e amato da tutti, sembra che non si sia ripreso all’idea che la sua carriera fosse finita e che quindi i giornali non avrebbero più parlato di lui. Se non parlano più di lui dal punto di vista calcistico, però lo fanno nelle cronache dove Diego, per una cosa per l’altra (qualche apparizione televisiva, qualche improvvisa rissa con gli invadenti giornalisti che lo seguono ovunque), continua a far parlare di sé.

Nel 2008, a pochi giorni dal suo compleanno, Diego Armando Maradona viene nominato nuovo commissario tecnico della nazionale di calcio Argentina, in seguito alle dimissioni di Alfio Basile il quale aveva ottenuto scarsi risultati nelle qualificazioni ai Mondiali del 2010.

Maradona porta l’Argentina ad essere tra le protagoniste del mondiale sudafricano.

Nel 2020, qualche giorno dopo aver compiuto 60 anni, viene portato d’urgenza in ospedale: Maradona viene operato all’inizio del mese di novembre al cervello per la rimozione di un ematoma. Durante il periodo di convalescenza, muore a causa di un grave arresto cardiaco il 25 novembre 2020 nella sua casa di Tigre, città della provincia di Buenos Aires.

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