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Blitz antidroga dei carabinieri nel napoletano: tra gli arrestati, il fidanzato trans della ragazza uccisa dal fratello

di / 0 Commenti / 529 Visite / 23 febbraio, 2021

screenshot_2020-09-14-ciro-mariapaola-2-627x600-jpg-immagine-jpeg-627-x-600-pixel-riscalata-99-1-e1600166310669Tornano ad accendersi i riflettori sul Parco Verde di Caivano e sulla storia di Maria Paola Gaglione e Ciro Migliore, Cira all’anagrafe, la coppia separata con la violenza dal fratello di Maria Paola, Michele Gaglione, che li inseguì con la sua moto, mentre erano sullo scooter guidato da Migliore, fino a provocare una caduta in cui ad avere la peggio fu proprio Maria Paola che morì lungo la strada che porta ad Acerra.

Ciro Migliore, dopo la morte della sua fidanzata, è diventato una vera e propria icona della lotta contro la violenza di genere, rilasciando numerose interviste ai media nazionali. Ospitato più volte nel corso di programmai televisivi d’intrattenimento, il nome del giovane transgender figura tra quello delle 24 persone arrestate dai carabinieri nel napoletano, all’alba di martedì 23 febbraio, nell’ambito di una vasta operazione antidroga.

I 24 destinatari del provvedimento odierno sono accusati a vario titolo di cessione di sostanze stupefacenti, reati in materia di armi e per i reati di furto in abitazione e rapina. Migliore è accusato di essere un pusher: i carabinieri hanno documentato diverse cessioni di stupefacenti compiute dal giovane.

I riflettori tornano ad accendersi nuovamente anche sul Parco Verde di Caivano, uno dei plessi residenziali più degradati della periferia napoletana e già teatro di plurime vicende di cronaca, dalle macabre morti di Antonio e Fortuna, i bambini vittime di pedofilia alle numerose operazioni che già in passato hanno concorso a contrastare il business dello spaccio di stupefacenti, ben radicato in quella sede. La famiglia di Ciro Migliore, così come quella della fidanzata Maria Paola, vivono entrambe nel parco Verde di Caivano.

Dalle indagini coordinate dalla Procura di Napoli Nord e realizzate dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Casoria, è emerso che gli indagati prendevano contatti telefonici con gli acquirenti accordandosi su quantità e luogo di consegna della droga. Lo stupefacente veniva affidato per la consegna a soggetti incensurati o comunque di giovane età, in alcuni casi anche minorenni, e sempre in piccole quantità in modo da avere meno problemi con le forze dell’ordine.

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