Il nuovo modo di leggere Napoli

Arresto poliziotto Ponticelli, “i buoni e i cattivi” raccontano chi è il sostituto commissario Vittorio Porcini

di / 16 Commenti / 40128 Visite / 27 febbraio, 2021

img_20210225_145740La notizia dell’arresto di Vittorio Porcini, sostituto commissario di Ponticelli, ha scosso e non poco il quartiere, suscitando reazioni forti, soprattutto negli ambienti camorristici. Nei rioni in odore di camorra, dove Porcini gode da tempo immemore della fama del poliziotto integerrimo, rispettato e temuto da tutti, la notizia è stata festeggiata con fragorosi spettacoli pirotecnici che si sono protratti fino a notte fonda.

Centinaia i messaggi di solidarietà e vicinanza rivolti sui social all’ispettore da parte di chi non ha dubbi sulla sua estraneità ai fatti contestati. Decine e decine di persone, da diversi giorni, stanno riproponendo aneddoti e ricordi utili a rimarcare l’integrità morale e la credibilità che il poliziotto ha ben consolidato negli anni, a suon di operazioni di rilievo.

Non solo la gente comune, ma anche i rappresentanti delle forze dell’ordine operanti in altri quartieri e comuni della provincia, faticano a credere alla veridicità delle accuse che oggi pendono sul capo dell’ispettore, stimatissimo dai colleghi, ma anche dai cittadini che si sentono privati del loro punto di riferimento più fermo.

Il sostituto commissario di Ponticelli è accusato di rivelazione di segreto in favore di Salvatore Abbate detto Totore ‘a cachera, personaggio noto negli ambienti in odore di malavita del quartiere, in cambio di presunti favori e benefici. Ad altri due poliziotti, Domenico Boenzi e Sabatino Domenico, il primo in servizio al commissariato di Ponticelli, il secondo alla Squadra Mobile di Napoli, è stata comminata una sospensione semestrale dell’esercizio della funzione pubblica, rei di aver violato il segreto istruttorio rivelando al sostituto commissario Porcini di essere intercettato. Malgrado quella “soffiata”, Porcini non ha cambiato di una virgola la sua condotta: un atteggiamento che non stupisce chi conosce bene l’ispettore.

A Ponticelli era un fatto noto che ‘a Cachera si facesse vanto dell’amicizia che intercorreva tra lui e Porcini, soprattutto da quando aveva ricevuto una minaccia estorsiva nel 2017, nel bel mezzo della faida tra i De Micco e la cosiddetta “Camorra emergente”, ovvero, il sodalizio camorristico nato tra i clan in declino di Napoli est: Minichini, Schisa, De Luca Bossa, Rinaldi, Aprea e finalizzata proprio a contrastare la forza egemone dei “Bodo” a Ponticelli. Un modo per rafforzare la sua posizione ed allontanare l’ombra della paura. Ad onor del vero, Abbate non è l’unico personaggio “borderline” ad aver adottato questo escamotage per tenere lontano lo spettro delle minacce: a Ponticelli, Vittorio Porcini era l’amico di tutti. Benvoluto e rispettato anche dai camorristi per il suo modus operandi che ha fatto scuola, indottrinando decine di poliziotti, oltre che utile a ripristinare l’equilibrio e l’ordine pubblico, in momenti particolarmente concitati, “Vittorio ‘o guardie” – questo il soprannome di Porcini a Ponticelli – ha prestato servizio per circa 40 anni nel quartiere, facendo il suo esordio su uno dei teatri camorristici più ostici della scena partenopea, negli anni in cui il clan Sarno controllava tutto e tutti. Proprio grazie al suo carisma e alle sue indiscutibili doti investigative, Porcini riuscì ad ottenere le prime collaborazioni e i primi pentimenti che poi portarono alla decapitazione della cosca più efferata della storia camorristica di Napoli est.

Aveva una folta chioma di capelli lunghi, “Vittorio ‘o guardie”, quando ha iniziato a prestare servizio a Ponticelli: la pelata che esibisce oggi, ad avviso di tanti suoi estimatori, rappresenta la prova tangibile dell’impegno profuso nei decenni di attività trascorsi a contrastare il crimine e a sgominare i clan camorristici.

Tantissimi i clan capitolati grazie alle indagini condotte dalla squadra anticrimine capeggiata da “Vittorio ‘o guardie”, ancor più i giovani cresciuti nel suo timore e nel suo mito e che, grazie alla sua costante presenza sul territorio, hanno saputo scegliere “la strada giusta”, allontanandosi dalla delinquenza.

Non è stata tutta rose e fiori la carriera di Porcini, soprattutto nelle battute iniziali, quando era un poliziotto giovincello e galvanizzato dai suoi ideali. Un bel giorno, mentre guidava l’auto di servizio in uno dei rioni più ostici del quartiere, il Lotto O, si ritrovò un coltello alla gola: a puntarlo era Umberto De Luca Bossa, ex cutoliano e padre di Tonino ‘o sicco che volle far capire, senza mezzi termini, a quel poliziotto che minava la loro egemonia nel bunker del clan, che doveva lasciarli “lavorare in pace”. Messaggio rimarcato gettando delle taniche di benzina sotto la porta dell’abitazione della madre dell’ispettore di polizia. Sprezzante di quelle minacce, Porcini ha arrestato ben 3 generazioni del clan De Luca Bossa: nonno, figlio e nipote. Leggende di quartiere narrano che quando Tonino ‘o sicco, oggi detenuto al 41 bis e condannato all’ergastolo, ha temuto per l’incolumità del figlio Umberto, finito nel mirino dell’egemone clan De Micco nel 2017, in un momento storico in cui le perquisizioni da parte dell’ispettore a casa De Luca Bossa erano all’ordine del giorno, chiese ai suoi uomini più fidati di farlo arrestare per salvargli la vita e per concorrere a forgiare quel carattere da boss che ancora gli mancava attraverso la carcerazione, ma soprattutto per evitare che a mettergli le manette fosse proprio quel poliziotto. ‘O sicco avrebbe infatti impartito un ordine ben preciso ai suoi: “Tutti, tranne che Vittorio ‘o guardie”, a riprova del rancore che nutriva nei confronti di quel poliziotto, uno dei killer più efferati della storia di Napoli est, tanto da essere apostrofato “macellaio” dalla magistratura.

Proprio per questo, la notizia dell’arresto di Porcini, ora ai domiciliari, ha indignato finanche gli uomini d’onore di Ponticelli, quelli che non si sono mai pentiti e che stanno scontando pesanti condanne in carcere, pur di non rinnegare la camorra.

“Se avesse voluto mangiare sul business della droga, Vittorio si sarebbe alzato i palazzi”, dicono i leader della camorra ponticellese. Stentano a credere che quel poliziotto che negli anni in cui Ponticelli era il cuore pulsante della camorra napoletana, quando avrebbe potuto fare soldi a palate e senza destare sospetti, non si sia mai lasciato corrompere, pur di servire lo Stato, possa aver radicalmente cambiato la sua condotta, compiendo i reati di cui è accusato oggi.

Infatti, Porcini, nel corso dei circa 40 anni trascorsi contrastando la criminalità a Ponticelli, si è occupato principalmente di clan dediti allo spaccio di stupefacenti. Impossibile quantificare la droga e le somme di denaro sequestrate da “Vittorio ‘o guardie”.

Vittorio non è mai stato un “poliziotto infame”, uno di quelli che “ti mette il pezzo in tasca” – ti infila una dose di stupefacente in tasca per arrestarti – ha sempre condotto le indagini con onestà e trasparenza”, raccontano sui social i tanti giovani che guardano all’ispettore con riconoscenza ed ammirazione, malgrado in passato li abbia arrestati. In effetti, Porcini, nel corso degli anni, ha creato un metodo investigativo peculiare e che ben spiega l’equivoco che trapela dalle intercettazioni al vaglio degli inquirenti.

Un uomo autorevole ed autoritario, ma dal carattere mite che in più di una circostanza ha perfino pianto sulla scena del crimine, al cospetto di qualche cadavere, reo di essere arrivato dopo i sicari, non riuscendo a salvare quella giovane vita, traendola in arresto anzitempo. Una vera e propria missione, quella condotta da Porcini a Ponticelli: così è stato sempre vissuto e recepito da tutti il suo operato.

Vittorio è “un facilone”, una persona estremamente alla mano che non vede i camorristi come dei nemici, ma come degli avversari. Persone da redimere e da punire, ma alle quali non ha mai tolto la dignità, soprattutto in presenza dei figli. Per questo era impossibile non rispettarlo. E’ così che ha guadagnato la stima e l’ammirazione anche da parte dei camorristi, dei boss, dei soggetti che sapevano di essere finiti nel suo mirino. Non di rado, lo vedevi ringhiare a muso duro contro qualche spacciatore o contro qualche malavitoso: “Preparati la borsa che tra tre giorni ti arresto” e poi veramente se lo andava a prendere – lo andava ad arrestare – allora, tutte le volte che lo ha fatto, ha infranto la legge, secondo quelli che oggi lo accusano? Perché se così stanno le cose, ha quindi favorito anche quelle persone, avvisandole che stava per arrestarle? – Chiedono gli abitanti di quei rioni che quando lo vedono arrivare, insieme agli uomini della sua squadra, impugnano il rosario e iniziano a pregare, perchè Porcini, in quei luoghi e agli occhi della gente onesta che vive in quei luoghi, rappresenta l’unico ed ultimo baluardo di legalità, oltre che l’ultimo barlume di speranza in un futuro migliore – Vittorio a Ponticelli è sempre stato un mito, una figura rispettata ed ammirata da tutti, anche dai camorristi. Non esiste un altro rappresentante delle forze dell’ordine più rispettato e benvoluto di lui. Anche in queste ore, moltissime persone, parlando del suo arresto, non riescono a trattenere le lacrime. Le istituzioni non si rendono conto del danno che hanno fatto a questo quartiere “scippandoci” Vittorio.” Una considerazione diffusa e condivisa da tutti, anche dagli interpreti della malavita che, oggi, recepiscono quel provvedimento che ha fatto scattare i domiciliari per Porcini come un vero e proprio regalo.

Un’indagine avviata in un momento storico ben preciso a Ponticelli, quello in cui si combatteva una delle faide più violente della storia camorristica del quartiere. Una guerra condita di “stese”, spari e bombe, nell’ambito della quale la probabilità che ci finisse di mezzo un innocente era altissima. Questo era il timore più grande di Porcini, in quel periodo, soprattutto dopo l’omicidio del 19enne Ciro Colonna, vittima innocente della criminalità. Per questo, il sostituto commissario faceva sentire il suo fiato sul collo alle “teste calde” del quartiere, in particolare a Michele Minichini detto ‘a tigre. In quel periodo nessuno, neanche i De Micco, l’organizzazione egemone a Ponticelli, era a conoscenza della presenza sul territorio del sodalizio tra i clan in rovina. Nessuno aveva capito che c’era la firma di ‘o tigre sugli “agguati misteriosi” maturati nel quartiere, non ultimo quello che costò la vita al boss dei Barbudos del Rione Sanità, Raffaele Cepparulo. Tant’è vero che nel mirino dei Bodo era finito il figlio di Tonino ‘o sicco. Porcini, invece, in attesa di concludere le indagini e di raccogliere gli indizi necessari per incastrare Minichini e le altre figure-cardine dell’alleanza, lavorava informalmente per “limitare i danni”. Tant’è vero che, confidandosi con persone a lui vicine, Minichini, parlando dell’ispettore Porcini ha dichiarato: “Vittorio ‘o guardie sa sempre tutto. Anche se non ti vede, Vittorio sa sempre quello che fai.”

E Porcini sapeva che Minichini aveva maturato un bisogno famelico di uccidere. Se non faceva il morto, ‘o tigre andava in astinenza. Per questo, in più di una circostanza, anche fuori dall’orario di lavoro, si era recato nel rione De Gasperi, solo per fare in modo che Minichini sapesse che “non voleva alzare nessun morto innocente da terra” – non si voleva vedere costretto a recarsi sulla scena del crimine di un’altra vittima innocente – facendogli così comprendere che lui sapeva che c’era la sua firma su quella ondata di cieca violenza che minacciava la serenità del quartiere. Lo stesso Minichini confessò alle persone a lui vicine che temeva quel monito, proprio perché consapevole delle doti investigative di Porcini.

Vittorio è quel poliziotto che, anche fuori dall’orario di servizio, si veniva a fare la passeggiata nei rioni della camorra, perché sapeva che bastava quello per calmare le acque. Ai camorristi bastava vedere Vittorio per darsi una calmata.”

Quello che risulta evidente agli occhi della gente che vive nei rioni in balia della malavita è che Porcini, nel corso degli anni, ha sempre affrontato platealmente e a muso duro i camorristi, soprattutto gli spacciatori, suoi acerrimi nemici. Il sostituto commissario ha altresì trascorso numerose ore, anche al di fuori dell’orario di servizio, a far sentire la sua presenza sul territorio ai buoni, ma anche ai cattivi del quartiere, oltre che per aiutare i cittadini che chiedevano il suo supporto per risolvere anche quel genere di questioni che non rientravano nella sua competenza di poliziotto. Dai problemi di cuore tra fidanzatini alle liti familiari che rischiavano di sfociare in botte e percosse, ma anche disagi e disservizi legati alla mancata manutenzione dei fatiscenti edifici di edilizia popolare che pullulano nel quartiere: la gente comune era abituata a rivolgersi a “Vittorio ‘o guardie” per risolvere i problemi più disparati. Un uomo, oltre che un poliziotto che per Ponticelli e per la sua gente si è sempre speso perché sognava di vedere, un giorno, il quartiere liberato dalla morsa della malavita, oltre che in una condizione di maggiore decoro.

Ad onor del vero, nel corso di questi anni, mai un collaboratore di giustizia ha rilasciato dichiarazioni volte a screditare l’immagine dell’ispettore Porcini. Anzi, il sostituto commissario ha letteralmente salvato la vita a molti parenti dei pentiti che per ragioni dettate dall’orgoglio e dalle barbare leggi del codice d’onore della camorra erano disposti a rischiare la vita, pur di non lasciare il quartiere. Al pari dei giovani, giovanissimi che ha sottratto alle grinfie della camorra, quando muovevano i primi passi in taluni ambienti, intimandogli di cambiare vita, pur di non di non finire dietro le sbarre o sepolti in una bara. Giovani di ieri, uomini oggi, che hanno messo su famiglia e figli, lavorando onestamente. Intere generazioni di pizzaioli, meccanici, elettrauti, lavoratori onesti, che devono quella scelta che gli ha cambiato la vita a “Vittorio ‘o guardie”.

Tutto cancellato con un colpo di spugna, da intercettazioni sbattute sui giornali, al pari della foto e del nome di quel poliziotto che fino a pochi giorni fa, balzava agli onori della cronaca per le operazioni eccellenti che era in grado di coordinare e che hanno fatto scattare le manette per centinaia di camorristi.

Salvatore Abbate entra in rapporti confidenziali con Porcini in barba alla stessa dinamica che ha portato decine di commercianti ed imprenditori a trovarsi a tu per tu con l’ispettore: in seguito ad una richiesta estorsiva subita proprio durante la “stagione delle bombe”. ‘A Cachera si rivolge al commissariato di Ponticelli, perché teme per la sua incolumità. Quella paura trapela nitidamente dalle parole pronunciate da Abbate, inconsapevole di essere intercettato e che ben narra la ferocia dei “Bodo”, la violenta logica criminale che mina la quiete pubblica.

Per gli inquirenti l’amichevole tono con il quale Abbate chiede con insistenza a Porcini: “Ma quando li arresti?” rappresenterebbe la prova regina dello status di sottomissione del poliziotto. In realtà, quel rapporto confidenziale, Porcini lo ha coltivato con decine di altre vittime che con la stessa enfasi mista a paura, nel corso degli anni, gli hanno mosso lo stesso quesito. E alle quali, con la stessa costanza, il sostituto commissario, ha fatto sentire la sua vicinanza, ripentendo a loro le medesime frasi rivolte ad Abbate. Porcini sa e ha sempre saputo di rappresentare lo Stato in uno delle realtà italiane che maggiormente lamenta l’assenza delle istituzioni e proprio perché voleva che nessuno si sentisse solo ed abbandonato ha fatto in modo che tutti vedessero in lui un poliziotto, ma anche un amico su cui contare.

Salvatore Abbate, vantava un passato chiacchierato e ricco di nei, ma agli occhi della collettività appariva come una figura ripulita, un imprenditore benestante, a capo di un’impresa di costruzioni. Finito nel mirino degli inquirenti per i rapporti coltivati con i dirigenti della Sma Campania e con i direttori di alcuni depuratori, in realtà, ‘a Cachera era il perno portante di un giro d’affari grossissimo messo in piedi per smaltire rifiuti illecitamente e che gli ha fruttato milioni di euro. E’ così che dalle indagini in corso si snocciola un altro filone investigativo, volto a far luce sull’amicizia tra Porcini e Abbate e che ha portato gli inquirenti a concludere che il poliziotto abbia favorito quest’ultimo, in vario modo, in cambio di “presunti favori e benefici”.  

Tuttavia, l’ispettore Porcini ha condotto sempre una vita umile, semplice, priva di sfarzi ed esuberanze, fatta di sacrifici e di rinunce, dalla quale trapela tutt’altro che il supporto economico garantito da un “guadagno extra”. Circostanza confermata anche da Abbate che nelle intercettazioni afferma “Vittorio non può mangiare”. ‘A Cachera poi aggiunge “io con Vittorio mi trovo una bomba… Vittorio mi ha purificato”. Descrizione nella quale tutte le vittime di racket ed estorsione che si sono affidate al sostituto commissario di Ponticelli, nel corso degli anni, riescono ad identificarsi, senza imbarazzo.

A’ Cachera si era fidato e affidato a Vittorio Porcini in uno dei momenti più difficili della sua vita, all’indomani dell’estorsione subita. Il sostituto commissario lo ha trattato al pari degli altri cittadini che si sono trovati al suo cospetto nelle medesime circostanze, perché per quanto possa sembrare paradossale ed incontrovertibile, per quel poliziotto, tutte “le vittime” che riponevano nelle sue mani il medesimo dramma, meritavano il suo aiuto e non le ha mai lasciate sole. Con tantissimi imprenditori, commercianti ed abitanti del quartiere, Porcini ha coltivato rapporti analoghi, nati proprio in seguito ad una denuncia.

Porcini non si è mai lasciato condizionare dalla fedina penale o dal trascorso delle persone che aveva davanti, anzi. Soprattutto con le persone che vantavano un “passato difficile” era disponibile e tollerante, quasi a volergli palesare “la parte sana dello Stato” ed incutere in loro il desiderio di rispettare le “leggi dei giusti” con l’auspicio di redimerle e di farle innamorare della legalità.

Porcini viene descritto dai suoi colleghi e dalla gente comune come un poliziotto abile, innamorato del suo lavoro e instancabilmente pronto a dare il suo contributo per veder trionfare la legalità, tanto da arrivare a plasmare il suo credo professionale a immagine e somiglianza delle esigenze imposte da quel territorio infausto.

Una vita vissuta alla luce del sole, senza mai nascondere nulla. “Vittorio ‘o guardie” strigliava i malavitosi davanti a tutti e parlava al telefono senza mai cercare angoli discreti dietro i quali celarsi. Per questo non ha mai modificato di una virgola il suo stile di vita e le sue abitudini, neanche quando sapeva di essere intercettato.

Ad imbruttire ancor più la vicenda, concorre un dettaglio tutt’altro che trascurabile: il sostituto commissario Vittorio Porcini, tra pochi mesi, sarebbe andato in pensione.

Perché rischiare di infangare una gloriosa carriera come la sua in dirittura d’arrivo, a maggior ragione se consapevole di essere intercettato? Un quesito che riecheggia in ogni angolo di Ponticelli e al quale i cittadini si augurano che la verità processuale sappia affrancare una risposta esaustiva al più presto.

 

16 Commenti

  1. Nn crediamo in nessun modo le accuse mosse contro l’ispettore Vittorio _ha sempre difeso i più deboli e il nostro quartiere _un punto fermo _una spalla dove poggiarsi quando si ha bisogno di aiuto _irriducibile _irremovibile _incorruttibile. Nn ha bisogno di nulla _lui ama il suo lavoro ama aiutare il prossimo _solo col pensiero ke lui gira nella volante x il quartiere _ci da tantissima sicurezza _ purtroppo la camorra è anke questa, quando vogliono sbarazzarsi di qualcuno usano ogni mezzo possibile _ma Vittorio nn è uno qualunque _Vittorio rappresenta la maggioranza della brava gente _onesta e anke ki ha deciso di cambiare vita in meglio grazie ai suoi consigli _lui non nn sarà e nn è solo _lo sosterremo fino alla fine _ si perché questo sarà solo un lontano ricordo dal tuo trionfo di onestà. Con affetto e grazie mille di tutto

    Avatar
  2. Nn crediamo neanche lontanamente le accuse mosse contro l’ispettore Vittorio, lui nn ha bisogno di nulla è una persona onesta e ,si nutre di buone azioni perché ama il suo lavoro ,ed è vero che quando c’è lui in servizio che gira x il quartiere,ci fa sentire protetti.la camorra è anche questo, infangare l’onore del prossimo quando è scomodo_ma debbono sapere che nn ti lascieremo solo _questa è anche la nostra battaglia _sara’ un trionfo. Un grazie particolare va alla sua famiglia ke x tt questi anni lui ha dedicato più tempo a noi ke a loro _posso anke capire le loro preoccupazioni nel combattere il crimine quali rischi comporta _x questo un grazie mille . Si sosterremo sempre con affetto .

    Avatar
  3. Vittorio è il non plus ultra dello Sbirro Napoletano; un esempio vivo da seguire per noi giovani investigatori dell’ East-Side per intenderci.
    Un faro di legalità, di professionalità e senso del dovere!
    Tutti Noi Poliziotti con il sangue colore cremisi che scorre nelle vene vogliamo bene a Vittorio e siamo sicuri al 100% della sua estraneità ai fatti accaduti.
    Lavoriamo nel triangolo e sappiamo bene che inevitabilmente le tue mani possono macchiarsi maneggiando lo sterco di maiale…….ma non potrà mai macchiarsi la divisa che seppur non indossiamo in servizio, l’ abbiamo tatuata sulla pelle nostra e di conseguenza dei nostri familiari che condividono con noi ore di sonno perse, preoccupazioni e timori per il servizio svolto.
    A seguito di un operazione dove fu ingiustamente fatto fuori dai poteri forti “amici” lo contattai per riferirgli il mio imbarazzo poichè non era presente e il mio (nostro) totale supporto , lui mi disse una semplice frase che riecheggia come un macigno nella mente e resterà scolpita per sempre nel mio cuore: “Noi siamo poliziotti da Commissariato, siamo abituati a lavorare e a camminare sempre a testa alta!!!”
    FORZA VITTORIO NON MOLLARE, SIAMO TUTTI CON TE!!!!!
    E a te Luciana rivolgo i miei più sentiti complimenti ma soprattutto una piccola preghiera, NON MOLLARE NEANCHE TU………

    Avatar
  4. La cosa che mi indigna di più è quella che, con i pregiudicati, la magistratura è garantista no nomi, no fotografie, nessun riferimento che possa essere riconducibile all’identità dei pregiudicati arrestati, solo due iniziali relative al nome e cognome che comunque rimane anonimo, mentre con i Servitori dello Stato nessun dubbio, nessuna remora nel fornire dettagli, particolari, nomi, cognomi.

    Avatar
  5. Io al dottore porcino lo conosciuto è un grande uomo

    Avatar
  6. É Vergognoso …. Vittorio é un Pilastro Della Giustizia, Giu le Mani!

    Avatar
  7. Mi rivolgo al magistrato e a coloro che indagano su Vittorio porcini state commettendo un errore che sporcherà la dignità di un uomo che è il massimo della legalità ed onesta fidatevi un grande uomo

    Avatar
  8. Nessuno è perfetto, ma grazie proprio al suo modus operandi fuori da gli standard di schemi ordinari, che molti scugnizzi di quartiere oggi odorano di dignità e non di criminalità.
    Onore a tè carissimo ISP. Vittorio ” Ó Guard”

    Avatar
  9. Vittorio Porcini e tutta la sua sono uomini e poliziotti con le palle. Infangare un uomo e poliziotto come lui, e pura cattiveria. Grazie a Vittorio nel quartiere di Ponticelli non dilaga la camorra. E stato sempre un servitore dello stato rischiando la propia vita,e non merita questa pura cattiveria.

    Avatar
  10. Caro Vittorio siamo tutti con te!
    Purtroppo noi investigatoti da strada che abbiamo dato tanto con risultati che fanno storia, dobbiamo lasciare il posto a questi investigatori da scrivania, capaci di lavorare modello call center, solo con le cuffie !
    Incapaci di raccogliere fonti di prova granitiche
    che reggono fino a sentenza definitiva! 😨😨

    Avatar
  11. chi infanga quest’uomo di giustizia e solamente un verme,merita l’estinzione da questo pianeta.peccato che son diventato vecchio se no ve le facevo uscire dalle orbite degli occhi le calunnie studiate a tavolino nei confronti del mio amico fratello.sii forte VITTORIO.

    Avatar
  12. Ho spesso avuto a che fare con Vittorio e gli altri due colleghi, ci metto la mano dul fuoco, la verità darà loto giustizia, ne sono certo.

    Avatar
  13. Io sono un suo ex collega. Ho fatto il corso con lui nel lontano 80 a Trieste e vi garantisco che nn esiste un uomo un polizziotto più serio ed onesto di lui. Alfredo Guarino

    Avatar
  14. Secondo me avete l’errore investigativo più clamoroso, parlare di Vittorio e Domenico in questo modo è come bestemmiare per un credente.
    Li conosco molto da vicino, ho lavorato con loro e sono stati sempre un mio punto di riferimento e confronto.
    Sono state sempre persone leali, pulite e non credo minimamente che abbiano infangato quella divisa e quella placca che con onore portavano e rispettavano (ma che sicuramente verranno loro restituite).
    La mia stima ed il mio rispetto per loro come persone e come “Sbirri” non ha avrà mai fine.
    Ed esibirò sempre con fierezza la mia amicizia con loro.
    Vittorio Domenico sempre con voi!

    Avatar
  15. Vittorio porcini e un poliziotto estone lo conosco bene mia arrestato 3 volte grazie a lui se la mia vita e cambiata vittorio non mollata uscirai pulito da questa cattiveria sei un poliziotto n 1 sono landolfi mario torni prestoneltuocommissariatoche hanno bisogno di te

    Avatar
  16. Vittorio è un uomo perbene, prima di essere il poliziotto che tutti conoscono. Persona estremamente educata con tutti indipendentemente dal loro ceto sociale. L’ampia platea di coloro che lo stimano ne dimostra l’immenso valore umano. Gli auguro di cuore di scrollarsi di dosso questa infamia quanto prima, cosa della quale, peraltro, sono assolutamente certo.

    Avatar

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)