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Astrazeneca: donna ricoverata all’ospedale del Mare in condizioni gravissime. Avvisi di garanzia ai medici

di / 0 Commenti / 430 Visite / 16 marzo, 2021

imageUna donna napoletana di 54 anni, Sonia Battaglia, è ricoverata nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale del Mare di Napoli, dopo una dose del siero del lotto ABV5811, lo stesso del professore di musica deceduto pochi giorni fa, Sandro Tognatti.

La donna, ricoverata all’ospedale di Ponticelli, non aveva patologie pregresse.

“È sempre stata sana come un pesce – raccontano i familiari ai media -. Due giorni dopo ha avuto la febbre, dormiva in continuazione, non riusciva a parlare” fino a diventare “totalmente immobile”.

Durante la giornata di ieri, lunedì 15 marzo, l’Agenzia Italiana del Farmaco ha comunicato la decisione di sospendere la vaccinazione con Astrazeneca in tutta Italia. La decisione è stata presa dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal ministro della Salute Roberto Speranza dopo che il suo omologo tedesco Jens Spahn aveva avvertito quest’ultimo della decisione della Germania di fermare il vaccino. Nel frattempo si erano accodate la Francia e la Germania mentre nei giorni scorsi avevano fatto la stessa cosa Danimarca, Islanda, Norvegia, Bulgaria, Irlanda e Olanda. La decisione è stata presa in attesa di una presa di posizione dell’Ema (l’agenzia europea del farmaco). Tuttavia, anche se l’Ema dovesse dare un nuovo ok al vaccino Astrazeneca, dopo la sospensione da parte dell’Aifa la campagna vaccinale nella sua interezza subisce un duro colpo di credibilità ed è ormai a rischio.

«Gli avvisi di garanzia pervenuti a due colleghi per la somministrazione del vaccino, ricordiamo la cui presenza è stata reclamata, richiesta come atto etico, elemosinata e in alcune circostanze imposta, ci fa restare attoniti. Attoniti rispetto ad un sistema legislativo in campo sanitario scollato dalla realtà». Pierino Di Silverio, vice segretario regionale Anaao e responsabile nazionale Anaao Giovani, denuncia un sistema che rischia di individuare nei medici l’ennesimo capro espiatorio.

«Un sistema giudiziario che continua a trattare i medici come colpevoli fino a prova contraria – dice – occorre depenalizzare l’atto medico. Nonostante la cosiddetta Legge Gelli abbia cercato, in modo alquanto provvisorio e incompleto nella sua applicazione, di porre un freno alle denunce che piombano con preoccupante frequenza su troppi medici, il 95% delle quali si conclude con un nulla di fatto».

I medici in questione sono quelli che hanno somministrato il vaccino a pazienti poi deceduti. Anche se ancora oggi non è stato dimostrato alcun nesso di causa ed effetto tra la somministrazione e la morte. «Questi medici – incalza il dottor Aniello Pietropaolo, Segretario Generale CISL Medici della Provincia di Napoli – sono accusati di omicidio colposo, trattati alla stregua di chi commette un pestaggio o un omicidio. Medici trattati come criminali per un atto medico che gli stessi si offrono di compiere con abnegazione. Prima si implorano i medici di contribuire alla guerra. Poi non solo si lasciano senza scudi e armi, ma addirittura si utilizzano come capri espiatori, ancora una volta».

Una preoccupazione, quella dei medici, che si aggiunge alla disperazione per le innumerevoli violenze subite ogni anno, per il le denunce (15.000 ogni anno secondo Ania), e le cause (35.000 l’anno). Una pressione che tiene per anni i sanitari in uno stato d’angoscia e che alla fine, nel 95 per cento dei casi, finisce con un nulla di fatto. Di Silverio e Pietropaolo fanno proprio l’appello di un’intera categoria, che ora invoca «una profonda rivisitazione del sistema legislativo in tema di sanità. L’Ordine dei Medici – dicono – non può restare fuori dall’ambito decisionale,  anzi occorre che venga coinvolto come parte attiva. L’Ordine è la casa di tutti i medici, perché è una questione professionale morale , soprattutto perché è una questione etica».

«Gli avvisi di garanzia ricevuti da medici ed infermieri considerati, salvo presunzione di innocenza, responsabili per la morte del Sottoufficiale di Marina Stefano Paternò, imputata alla somministrazione di una dose di vaccino contro l’infezione da Sars-Cov2, ci hanno molto colpito e fatto ragionare sulla necessità di dare un’informazione completa a tutti i pediatri di libera scelta che, per un alto senso del dovere, hanno risposto con slancio all’appello rivolto dalla dirigenza aziendale». Il terremoto AstraZeneca non lascia indifferenti i pediatri di libera scelta, e i medici in particolare, che non ci stanno a fare da capri espiatori in un contesto ancora molto confuso e pieno di contraddizioni. «Il rischio – dice Antonio D’Avino, vice presidente nazionale FIMP – è che questi avvisi di garanzia diventino un forte deterrente, mettendo a rischio la campagna vaccinale, proprio nel momento in cui la classe medica al completo ha dato la sua disponibilità. Non è concepibile che i medici che hanno risposto “presente” all’appello dello Stato ora si vedano recapitare avvisi di garanzia».
Antonio D’Avino chiede con forza che si proceda con un intervento straordinario , perché straordinario è il contesto nel quale si sta operando.
«Un provvedimento da adottare ad horas per proteggere i medici da possibili cause e responsabilità penali legate alla somministrazione dei vaccini. Lo Stato si faccia garante e restituisca la necessaria serenità ai professionisti». La richiesta è ovviamente indirizzata al Governo Draghi e a tutte le forze politiche affinché si dispongano immediatamente delle norme che possano esimere i medici dalla responsabilità penale di carattere colposo. «I pediatri – conclude D’Avino – si associano ad un appello che si leva da tutta la categoria affinché si arrivi nel più breve tempo possibile ad un Decreto Legge ad hoc che tuteli i cittadini e chi lavora per uscire dall’incubo della pandemia».

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