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Camorra Ponticelli: la strategia avviata da ‘o Blob per allontanare i sospetti dopo l’agguato a Cardone

Luciana Esposito di Luciana Esposito
22 Marzo, 2021
in Cronaca, In evidenza
0
Camorra Ponticelli:  “‘o blob è ferito, ma non è morto”
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Le indagini volte a chiarire le circostanze in cui sono maturati i recenti fatti di sangue nel quartiere napoletano di Ponticelli, collocano Giuseppe Righetto detto ‘o blob, al centro della scena camorristica del quartiere. In particolare, il 35enne fratellastro dei Casella, avrebbe dato il via ad una vera e propria scalata al potere, quando si faceva sempre più forte il presagio che la fine dell’era del clan De Luca Bossa fosse ormai dietro l’angolo.

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Una pratica avviata proprio con il beneplacito delle figure apicali della rifondata cosca del Lotto O, grazie ad un’alleanza strategica che ha visto le due famiglie camorristiche tornare a stingersi la mano per preservare il buon esito degli affari illeciti. Un accordo suggellato da una foto data in pasto ai social e che ritraeva Righetto in piedi, accanto a Domenico Amitrano e Giuseppe De Luca Bossa, entrambi seduti, andando così a delineare una piramide tutt’altro che casuale: il disegno immortalato in quello scatto, consegna ai followers così come agli interpreti della malavita locale, il nuovo equilibrio destinato a configurarsi quando, di lì a poco, scatteranno le manette per i due ras del Lotto O. 

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All’indomani del blitz che farà scattare le manette per le figure cruciali del clan De Luca Bossa, infatti, sarà proprio ‘o Blob ad ereditare il posto più autorevole nella cabina di regia della malavita ponticellese. Uno status che il 35enne fratellastro dei Casella ha conquistato sul campo, mettendo la firma su diverse azioni eclatanti che si sono verificate negli ultimi mesi e, di fatto, manifestando l’avvio di una politica inedita per il clan di via Franciosa che ha sempre preferito vivere in sordina per privilegiare il business, senza rischiare di imbattersi in quel tipo di pratiche che attirano i riflettori delle forze dell’ordine e della stampa.

I Casella, infatti, temono di più i titoli dei giornali che gli spari dei clan rivali. Un clan che ha vissuto in sordina per decenni e che proprio grazie a quel modus operandi, dietro il quale si celava il controllo dell’attività di spaccio e qualche sporadica estorsione, è riuscito a consolidare la sua presenza nelle zone storicamente di competenza della cosca fondata dal padre Salvatore detto “Pachialone”, elemento di spicco della camorra “vecchio stampo” che ha concorso a conferire ai suoi eredi anche una forte dose di rispettabilità.

Le prime crepe in quel castello erto in totale silenzio iniziano a formarsi per effetto delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, contestualmente alla nascita di alcune frizioni sorte con i “Bodo”, il clan egemone a Ponticelli fino al 2017. Tuttavia, a riprova di quanto fosse discreta e poco evidente la presenza dei Caselli nello scenario camorristico del quartiere, vi è un fatto eclatante: l‘omicidio di Gianluca Cardicelli, avvenuto proprio nel cuore del bunker dei Casella, la sera del 9 gennaio del 2017, ma balzato agli onori della cronaca solo in seguito alla conclusione delle indagini condotte dai carabinieri e che portarono all’arresto di 14 persone ad ottobre del 2018 e poi assolte e scarcerate esattamente un anno dopo, perchè intercettate senza autorizzazione.

Inizia così una nuova era per la cosca di via Franciosa che se da un lato vede i fratelli Casella adottare un atteggiamento più volto alla difesa che all’offesa, dall’altro vede ‘o Blob intenzionato a marcare la scena camorristica da protagonista.

I Casella sanno che non potranno più beneficiare della discrezione che ha favorito la loro silenziosa ascesa, in quanto consapevoli di essere nel mirino degli inquirenti, ma vivono male, malissimo il fatto che le loro gesta e i loro nomi possano finire puntualmente sui giornali e lo palesano senza indugi.

Contestualmente alla scalata al potere di ‘o Blob e della cosca che rappresenta, ovvero dallo scorso settembre, parenti, “fans” e conoscenti dei Casella danno il via ad una vera e propria campagna diffamatoria, volta a screditare le notizie riportate da questo giornale e, ancor più, dalla giornalista Luciana Esposito. Quando hanno compreso che quella strategia non sortiva gli effetti sperati, ‘o Blob è sceso in campo per dimostrare ancora una volta le sue qualità di abile stratega.

Luciana Esposito è una giornalista di cronaca, ma anche una donna bionda con gli occhi azzurri della quale Righetto “s’invaghisce perdutamente” dando il via ad un corteggiamento insistente.

Se sul fronte camorristico ‘o Blob era impegnato a consolidare la sua leadership, sul versante sentimentale si descriveva come un giovane allevatore di cani, suo malgrado “vittima” dell’accanimento della stampa e di un complotto giudiziario. Un castello di menzogne fabbricato ad arte da alcuni carabinieri corrotti – a suo dire – che hanno lavorato per concorrere a screditare la sua fama di bravo ragazzo: è così che si descrive Giuseppe Righetto detto ‘ o blob e si dichiara in grado di sbugiardare tutte le accuse che gli sono state mosse da quella inchiesta che fece scattare le manette per lui, oltre che per altri 13 elementi ritenuti contigui al clan Casella. O’  Blob si è dichiarato disposto a professare la sua innocenza alla luce del sole, in pubblica piazza, dove tutti lo potevano scorgere in compagnia di quella donna, notoriamente dedita ad occuparsi delle vicende di cronaca di Ponticelli e per questo odiatissima dagli interpreti della malavita locale.

“Prendiamo un caffè insieme sul corso di Ponticelli, così puoi conoscermi senza giudicare il libro dalla copertina”: questo l’invito rivolto da Righetto alla donna entrata nelle sue grazie, non appena aveva iniziato a scrivere del clan Casella.

Righetto mostra anche un vecchio articolo di giornale, in cui è ritratto in compagnia di altri adolescenti: “vedi che sul giornale non sono solo quello che dicono – scrive sulla chat di Messenger al direttore di Napolitan – in un modo o nell’altro fate sempre soldi su di me e io non dico nulla.”

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Una strategia ben precisa e avviata con un intento ben preciso, contestualmente all’agguato in cui rimase ferito Rodolfo Cardone. All’indomani dell’agguato, negli ambienti in odore di camorra si vociferava che ci fosse la firma di ‘o blob su quel raid e costui probabilmente temeva che quell’informazione fosse già pervenuta “alla giornalista”. Tant’è vero che quando il direttore di Napolitan gli chiede: “quando è stata l’ultima volta che hai sparato?” Righetto prima risponde ironicamente: “a capodanno” e poi si spazientisce, poiché quel quesito conferma i suoi dubbi.

Non è riuscito a spuntarla, Righetto. Sperava di entrare in possesso di qualche messaggio o di indurre “la giornalista” a macchiarsi di qualche atteggiamento ambiguo, utile a screditare la reputazione di quella donna che si occupa di cronaca.

Tra gli abitanti in via Franciosa, stanchi di vivere in balia degli eventi dettati dalle logiche della camorra, in tanti sostengono che Righetto avesse avviato quel corteggiamento animato dalla speranza di ingraziarsi quella penna alla quale si appellerà anche Luigi Aulisio detto Alì, poco dopo l’agguato subito in barba alla faida innescata proprio da ‘o Blob.

A convincere Righetto a deporre almeno le armi della seduzione saranno gli avvocati: messo davanti alla realtà dei fatti, ‘o Blob si rende conto che quella condotta lo espone a plurimi rischi e decide così di dire addio al suo sogno d’amore, bloccando il contatto facebook della giornalista.

Saranno le indagini in corso a far luce sulle circostanze in cui è maturato il recente e misterioso ferimento di Righetto, oltre che ad accertare il suo coinvolgimento nei fatti di cronaca che hanno segnato gli ultimi mesi.

L’unico dato certo è che la notizia del suo arresto ha fatto tirare un sospiro di sollievo ai residenti in via Franciosa, sempre più preoccupati dall’escalation di violenza registrata negli ultimi tempi e che vede il bunker dei Casella tra gli obiettivi sensibili.

 

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