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5 maggio 1960: la mafia uccide il giornalista Cosimo Cristina

di / 0 Commenti / 74 Visite / 3 maggio, 2021

unnamed-2Un omicidio che ha atteso giustizia e verità per più di 30 anni, quello del giovane Cosimo Cristina, giornalista pubblicista dal 1958, corrispondente dell’Ora di Palermo e dell’Agenzia Ansa, collaboratore del Corriere della Sera, del Giorno e del Gazzettino di Venezia nel 1960 aveva fondato Prospettive Siciliane.

Aveva 24 anni, era corrispondente del quotidiano L’Ora da Termini Imerese, aveva scritto articoli e inchieste sugli intrecci tra mafia e politica nella zona delle Madonie.

La mattina del 3 maggio, Cosimo esce di casa verso le 11, ben vestito, con il solito cravattino, rasato e profumato. La sera, non vedendolo rincasare, i genitori e le tre sorelle si impensierirono. Cosimo non farà più ritorno a casa.

Vane le ricerche dei parenti, degli amici, dei carabinieri. Furono giorni di cupa, profonda, assoluta disperazione. Il cadavere del giovane cronista fu trovato alle 15,35 del 5 maggio lungo la strada ferrata della linea Palermo-Messina, tra le stazioni di Termini Imerese e Trabia. Il padre, impiegato delle Ferrovie, apprese dalla radio la notizia della presenza di un corpo senza vita sui binari del treno e accorse sul luogo del ritrovamento.

Per anni si seguì la pista del suicidio. Negli anni ’90 il caso venne riaperto, ma non trovò una spiegazione giudiziaria diversa per la sua morte.

Nel 1966 il Vice Questore di Palermo Angelo Mangano, indagando sulla mafia delle Madonie, raccolse le confessioni e nuovi elementi investigativi in un voluminoso dossier, e fece riaprire l’inchiesta sulla morte del giornalista. La nuova tesi investigativa parlava di omicidio. Il 12 luglio di quell’anno la magistratura ordinò la riesumazione del corpo e l’autopsia sul cadavere di Cristina. L’esito dell’autopsia eseguita presso il cimitero di Termini Imerese dai professori Ideale del Carpio e Marco Stassi confermò la tesi del suicidio ribaltando le risultanze investigative di Mangano. Il 3 ottobre 1966 la storia di Cosimo Cristina fu archiviata definitivamente come suicidio.

Ci sono voluti quasi 30 anni dalla sua morte frettolosamente archiviata come suicidio, perché si tornasse a parlare del giovane giornalista Cosimo Cristina e della sua attività giornalistica. Un processo di disvelamento e di riscoperta da parte di una cittadina che lo aveva sepolto “senza un funerale” nel 1960. Per la giustizia si trattò di suicidio; per chi ha conosciuto Cosimo Cristina e per chi ha studiato la sua storia fu invece un omicidio, omicidio di mafia.

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