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“L’estate delle scese” in scena a Ponticelli

di / 0 Commenti / 1444 Visite / 11 luglio, 2021

dscn6374-2Dopo le ultime fibrillazioni registrate a Ponticelli, nell’ambito della faida in corso per il controllo del territorio tra i Minichini-De Luca Bossa-Casella e i De Martino, è nuovamente subentrato un clima di calma apparente.

Niente “stese”, niente azioni eclatanti. In seguito al trambusto generato dall’esplosione di 3 ordigni artigianali nell’arco di 4 giorni, ormai da due mesi, la camorra ha smesso di far sentire la sua presenza disinteressandosi alle azioni eclatanti e plateali.

Un’esigenza dettata dal bisogno di preservare i traffici illeciti e non attirare, quindi, l’attenzione delle forze dell’ordine che continuano tuttavia a condurre le indagini volte a ricostruire le fasi salienti che hanno animato le ostilità che hanno preso il via a settembre del 2020. Tantissimi gli arresti che nel corso delle ultime settimane hanno concorso ad indebolire entrambe le fazioni in lotta per il controllo del territorio. 

Una faida che si combatte a fasi alterne ormai da un anno e che ha fatto registrare periodi segnati da “stese”, agguati, omicidi, azioni violente, seguiti da momenti di calma silente, come quello che si respira attualmente.

Seppure i clan non manifestino platealmente l’esigenza di abbracciare le armi per decretare l’egemonia di una delle due organizzazioni in lotta per conquistare il controllo dei traffici illeciti del quartiere, le fibrillazioni e le tensioni sono all’ordine del giorno. 

Proprio il business dei traffici illeciti, in primis gli interessi legati allo spaccio di stupefacenti, rappresentano il motivo cruciale per il quale i clan di Ponticelli hanno deciso di deporre le armi e mettere fine alle ostilità. La costante presenza delle forze dell’ordine, soprattutto negli arsenali della malavita e lungo le strade più calde del quartiere, ha rallentato notevolmente l’attività di spaccio. Ragion per cui, ancora una volta, la faida è andata incontro all’ennesima battuta d’arresto, una necessità rafforzata dai plurimi arresti che hanno concorso ad indebolire sensibilmente entrambi i clan.

Negli ultimi tempi, tuttavia, lungo le strade calde di Ponticelli, si registra la presenza di vere e proprie ronde armate che si spingono oltre i confini di pertinenza del clan al quale appartengono per marcare il territorio e far sentire la loro temibile presenza ai rivali. 

Un commando composto da due o tre scooter sui quali sfilano reclute con le armi bene in mostra e a volto scoperto. Un fenomeno che ha preso il via lo scorso marzo, contestualmente all’esplosione dell’ordigno in via Crisconio. In quelle fasi concitate della faida in corso, i De Martino marcavano già con convinzione il territorio di pertinenza dei Casella-Minichini-De Luca Bossa, mostrandosi armati in sella a possenti scooter, generando una vera e propria “caccia all’uomo”, in quanto risultava evidente che quelle “scese” celassero l’intento di scovare uno dei fratelli Casella o qualche affiliato a quest’ultimo clan per vendicare la morte di Giulio Fiorentino.

Ad innalzare la tensione già alle stelle, la scarcerazione di Marco De Micco, fondatore dell’omonimo clan. Tornato in libertà lo scorso marzo, Bodo – questo il soprannome di De Micco – dopo un periodo iniziale trascorso in sordina, probabilmente per monitorare gli esiti della faida e pianificare la strategia più astuta per riappropriarsi del quartiere dominato dal suo clan fino a novembre del 2017, di recente sta facendo sentire la sua temibile presenza.

Seppure il clan De Martino sia nato proprio contestualmente al blitz che decretò la fine dell’era del clan De Micco per sopperire alla necessità di preservare almeno il controllo degli arsenali di competenza del sodalizio camorristico che ha colmato il vuoto di potere scaturito in seguito al pentimento delle figure apicali del clan Sarno, Marco De Micco starebbe rifondando un gruppo autonomo, non basandosi sul supporto dei vecchi alleati.

Ideatori e promotori del “clan dei Bodo 2.0”, il killer ergastolano Antonio De Martino e sua madre, Carmela Ricci, alias “donna Lina”, entrambi in grado di guidare le gesta dei giovani radunati intorno alla figura del più piccolo dei fratelli De Martino con l’intento di reggere all’onda d’urto del clan Minichini-De Luca Bossa, intorno al quale orbitavano tutte le vecchie famiglie d’onore dell’ala orientale della città di Napoli.

Malgrado la presenza sul territorio di un focolaio camorristico nato sui relitti del clan da lui fondato, Marco De Micco avrebbe scelto di prendere le distanze dai De Martino, in quanto non avrebbe recepito di buon grado diverse azioni e decisioni intraprese dal sodalizio che identifica nella doppia “X” la sua firma identificativa. 

In primis, non è un mistero che Rosario Rolletta detto Friariello fosse un fedelissimo del clan dei “Bodo”, tant’è vero che avrebbe partecipato anche a diversi agguati ed azioni cruciali che hanno concorso a consacrare la leadership dei De Micco, nell’ambito della faida con i rivali del clan D’Amico. Di contro, i De Martino hanno venduto la testa di Rolletta ai rivali del clan Minichini-Casella-De Luca Bossa per mettere fine alla faida e tornare a fare affari insieme. In questo contesto è maturato il pentimento di Rolletta che ha compreso che la via che lo conduceva a collaborare con la giustizia fosse l’unica perseguibile per mettersi in salvo, sottraendosi alla condanna a morte che pendeva sul suo capo. Un pentimento che rischia di compromettere le sorti e gli interessi di molti interpreti della malavita locale, compresi i membri della famiglia De Micco. 

Inoltre, malgrado anche Marco De Micco si sia avviato alla carriera malavitosa in giovane età, nonostante appartenesse ad una famiglia onesta ed avulsa dal contesto camorristico, per imporre la sua supremazia, “Bodo” ha adottato tutt’altre strategie rispetto a quelle intraprese dalle giovani leve del clan “XX”. Fine stratega, dotato della tempra e del carisma del boss in grado di generare un indotto economico importante, dapprima iniziando a gestire una piazza di spaccio per conto dei “barresi” per poi strutturare in pochissimo tempo un modello di business che ha portato il clan De Micco a beneficiare di una solida posizione economica, oltre che di un vero e proprio esercito, ben organizzato ed equipaggiato.

Tornato in libertà dopo diversi anni trascorsi in carcere, De Micco riassapora la libertà nel momento più propizio per il suo clan. “Bodo” avrebbe marcato il territorio mettendo la firma su una serie di “scese”, mostrandosi in compagnia di altri due fedelissimi con tanto di armi in mostra, nel rione De Gasperi di Ponticelli per lanciare un monito chiaro ed inequivocabile alle cosiddette “pazzignane”.

Inoltre, per non destare sospetti e non attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, De Micco si sarebbe successivamente recato nell’ex bunker dei Sarno in compagnia di sua moglie. Diversi residenti in zona, infatti, lo hanno avvistato mentre passeggiava lungo la strada che congiunge via de Meis e viale delle Metamorfosi in compagnia di sua moglie. Un atteggiamento che non è passato inosservato, proprio perchè lo stato di degrado e fatiscenza nel quale versa il rione De Gasperi lo rende un luogo tutt’altro che adatto ad ospitare una “semplice passeggiata.”

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