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Il cantautore avellinese Reborn racconta gli effetti della pandemia sui giovani tra rock ed elettronica

di / 0 Commenti / 38 Visite / 25 gennaio, 2022

reborn-expand-coverAnimo rock’n’roll, penna camaleontica e vocalità intrisa di energia e carattere sono i tratti distintivi di Reborn, giovanissimo cantautore campano con l’attitude d’Oltreoceano, che dopo un concept in free download e tre singoli rilasciati sui principali digital store, torna a scuotere menti e coscienze con “EXPAND”, il suo nuovo EP.

Un travolgente up to date di stile e concetti, da cui si evince l’urgenza comunicativa di un artista che, attraverso una scrittura fortemente intima e personale, ma al contempo capace di cogliere, interiorizzare e conseguentemente riflettere e raccontare il mondo al di fuori da sé, narra, con l’ardente vigore del rock, accarezzato dalla carica dell’elettronica e dallo stupore della sperimentazione, due anni di pandemia immortalati dallo sguardo di un ventenne.

Uno sguardo provato e privato del luccichio della speranza e dell’entusiasmo tipico della giovinezza da un periodo che ha messo in ginocchio il mondo intero; uno sguardo per troppo tempo costretto a catturare sconforto, desolazione e frustrazione, osservandole in una sequenza di scatti, nitidamente vitrei, che fotografano una condizione di incredulità e sbigottimento che ha portato ad una sempre più crescente incidenza di disturbi psichici, psicologici e psicofisici.

Cinque tracce per descrivere in cinque differenti mood le sfumature dell’animo, supportate da potentissime sonorità elettro-rock miscelate ad atmosfere psichedeliche che ben rappresentano la rivolta interiore di una generazione costretta a fare i conti non soltanto con le problematiche connaturate nel processo di crescita, ma anche con quesiti a cui nessuno può e sa rispondere; domande e dubbi che gravano ulteriormente su una condizione di imprevedibilità e incertezza, compromettendo una stabilità già di per sé fragile e vacillante.

L’esigenza e il desiderio di far sentire la propria opinione e di trasmettere, ad un pubblico sempre più vasto e variegato, il chiaro e fondamentale messaggio che nessuno è mai realmente solo. Un intreccio di pensieri, sensazioni e paure, un connubio di emozioni che si scindono per poi tornare a fondersi, evidenziando l’essenzialità della collisione con se stessi per il raggiungimento di un benessere solido e autentico.

Ed è nel sussulto provocato da scosse sonore impetuose e travolgenti che Reborn indirizza il flusso della sua coscienza, con l’intento di scuotere e svegliare quelle dei suoi ascoltatori, in una dimensione transitoria volta a confortare, per attivare lo switch necessario atto a riprendere in mano la propria vita, passando da inermi spettatori a protagonisti attivi e consapevoli.

Un incalzante susseguirsi di riflessioni, incoraggiamenti e contestazioni sociali, come ben si evince in “Session N 1”, traccia conclusiva dell’EP, che, attraverso un bass pattern statico e una cassa acustica dritta a far da sfondo alla voce di Reborn volutamente distorta, “fuzzata”, sottolinea l’incremento delle vendite di farmaci antidepressivi e antipsicotici durante gli ultimi 24 mesi, puntualizzando sulla mancanza di tutela, soprattutto nei confronti dei giovani, da parte dello Stato e della collettività – «My life has been so boring since. I listen to your lecture on my flaws with your pesky voice tone» («La mia vita è stata così noiosa da allora. Ascolto la tua lezione sui miei difetti con il tuo tono di voce fastidioso») -.

“Intro”, “Junk”, “Head” e “Spun”, gli altri 4 atti dell’opera, ruotano tutti intorno a “Session N 1”, avvalorando lo spessore artistico di un progetto nato per rasserenare, risollevando la mente dai nidi intricati della malinconia, della collera e dell’isolamento e l’anima dalle catene dell’afflizione e della solitudine.

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