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Lorena Cesarini porta in scena sul palco dell’Ariston di Sanremo un monologo contro il razzismo

di / 0 Commenti / 229 Visite / 3 febbraio, 2022

lorena-cesariniNata a Dakar e cresciuta a Roma da mamma senegalese e papà italiano, laureata in storia contemporanea, Lorena Cesarini, co-conduttrice della seconda serata del Festival di Sanremo, ha colpito il pubblico dell’Ariston e gli spettatori che la seguivano da casa con il suo toccante monologo sul razzismo e sull’odio social, durante il quale non è riuscita a trattenere le lacrime.

«Non sono qui per darvi una lezione, non ne sarei neanche capace», sottolinea la giovane che legge poi, tra le lacrime, un passo dal libro «Il razzismo spiegato a mia figlia» (Bompiani, 2005) dello scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun.

Mérième, 10 anni, chiede al padre «Babbo, che cos’è il razzismo?».

E lui risponde: «Tra le cose che ci sono al mondo il razzismo è la meglio distribuita. È un comportamento comune a tutte le società, tanto da diventare, ahimè, banale. Consiste nel manifestare diffidenza, e poi disprezzo, per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre».

Dunque Mérième gli dice: «Quindi, se è così diffuso, anche io potrei essere razzista?».

«No, un bambino non nasce con il razzismo nella testa. Per lo più, un bambino, ripete quello che gli dicono i suoi parenti. Tutto dipende dall’educazione: sia nella scuola come a casa».

«Il razzista crede che lo “straniero” appartenga a un’altra razza, una razza che considera inferiore. Ma ha completamente torto. Il razzismo non ha alcuna base scientifica. Esiste un solo genere umano, nel quale ci sono uomini e donne, persone di colore, di alta o bassa statura, con attitudini differenti e variate. Ma tutti gli uomini e le donne del pianeta hanno nelle vene sangue della stessa tinta, sia che abbiano la pelle bianca, nera o di un altro colore. Perché un uomo è uguale a un uomo».

A questo punto, continua la co-conduttrice, «Mérième fa una domanda, secondo me bellissima: “Babbo, ma i razzisti possono guarire? E lui: ma tu pensi che il razzismo sia una malattia?»

E Mérième: «“Sì, perché non è normale che un uomo disprezzi un altro uomo perché ha un diverso colore della pelle”. “Ed ecco la risposta del papà: La guarigione dipende da loro, se sono capaci di rimettere in questione sé stessi o no; se uno si pone delle domande, se dice a sé stesso: “Può darsi che io abbia torto di pensare come penso, perché quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni va verso la libertà».

«La cosa più importante per me, e spero che lo diventi anche per voi — conclude infine Cesarini rivolta al pubblico in sala e a casa — è chiedersi dei “perché”, per andare verso la libertà, la libertà dalle frasi fatte, dai giudizi precostituiti, la libertà dalle tifoserie che insultano, dai commenti su un tram. Io mi auguro, come Mérième, che ha 10 anni e con ogni domanda costruisce la sua “qualità” di essere umano, di non perdere mai la curiosità, perché è quello che mi rende libera, più matura».

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