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Sacerdoti nel mirino della criminalità: ordigni indirizzati a due preti nel giro di una settimana

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
14 Marzo, 2022
in In evidenza, News
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La criminalità alza il tiro e annuncia le sue intenzioni servendosi delle bombe.

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Dalle periferie napoletane a quelle romane, nel mirino di chi non gradisce imbattersi in fastidiosi intralci lungo le vie del malaffare, sono finiti due sacerdoti: Don Maurizio Patriciello e Don Antonio Coluccia. Due uomini di Dio che operano in due territori distanti, accomunati dalle stesse problematiche che attanagliano le periferie delle grandi metropoli. Due preti animati dallo stesso desiderio: contrastare l’ascesa della criminalità e sottrarre giovani braccia alla malavita.

L’area a Nord di Napoli per Don Maurizio, le altrettanto infime periferie romane per Don Antonio.

Ad entrambi, di recente, sono state indirizzate delle bombe carta.

Alle 3.40 di sabato 12 marzo, all’indomani dei festeggiamenti per il compleanno di Don Patriciello, un ordigno artigianale è esploso all’esterno del cancello della sua chiesa, nel cuore del Parco Verde di Caivano, una delle piazze di droga più quotate del napoletano. Un atto intimidatorio che giunge al culmine di una settimana piuttosto concitata e che ha visto un altro simbolo della legalità fine sotto i riflettori: un manifesto funebre che annunciava la morte del comandante della polizia municipale di Arzano, Biagio Chiariello, è stato affisso all’interno della sede del comando. Chiariello e Don Patriciello sono tra i fondatori del comitato istituito di recente tra civili, associazioni locali, attivisti, per contrastare l’escalation di violenza che la criminalità organizzata sta facendo registrare nei comuni a Nord di Napoli, coinvolti in una faida per il controllo del territorio.

Una settimana prima, durante la serata di sabato 5 marzo, la fiaccolata organizzata da Don Antonio Coluccia al Laurentino 38, rione popolare alle porte di Roma in cui imperversa lo spaccio di stupefacenti, è stata interrotta dall’esplosione di petardi lanciati dalle torri dei pusher.  Un vero e proprio agguato intimidatorio che non è bastato a fermare l’operato del sacerdote, sotto scorta da diversi anni che aveva organizzato la fiaccolata per manifestare solidarietà ai gestori di un bar minacciati da esponenti della malavita locale.

Don Maurizio Patriciello, il soprannome di “prete della terra dei fuochi” lo ha conquistato conducendo una convinta crociata contro gli sversamenti che avvelenano quei territori e soprattutto fiancheggiando i tanti malati di tumore, soprattutto i bambini, vittime di quella barbarie generata dalle cieche logiche della camorra. Diventato sacerdote nel 1984, all’età di 28 anni, Don Maurizio Patriciello ha speso ogni singolo giorno per combattere questa battaglia. In un contesto come quello che ospita la sua parrocchia, dove lo spaccio di droga rappresenta il core business dell’economia locale, Don Patriciello non ha mai chiuso gli occhi dinanzi alla ferocia della malavita locale, anteponendo anche a quel modello criminale la parola di Dio. Tantissimi i giovani che hanno cambiato strada, grazie all’aiuto offerto dal prete del parco Verde di Caivano.

Don Antonio Coluccia, il soprannome di “prete anti-spaccio” lo ha conquistato a suon di incursioni nei rioni capitolini dove dilaga l’illecito. Armato di megafono, Don Antonio combatte la criminalità attraverso il Vangelo: recita il Rosario e incita gli spacciatori a cambiare vita. Un impegno per il quale è stato insignito del titolo di “poliziotto ad honorem”.
Originario del comune salentino di Specchia, lavorava come operaio in un calzaturificio e dedicava il suo tempo libero all’attività sindacale e al volontariato. Dopo aver fondato un’associazione a tutela dell’ambiente e dei disabili, parte come volontario in Bosnia-Erzegovina e in Albania per portare viveri ai bisognosi. Proprio lì, poco più che 20enne, a contatto con i sacerdoti presenti sul fronte di guerra per aiutare i giovani e gli indifesi, Don Antonio scopre quella vocazione che lo porterà ad approdare nella capitale dove, affrontando non poche difficoltà, trasforma una villa confiscata ad un boss della banda della Magliana in una casa di accoglienza che offre ospitalità e ristoro ai poveri e ai bisognosi, ma soprattutto ai giovani che riesce ad allontanare dalla criminalità, durante le sue incursioni nelle realtà in balia dello spaccio.


Il sacerdote opera da anni a Roma, nel quartiere Nord di Grottarossa, dove ha fondato l’“Opera Don Giustino Onlus”, un’organizzazione no-profit impegnata concretamente nella lotta contro le povertà e l’esclusione sociale, all’accoglienza di poveri, emarginati, persone senza fissa dimora.

Don Maurizio e Don Antonio: due uomini, due sacerdoti, impegnati nella stessa missione, destinatari dello stesso avvertimento.

 

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