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Maltrattamento minori: la Campania è la regione più vulnerabile d’Italia

di / 0 Commenti / 32 Visite / 12 maggio, 2022

Oltre due anni di pandemia hanno lasciato cicatrici evidenti, e in taluni casi indelebili, sul corpo ancora ferito del Paese. A pagare il tributo più alto sono stati come sempre i più vulnerabili, a cominciare da bambini e adolescenti. È preoccupante il quadro che emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia curato da Fondazione Cesvi, che nell’edizione di quest’anno dedica un focus particolare all’impatto che la pandemia ha prodotto sulla sicurezza dei più piccoli.

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«La pandemia ha aumentato in modo drammatico tutti i fattori di rischio che sono alla base del maltrattamento all’infanzia, agendo in molti casi da detonatore in situazioni di disagio pregresso: povertà e disoccupazione, deterioramento della salute mentale, isolamento e contrazione delle relazioni sociali», spiega Gloria Zavatta, presidente della Fondazione.

Presentato in occasione di un incontro online moderato da Cristina Parodi, ambasciatrice della Fondazione, con la partecipazione della ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, l’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia – redatto dalle ricercatrici Giovanna Badalassi e Federica Gentile – analizza la vulnerabilità dei bambini nelle singole regioni italiane, attraverso l’analisi dei fattori di rischio presenti sul territorio e della capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno tramite i servizi offerti. Il risultato è una graduatoria basata su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante dell’Indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare e di accesso a risorse e servizi.

 

«Il lavoro di Cesvi è un contributo importante a quell’azione collettiva che è necessario mettere in campo per prevenire qualsiasi forma di violenza contro i bambini e le bambine, proteggere le vittime di abusi e promuovere percorsi di cura. C’è bisogno, infatti, di un intervento strutturale affinché i servizi sul territorio siano uniformi a livello nazionale. Allo stesso modo è importante promuovere la conoscenza e il monitoraggio del fenomeno attraverso la raccolta sistematica dei dati», ha commentato la ministra per la Famiglia e le pari opportunità Elena Bonetti.

Il maltrattamento all’infanzia rimane un problema particolarmente grave e pervasivo in seno alla società che produce conseguenze drammatiche sulla salute dei maltrattati nel breve e nel lungo termine, sul loro equilibrio psico-fisico e, più in generale, su tutta la comunità. Gli ex bambini maltrattati diventano adulti che vivono con un pesante fardello di dolore che spesso scaricano sui propri figli, generando un circuito vizioso di trasmissione intergenerazionale, che solo un intervento esterno può interrompere. La violenza contro i minori è quindi un fenomeno sistemico che non può essere ricondotto esclusivamente a dinamiche relazionali familiari ma che rappresenta un grave problema di salute pubblica, prima, durante e dopo la pandemia e che richiede un approccio globale.

 Una tendenza confermata anche dall’aumento dei reati perpetrati su bambini e adolescenti durante la pandemia. Secondo i dati della polizia criminale, i maltrattamenti contro familiari e conviventi minori registrano un più 11% nel 2020. Nel primo anno di lockdown crescono in modo esponenziale anche i reati di pedopornografia e adescamento online (+77%).

In aumento anche la violenza sulle donne. I dati raccolti dal numero antiviolenza e stalking 1522 evidenziano un forte incremento delle chiamate durante la prima fase del lockdown. Il luogo dove più frequentemente si consuma la violenza è la casa della vittima. All’aumento delle segnalazioni non è corrisposta tuttavia una crescita delle denunce. Le forze di polizia hanno registrato un forte calo delle denunce per maltrattamenti, stalking e violenza sessuale, conseguenza diretta del confinamento in casa e dunque del maggior controllo esercitato dal partner convivente[7].

La violenza che si consuma nel chiuso delle mura domestiche può tradursi in violenza assistita dai minori. Secondo le stime dell’Istat, circa il 50% dei figli assiste alla violenza, mentre il 10% la subisce.

L’Indice fornisce anche quest’anno l’immagine di un’Italia a due velocità: si conferma l’elevata criticità del Sud Italia che resta al di sotto della media nazionale pur registrando timidi miglioramenti. Le ultime quattro posizioni dell’Indice sono occupate, come nell’edizione precedente, da Campania (20°) Sicilia (19°), Calabria (18°) e Puglia (17°). I piccoli progressi osservati in qualche indicatore o capacità non hanno ancora raggiunto una portata tale da variare la loro situazione complessiva. Le regioni presentano, infatti, importanti criticità complessive di sistema, sottolineando così l’urgenza di piani di intervento strutturali di medio-lungo termine che agiscano contemporaneamente sia sui fattori di rischio che sul complesso del sistema dei servizi.

In questa quinta edizione l’Emilia-Romagna torna a essere la regione con la migliore capacità di fronteggiare il maltrattamento ai minori, in una sintesi finale tra fattori di rischio e servizi (solo nel 2021 ha ceduto il primato al Trentino-Alto Adige).  Seguono Trentino-Alto Adige (2°), Veneto (3°), Friuli-Venezia Giulia (4°),  Toscana (5°) e Liguria (6°), che si confermano tra le prime posizioni.

Quest’anno sono otto le regioni “a elevata criticità”, ovvero quei territori nei quali, a fronte di elevate problematiche ambientali, rappresentate da fattori di rischio elevati, non corrisponde una reazione del sistema dei servizi: Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Basilicata, Abruzzo e Marche. Tra le regioni “virtuose” – con bassi fattori di rischio e un buon livello di servizi sul territorio – troviamo otto delle nove regioni già presenti nell’edizione 2021 dell’Indice: Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, ToscanaValle d’Aosta, Umbria. Il Piemonte, inserito lo scorso anno tra le regioni “virtuose”, quest’anno entra, insieme alla Sardegna, nel cluster delle regioni “reattive”, ovvero che rispondono alle elevate criticità nei fattori di rischio con servizi al di sopra della media nazionale. Tra le regioni “stabili” si trovano il Lazio e, come ogni anno, la Lombardia.

La Campania, in particolare, stabile in 20esima posizione sin dalla prima edizione dell’Indice, registra il peggior livello tra tutte le regioni italiane in ben cinque capacità delle sei prese in esame dall’Indice: la capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di lavorare ed accedere a risorse. Stabile invece la capacità di acquisire conoscenza e sapere (al 18° posto). La Campania si conferma, quindi, una regione a “elevata criticità” che combina una situazione territoriale particolarmente difficile sia per i fattori di rischio che per l’offerta di servizi. Cesvi è attiva in Campania dal 2017 per prevenire e contrastare i fenomeni di trascuratezza e maltrattamento all’infanzia operando nella periferia di Napoli, quartiere di San Pietro a Patierno, insieme alla cooperativa locale Il Grillo Parlante. Gli interventi di Cesvi agiscono in due direzioni, da un lato rafforzando le risorse a disposizione dei bambini e delle famiglie, dall’altro impattando positivamente sull’ambiente e la comunità circostante. L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown hanno peggiorato i problemi economici e sociali delle famiglie più fragili: sono nate nuove problematiche e quelle preesistenti si sono “drasticamente rafforzate”.

È evidente come la pandemia abbia messo sotto pressione servizi sul territorio già carenti, rendendo non più procrastinabile un piano di interventi strutturale. Intervenire proattivamente per rinforzare la resilienza di persone e famiglie, curare e formare i curanti è quindi sempre più urgente, così come investire in un capitale sociale sempre più solidale e includente. In quest’ottica si potranno modificare in modo strutturale i comportamenti umani e promuovere politiche specifiche e mirate a cogliere le ricadute indirette sul maltrattamento all’infanzia.

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