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Agguato Ponticelli: dai 30 anni trascorsi in carcere al pestaggio misterioso: ecco chi era Bruno Solla

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
3 Aprile, 2023
in Cronaca, In evidenza
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Agguato Ponticelli: dai 30 anni trascorsi in carcere al pestaggio misterioso: ecco chi era Bruno Solla
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Due fratelli legati dallo stesso destino: entrambi morti ammazzati in un agguato di matrice camorristica.

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Uccisi nello stesso rione: il Lotto O di Ponticelli, roccaforte dei De Luca Bossa.

Affiliati allo stesso clan, quello fondato da Tonino ‘o sicco quando optò per la scissione dai Sarno, dando il via ad una sanguinaria faida di cui i fratelli Solla sono stati convinti sostenitori.

Nell’ottobre del 2015, Bruno Solla è stato scarcerato dopo aver scontato una pena di trent’anni, proprio nel momento storico in cui la cosca del Lotto O stava reclutando forze e manovalanza per risalire la china e tentare di scalzare i De Micco che nel frattempo erano riusciti a colmare il vuoto di potere scaturito dal pentimento dei Sarno.

Suo fratello Salvatore, detto Tore ‘o sadico, pagò con la vita l’atto di ribellione indirizzato ai De Micco rifiutandosi di corrispondere una tangente sui proventi della piazza di droga che gestiva nel Lotto O.Un delitto eccellente che avvenne a un anno di distanza da quello di un’altra convinta dissidente che pagò con la vita lo stesso atto di ribellione indirizzato ai leader di Ponticelli: Annunziata D’Amico, la donna-boss reggente dell’omonimo clan radicato nel rione Conocal.

La D’Amico fu assassinata il 10 ottobre del 2015, Salvatore Solla il 23 dicembre del 2016: due delitti eccellenti, due plateali dimostrazioni di forza e ferocia che decretarono l’egemonia dei De Micco.

A settembre del 2017, pochi giorni dopo l’arresto di alcuni elementi di spicco del nuovo clan emergente che stava cercando di rifondarsi tra Cercola e Ponticelli a suon di estorsioni perpetrate ai danni di imprenditori e commercianti del vesuviano, Bruno Solla detto “Tatabill’” fu vittima di una violenta aggressione, proprio nei pressi della sua abitazione nel Lotto O di Ponticelli, quartier generale del clan De Luca Bossa, del quale “Tatabill’” e suo fratello Salvatore erano stimati essere due fedelissimi gregari. Una vicenda che, in prima battuta, fece temere per l’incolumità del Solla, in quanto gli inquirenti furono subito indotti a ricondurre al contesto malavitoso quel brutale pestaggio.

La stessa vittima spiegò agli inquirenti che sotto casa, in via Cleopatra, nel tardo pomeriggio, trovò tre persone ad attenderlo, tutte con il volto coperto.

I tre lo aggredirono prima con le spranghe e poi lo accoltellarono. Giunto al pronto soccorso dell’ospedale “Villa Betania” diverse ore dopo con mezzi propri, Solla riferì di essere stato accerchiato e picchiato da tre sconosciuti armati di spranghe e coltello, ma di non aver mai subito minacce. I medici riscontrarono un politrauma e una ferita d’arma da taglio al ginocchio destro.

In realtà, si ipotizza che quel fatto di sangue, maturò in circostanze del tutto estranee alle dinamiche malavitose, ma più verosimilmente riconducibile al contesto familiare: i figli di “Tatabill’”, stanchi delle reiterate violenze che si consumavano tra le mura domestiche, soprattutto ai danni della madre, potrebbero aver deciso di “entrare in azione” per dare una lezione a quel padre irascibile e violento.

L’ultima traccia investigativa di “Tatabill” risale all’estate scorsa e riguarda gli stralci di conversazioni intercettate dagli inquirenti che riportano alcuni dialoghi con Christian Marfella, fratellastro di Antonio De Luca Bossa tornato nel Lotto O lo scorso giugno dopo un lungo periodo di detenzione. Marfella aveva anche schernito e deriso Tatabill, sminuendo la sua caratura criminale. Evidentemente, i sicari entrati in azione nel corso della serata di lunedì 3 aprile non erano dello stesso avviso decretando la condanna a morte di uno degli ultimi storici affiliati al clan De Luca Bossa ancora a piede libero, in quanto sopravvissuto al blitz che lo scorso novembre ha tradotto in carcere le figure apicali del clan del Lotto O.

Molto probabilmente, proprio per fronteggiare alle tante difficoltà franate sulla cosca di recente, Tatabill può essersi visto costretto a ricoprire un ruolo di maggiore rilievo e forse ha pagato con la vita “uno sgarro” poco gradito ai De Micco, proprio com’è successo a suo fratello.

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