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La politica degli “XX” di Ponticelli: bambini usati come scudi e strategia del terrore tra i civili

Luciana Esposito di Luciana Esposito
2 Luglio, 2024
in Comunicati Stampa, In evidenza
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La politica degli “XX” di Ponticelli: bambini usati come scudi e strategia del terrore tra i civili
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Il boss Francesco De Martino e sua moglie Carmela Ricci, il figlio minore Salvatore De Martino e il parterre di fedelissimi capeggiati da Alessio Velotti e Gabriele Di Carluccio, seguiti da Felice Rea, Antonio Scognamiglio, Luigi Pangia e Francesco Punzo. Sono loro i nove soggetti che hanno conquistato le pagine di cronaca mettendo la firma su una serie di atti persecutori e minacce, sfociate anche in pestaggi, indirizzati all’ex di Salvatore De Martino e ai suoi familiari.

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Un clan radicato da tempo immemore nel rione Fiat di Ponticelli e che ha attecchito anche nel vicino rione Incis, seminando il panico tra i cittadini per i metodi violenti e brutali che da sempre contraddistinguono le loro gesta. La vicenda che ha portato all’arresto dei vertici del clan e dei loro fedeli affiliati ben riassume il modus operandi e la cultura malavitosa praticata dal clan De Martino, fondato da Ciccio ‘o pazzo, alias Francesco De Martino, un soprannome che deriva dall’ossessiva intenzione di vedersi riconoscere l’infermità mentale – anche praticando atti autolesionistici – affinché possa scappottarsi la detenzione in carcere. Sua fedele compagna di vita e non solo, Carmela Ricci, “Donna Lina”, finanche più temuta del marito per quanto violenti e spietati siano i suoi modi di fare. Antonio, Giuseppe e Salvatore, i loro tre figli, tutti detenuti, hanno dimostrato fin da subito di aver ben recepito gli insegnamenti dei genitori. Il primogenito, lo spietato killer del clan De Micco-De Martino, ha già incassato due ergastoli compiendo una serie di delitti eccellenti, mentre il secondogenito Giuseppe era stato scarcerato a febbraio del 2023, ma ad agosto dello stesso anno è finito nuovamente in carcere e negli ambienti malavitosi di Ponticelli viene indicato tra i partecipanti al tentato omicidio di Ciro Naturale, reggente del clan De Micco in quel momento storico.

Infine, Salvatore, il figlio minore, arrestato insieme al fratello Giuseppe e ad altri affiliati al clan De Micco-De Martino-Aprea-Mazzarella che hanno praticato una serie di estorsioni ai danni dell’ormai ex titolare di un ristorante di Volla. La verve criminale di Salvatore trapela proprio dalle pagine della recente ordinanza che ha concorso ad aggravare la sua posizione e ha tradotto in carcere anche i suoi genitori.

Nessun membro della famiglia De Martino attualmente è a piede libero. Non era mai accaduto prima.

Salvatore, l’ultimo dei figli di Ciccio ‘o pazzo e Donna Lina ha sempre subito la fama criminale dei due fratelli ed è rimasto a lungo tempo nella loro ombra, apparendo incapace di emularne le gesta. Negli ambienti criminali non era mai riuscito a conquistare la stessa credibilità di Antonio e Giuseppe, mentre tra le mura domestiche troneggiava sulla sua ex compagna. Timido con i duri, forte con i deboli, quella andata in scena in questa circostanza è una delle vicende più raccapriccianti proposte dalla camorra ponticellese.

Nel mirino del clan De Martino era finita una donna, estranea agli ambienti malavitosi, che ha avuto una relazione con Salvatore De Martino, poi interrotta mentre lei era al quinto mese di gravidanza. Aveva anche scoperto che il rampollo degli “XX” intratteneva una relazione con un’altra donna che a sua volta lo ha reso padre. Salvatore si era disinteressato di quella vita che portava in grembo durante l’intera gravidanza e non ha mai mostrato grande interesse per la figlia nata dalla prima relazione, mentre i nonni non hanno mai smesso di rivendicare pretese sulla bambina.

Minacce, pestaggi da parte delle donne del clan, una delle azioni intimidatorie più praticate dalla camorra di Ponticelli, hanno letteralmente trasformato in un incubo la vita della donna e dei suoi familiari.

Non voleva che la sua bambina avesse rapporti con i nonni e il padre camorrista, perennemente sotto il mirino dei clan rivali e per questo la madre temeva che potesse ritrovarsi coinvolta in un conflitto a fuoco, ma ciononostante gli “XX” continuavano a rivendicare le loro ragioni.

“Ciccio ‘o pazzo” minacciava di darle fuoco insieme all’auto, le garantiva che se la sarebbe vista con suo figlio Antonio quando avrebbe scontato i due ergastoli e soprattutto con il suo ex, Salvatore, condannato a 5 anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso e pertanto destinato a uscire a breve. Quello stesso ex che l’ha minacciata con una pistola e che malgrado avesse intrapreso una relazione con un’altra donna le intimava di restare da sola con la bambina, guardandosi bene dal frequentare un altro uomo. Gelosia, possesso, prevaricazione, ma soprattutto la violenta imposizione del credo camorristico: i De Martino pretendevano che la donna accettasse di sottostare alle loro volontà, senza avanzare obiezioni, nel pieno rispetto di quell’ideologia criminale che da sempre ispira le loro vite e quelle dei loro figli. Inconcepibile per il boss e i suoi familiari che una donna qualunque, estranea a quelle dinamiche, osasse ribellarsi e contestare le loro decisioni.

Quando la piccola era dai nonni, la madre vedeva il padre Salvatore andarsene in giro in moto, disinteressandosi completamente di quella bambina, malgrado continuasse a rimarcare l’incontenibile desiderio di vedere sua figlia. Una bambina di pochi anni, prelevata con metodi intimidatori dai nonni paterni, quando il padre è finito in carcere, accompagnati e scortati da cortei di fedelissimi armati che in presenza della piccola ostentavano e mostravano pistole. Una bambina di pochi anni utilizzata come scudo dai nonni paterni che temevano di finire nel mirino dei De Micco, all’indomani del tentato omicidio del boss Ciro Naturale e per questo andavano a prelevare la piccola, consapevoli del fatto che i rivali non avrebbero mai potuto colpirli alla presenza di una minore, rischiando di compiere il più imperdonabile dei delitti.

Una vicenda contornata dalla paura dei civili, costretti a subire in silenzio le angherie e i soprusi degli “XX”, ma non solo per questo tra loro regna lo sconforto che li dissuade dal denunciare le malefatte dei De Martino alla polizia.

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