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Camorra, scacco agli eredi della “paranza dei bimbi”: 15 arresti

di / 0 Commenti / 249 Visite / 9 marzo, 2019

polizia-minacce-arresto-640x412 Undici presunti affiliati al clan camorristico Sibillo, attivo nel centro antico di Napoli, sono state arrestate all’alba di oggi, sabato 9 marzo, dalla Squadra Mobile su provvedimento della Dda, accusate di associazione per delinquere di tipo mafioso, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, comuni e da guerra, e ricettazione.

I riflettori tornano ad accendersi sul clan Sibillo, nato nell’estate 2015 capeggiato da Emanuele Sibillo prima e da suo fratello Pasquale poi, successivamente alla morte del giovane che sognava di diventare il “Robin Hood” di Forcella. Prontamente denominato “la paranza dei bambini”,  in virtù della giovane età degli affiliati, il clan Sibillo seminò il terrore nel corso di quell’estate, in cui si alternarono di veri omicidi, nel corso della faida insorta contro i rivali del clan Buonerba.

In un’ altra operazione i Carabinieri hanno arrestato altri quattro presunti affiliati al clan Sibillo accusati di aver imposto il pagamento del pizzo per due anni ad una delle rinomate pizzerie del centro storico di Napoli.

Le manette sono scattate complessivamente per 15 persone, ritenute contigue al clan finito sotto i riflettori proprio negli anni in cui era capeggiato da Emanuele Sibillo.

Tra gli 11 arrestati ci sono anche i presunti autori dell’assassinio di una vittima innocente della criminalità, il meccanico Luigi Galletta, ucciso proprio nell’ambito della faida scoppiata tra i Sibillo e i Buonerba nell’estate del 2015, oltre a mandanti ed esecutore della deflagrazione di un ordigno davanti a casa di un rivale del clan dei baby-boss.

L’indagine è stata coordinata dai pm John Woodcock, Francesco De Falco con il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli.

Gli undici arrestati, già contigui e pienamente organici al clan Sibillo, all’epoca della latitanza dei fratelli Emanuele e Pasquale Sibillo, hanno continuato a tenere in piedi in clan in seguito alla morte del primo e all’arresto del secondo. Sono loro, secondo gli inquirenti, gli eredi della “pranza dei bambini” e avrebbero portato avanti loro per conto del clan, le azioni e le attività malavitose compiute dal 2015 ad oggi.

Come detto, tra i destinatari del provvedimento, figurano anche gli autori dell’omicidio del 21enne Luigi Galletta, ucciso dal clan Sibillo nell’officina dove lavorava come meccanico per essersi rifiutato di rivelare dove si nascondesse il cugino, affiliato al clan Buonerba.

Antonio Napoletano è ritenuto esecutore materiale dell’omicidio Galletta, all’epoca minorenne e già condannato, mentre l’altro esecutore materiale è stato identificato nelle recenti indagini in  Ciro Contini.

Galletta fu prima pestato e poi ucciso, raggiunto da diversi colpi di pistola nell’officina dove lavorava, proprio perché si era rifiutato di assecondare le richieste avanzate dal clan Sibillo.

Gennaro Buonerba, a capo dell’omonimo gruppo camorristico, già in carcere, e Massimo Amoroso, anche lui ritenuto affiliato ai Buonerba, secondo la DDA e la Polizia di Stato sarebbero, rispettivamente il mandante e l’esecutore materiale dell’esplosione di un ordigno, molto simile a una bomba a mano, fatta deflagrare nell’ottobre del 2015 davanti l’abitazione di un loro rivale, ritenuto affiliato ai Sibillo, Antonio Napoletano. Un’esplosione particolarmente potente che danneggiò due negozi e non provocò vittime perchè quel giorno le strade erano deserte, dato che era in corso una partita del Napoli. Dopo la morte di Emanuele Sibillo e l’arresto del fratello Pasquale, a capeggiare la paranza erano Ciro Contini, Antonio Napoletano, Francesco Pio Corallo e Luca Capuano. Questi ultimi due vennero arrestati per avere chiesto il pizzo nella zona della Maddalena a Napoli, creando contrasti con il clan Mazzarella. Dopo il loro arresto, infatti, il giro delle estorsioni in quella zona passò proprio ai Mazzarella i quali, per affermare la propria supremazia ai danni degli ambulanti extracomunitari restii a pagare, diedero il via ad una spedizione armata a Forcella, sparando proprio contro di loro a scopo intimidatorio, ferendo ad un piede una bimba, figlia di un ambulante napoletano.

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