Il nuovo modo di leggere Napoli

Ritratto di signora: Lizzie Velasquez

di / 0 Commenti / 205 Visite / 8 marzo, 2015

Imbrigliate, ingabbiate, infelici. Lo diciamo spesso ed altrettanto spesso lo sentiamo. Un corpo imperfetto, un viso impreciso. Quanto tempo perdiamo ad odiare e ad odiarci? Troppo grasse, troppo magre, poco attraenti, troppi segni e cicatrici dentro e fuori.
Conosco bene l’ argomento, so bene quanto è difficile giostrarsi in questo mondo che da un lato ti ricorda prepotentemente quanto sei sbagliata e, dall’ altro ti dice, invece, di accettarti così come sei, ma senza strumenti d’aiuto. Conosco la voglia impellente di essere il più vicina possibile ad un insano ideale di perfezione. Insano, si, perché la perfezione non esiste e mai ci sarà qualcosa che si specchia in questa, anche se ci sembra così.
Essere esattamente come si vuole essere. In questo sacrosanto assunto c’entra davvero qualcosa il nostro aspetto? Io penso di no. Penso, fortemente, che se si è alla ricerca vera di qualcosa, di se stessi, non basta vivere di dieta. Non è un valore aggiunto, semmai è un ostacolo da superare. Ci sarà sempre qualcosa che non sarà come deve essere e il cerchio dell’insoddisfazione non si chiuderà mai.
Prima di ogni scelta, di ogni sfida, di ogni cambiamento, mettete a tacere quella voce sempre pronta a dirvi quanto siete sbagliate, perché voi siete molto più della vostra taglia, del vostro viso imperfetto, della vostra ricerca infinita.
Vivete di esempi e stimoli e storie, che, come quella che state per leggere, vi ricordino quanto effimera ed inutile sia questa lotta contro voi stesse.
Fate dell’inadeguatezza un vanto, perché non esiste niente di più adeguato al mondo.
 
Lizzie Velasquez  nasce ad Austin, in Texas, primogenita di Rita e Guadalupe. E’ prematura di quattro settimane ed il suo peso alla nascita è di 1,219 chili. È Affetta da una malattia rarissima conosciuta come sindrome di De Barsy, una patologia genetica che non le permette di accumulare peso o conservare il grasso nel suo corpo. I medici dicono che le probabilità che sopravviva sono molto basse e che, comunque, la sua prospettiva di vita non è delle migliori: non sarà in grado di parlare, camminare, non sarà in grado di essere autonoma. Nessuna speranza, insomma, per i neogenitori, che stringono quel fagottino fragile tra le braccia e decidono di portare a casa la loro bambina, di amarla e di cercare di renderle la vita, per breve che sia, un viaggio di meravigliosa accoglienza.
Ma Lizzie è sopravvissuta, ha ventisei anni, e si racconta.
In tutto il mondo, solo altre due persone hanno la stessa sindrome. Non ci sono studi, non ci sono certezze, non ci sono terapie. La famiglia, i medici, lei stessa, affrontano i problemi un passo alla volta, man mano che essi si presentano. Problemi che possono andare da una semplice frattura al restringimento dell’esofago, come l’ultima volta che è stata ricoverata.
Costretta ad ingerire oltre 5000 calorie al giorno per sopravvivere, Lizzie ha una percentuale di grasso corporeo pari a zero. Ha cominciato a perdere la vista a quattro anni e adesso è completamente cieca da un occhio. Ha un sistema immunitario molto debole e la sua condizione presenta caratteristiche simili alla progeria. I suoi organi, i suoi denti, le suo ossa sono perfettamente sani. Ed ha, onestamente, capelli splendidi.
“Non ho mai pensato di essere diversa. Non prima di iniziare la scuola”
Isolata, maltrattata, offesa, evitata. La scuola si è trasformata presto in un incubo e l’unico pensiero di Lizzie era:
“cosa gli ho fatto? Perché sono così cattivi con me?”
“Non lasciare che sia la tua malattia a definire chi sei” è la risposta dei suoi genitori. Il miglior team di supporto che Lizzie potesse desiderare.
E così ha affrontato l’ignoranza, la cattiveria, la maleducazione. Il bullismo.
E’ stato facile? Non credo proprio. Ogni giorno una lotta, ogni giorno questa piccola ragazzina cercava di non soccombere, con tenacia, sperando di risvegliarsi ed essere diversa da se stessa, essere come tutti gli altri. Normale.
Fino al giorno, durante il Liceo, in cui Lizzie si imbatte in un video su YouTube, il cui titolo è “The world’s ugliest woman“. Tra i vari commenti crudeli che lo accompagnavano uno più di altri l’aveva ferita: “Lizzie, ti prego, fai un favore al mondo, puntati una pistola alla tempia e ucciditi.”
Un pensiero che è passato nella sua mente, che per un lungo momento ha ribaltato tutto il suo mondo, ma che, per fortuna, non ha ascoltato. Lizzie non si è arresa.
“Lascerò che coloro che mi chiamano mostro e che mi hanno detto di uccidermi definiscano ciò che sono? No, lascerò che siano il mio successo, i miei risultati, le mie gioie e soddisfazioni a definire ciò che sono, non il mio fisico, non la mia cecità parziale, non la mia sindrome.”
Ha deciso di raccontare la sua storia ed è diventata una motivational speaker.
“Ognuno di noi ha il comando della propria vita e solo noi possiamo decidere quale strada intraprendere. Decidere cosa ci definisca. Non è facile, può essere snervante, irritante, deprimente, ma solo così troveremo un equilibrio. Solo così potremo dire di vivere davvero.”
Quello che era sempre stato un incubo, presto diventa una benedizione. Grazie alla sua malattia, al modo in cui l’ha plasmata, Lizzie ha intrapreso una vera e propria missione per essere d’aiuto alle persone ed una vera e propria lotta contro il bullismo ed i pregiudizi della gente.
Guardando i suoi vlog su YouTube non si può non rimanere affascinati da tanto entusiasmo, intraprendenza ed intelligenza. Leggendo i suoi libri, si può comprendere quale tormento abbia subito e come è stata in grado di trarne insegnamenti e la forza per andare avanti. Forza che ha incanalato in quello che sembrava un progetto ambizioso e che oggi ha raggiunto traguardi importanti.
Abbiate il coraggio di non abbassare mai la testa, alla vita e agli stereotipi. Abbiate il coraggio di essere un po’ più Lizzie e un po’ meno una pubblicità.  Abbiate il coraggio di essere voi stesse, sempre.
Buona festa delle donne.

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