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Borsalino: la storia della moda italiana agli sgoccioli

di / 0 Commenti / 280 Visite / 8 marzo, 2015

collezioneSia con un rovente sole, sia con una lieve brezza o in una giornata uggiosa, che faccia caldo o che faccia freddo non è mai sbagliato indossare un must have della moda italiana: il Borsalino.

Questo nome non risulta nuovo né ai più giovani, né alle persone adulte, questo perché tale marchio riecheggia ancora oggi in radio, in televisione o sulle riviste.

 

La nota azienda di abbigliamento, nasce ad Alessandria il 4 aprile 1857, quando Giuseppe Borsalino rileva un’industria, ampliandola e rendendola anche fabbrica di cappelli. L’eccelsa mente dell’imprenditore piemontese partorisce un rivoluzionario modello di cappello, dalla nuova forma e dall’ esclusivo utilizzo di feltro di pelo di coniglio. Grazie alla necessità dell’ utilizzo di tale materia, né deriva l’incremento dell’allevamento domestico, con la conseguente crescita economica del Piemonte.

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L’innovazione apportata dal marchio Borsalino, non si limiterà alla regione o all’Italia, bensì diventerà un prodotto di esportazione che giungerà anche oltre oceano.

Il copricapo diventerà uno dei simboli della moda italiana e un prodotto cinematografico, quando il mitico Marcello Mastroianni, deciderà di renderlo accessorio essenziale della sua moda e dei suoi famosi film.

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L’evoluzione del prodotto giungerà alla sua massima acmè, quando verrà scelto per comparire sui palcoscenici mondiali, per approdare fino a quello hollywoodiano. Numerosi sono gli attori che hanno portato con eleganza tale essenza del made in Italy, a partire dall’ ipnotico Alain Delon, continuando con il celebre Orson Welles, per giungere ai tempi moderni con la bellissima Uma Thurman.

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All’immensa popolarità del Borsalino, nel ’70 e nel ’74, sono stati dedicati due film che recano il suo nome, mentre in Italia nel 2006 è stato costituito il museo in suo onore.

Ma non è tutt’oro quel che luccica. Infatti recente è la notizia, che riporta la crisi economica dell’azienda che attualmente consta di 130 dipendenti. La nota industria, nonostante le doverose preoccupazioni, si è impegnata attraverso i sindacati a cercare una soluzione impellente per risollevare la sorte avversa che li ha colpiti.

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Siamo vittime di un incontrollato consumismo, dei suoi vorticosi ritmi, che ci hanno trascinato nel baratro del  “copismo”. La spietata concorrenza ha reso possibile la nascita di marchi low cost, che grazie alla loro politica economica sono diventate le spine nel fianco dei grandi brand. Come può la quantità surclassare la qualità? Come può l’originale essere spodestato da una copia?

Il mondo tutto, soprattutto gli italiani, dovrebbero comprendere la necessità di sostenere una così infinita opera d’arte, perché la sua estinzione costituirebbe un vero e proprio colpo al cuore alle passerelle della moda.

 

 

 

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