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Distrutti i ritratti incollati sul lungomare Caracciolo: perché? I napoletani hanno risposto così

di / 0 Commenti / 399 Visite / 9 maggio, 2017

 inside-out-8 Tremila ritratti incollati a terra: questo prevedeva una delle installazioni più attese dello Sky Arte Festival che si è svolto a Napoli dal 5 al 7 maggio. Una passerella di volti napoletani in bianco e nero che si estendeva per mezzo chilometro, lungo via Partenope, dalla pizzeria Sorbillo fino al Centro Congressi della Federico II.

Il progetto “Inside Out”, opera dell’artista francese Jr, presentato nella mattinata di sabato 6 maggio, però, non ha sortito il successo sperato.

Nei giorni scorsi precedenti erano state raccolte le immagini dei partecipanti all’iniziativa grazie ad associazioni, scuole, squadre sportive e istituti d’arte. Tra le foto dei cittadini, c’era anche quella del sindaco Luigi de Magistris.

Gli scatti, legati dal tema del festival “Rigenerazione”, sono stati poi elaborati da Jr e stampati in formato poster. Lo staff dell’artista ha iniziato a incollare i primi ritratti alle 3 di notte di sabato 6 maggio, per concludere il lavoro dopo nove ore. Un lavoro vanificato dai passanti che hanno letteralmente distrutto l’opera nel giro di poche ore.

Era, di certo, previsto che l’opera fosse destinata ad “autodistruggersi”, ma ci si aspettava che restasse integra quantomeno per l’intera durata del festival.

Invece, il continuo transito di pedoni e biciclette sull’installazione, oltre agli strappi volontariamente arrecati alle foto, hanno distrutto l’opera nel giro di poche ore.

Perché? Si è trattato di un atto di “semplice ed ingenua” incuria o c’è dell’altro?

Siamo andati sul lungomare Caracciolo, a chiederlo ai diretti protagonisti: passanti, turisti, ristoratori.

Una nutrita percentuale di cittadini, minimizza l’accaduto, riconducendo la distruzione dell’opera d’arte a un gesto dettato dall’ignoranza e dall’inciviltà. Una bravata di ragazzi scellerati, insomma.

jr-1 Molto più forte e netta, invece, la posizione di chi punta il dito contro uno stato di cose ben preciso: “Credo che sia un chiaro segnale del malcontento popolare, – hanno precisato diversi gruppi di persone, dal pensionato all’imprenditore, passando per il “libero pensatore” – non ci si può ricordare del lungomare solo per queste grosse operazioni di marketing, come N’Albero, ad esempio. È una giungla, soprattutto di sera, le baby gang e i vandali fanno quello che gli pare. Probabilmente, “adesso che gli hanno rotto le uova nel paniere”, il sindaco inizia a rendersi conto che non ha creato un grande polo di attrattiva, ma i problemi da risolvere affinché lo diventi, sono ancora tanti.”

Ben più dura la posizione di chi, in quel gesto non rileva un’autentica “spedizione punitiva” finalizzata a “rovinare la festa” per arrecare dei disagi, a loro dire, “più adatti” a rispecchiare quella che è la reale condizione di Napoli.

Una sorta di protesta, dunque, che vedrebbe nell’ammasso di carte lasciate in strada, l’intento di riprodurre il degrado e l’incuria che regnano in molti altri luoghi della città: “dal centro storico al corso Umberto, così come molte altre strade della città e delle periferie: stamm’ chin’ ‘e munnezz’! Siamo stanchi di subire in silenzio e, probabilmente, a qualcuno, è salito il sangue in testa, quando ha visto quella striscia di foto attaccate a terra.”

Infine, c’è chi sostiene che Napoli non sia una città ancora “culturalmente matura” per accogliere questo genere di installazioni: “forse si sta tendendo ad ingigantire la vicenda. Può semplicemente essere che la gente non ha compreso il senso di quella riproduzione, perché non sufficientemente informata o culturalmente propensa ad accettare questo genere di installazione. L’evoluzione dell’arte dovrebbe viaggiare di pari passo con quella culturale dei cittadini e, per quanto se ne possa dire, questo è ancora un popolo pieno di lacune da colmare. Questo episodio ne è l’ennesima conferma.”

 

 

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