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Giornalista ucciso in Ghana, aveva denunciato la corruzione nel calcio africano

di / 0 Commenti / 39 Visite / 18 gennaio, 2019

49348881_10218522755283011_1851755925396783104_nUn agguato in piena regola, quello compiuto per uccidere il 34enne Ahmed Hussein Divela, il giornalista investigativo che con le sue inchieste aveva denunciato la corruzione nel mondo del pallone. I suoi articoli, infatti, avevano messo in luce un vero e proprio sistema marcio all’interno delle istituzioni calcistiche africane e in particolare del Ghana.

Freddato con tre colpi d’arma da fuoco da ignoti che lo hanno avvicinato a bordo di una moto, mentre rientrava a casa,  a bordo della sua auto, nella capitale Accra.

Indagava su un grande scandalo di corruzione nella Federcalcio locale che ha portato la Fifa a sospendere il presidente Kwesi Nyantakyi.
Una volta emerso lo scandalo, lo scorso giugno, il governo di Accra ordinò lo scioglimento della Federcalcio e la sospensione dell’attività agonistica, oltre a indurre Nyantakyi alle dimissioni. L’ex presidente fu anche sospeso da tutte le attività legate al calcio, sia a livello nazionale che internazionale. La Fifa lo inibì a vita e lo multò per circa 500.000 dollari.

Ahmed ha lavorato sotto copertura per due anni e ha realizzato un documentario di 2 ore intitolato ‘Numero 12: quando l’avidità e la corruzione diventano la norma’, che mostrava Nyantakyi intascare una mazzetta di circa 55.000 euro. Nyantamkyi, banchiere e avvocato, era presidente dell’Associazione Nazionale del Calcio, vicepresidente della Confederazione di Calcio africana e membro del consiglio Fifa.

Ahmed faceva parte del team investigativo di Anas Aremeyaw Anas, il principale responsabile dell’inchiesta, noto per apparire in pubblico con il volto coperto da una maschera.

Nei giorni scorsi, lo stesso Ahmed Hussein aveva presentato una denuncia nei confronti di un deputato del partito di maggioranza del governo, reo di aver trasmesso una sua foto a una tv nazionale con la promessa di una ricompensa per chiunque lo avesse trovato e picchiato. Un atto da regime che è stato sottolineato anche da  Anas Aremayaw Anas, capo della squadra di giornalisti investigativi di cui faceva parte anche il giovane cronista assassinato.

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