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Emergenza clochard, la denuncia degli “Angeli di strada”: Zico è l’ottava persona che conduciamo al cimitero”

di / 0 Commenti / 217 Visite / 18 gennaio, 2019

49786005_2266184200099766_7572602739616645120_nUn lunedì amaro per gli “Angeli di strada di Villanova”, un’associazione umanitaria napoletana, una delle tante che distribuisce generi di prima necessità ai senza fissa dimora. Ogni lunedì, come hanno fatto anche lo scorso 14 gennaio, i volontari dell’associazione si dividono in gruppi e raggiungono clochard e bisognosi che convergono in diversi punti di raccolta: la stazione metropolitana di Campi Flegrei, in via Marina, a Gianturco e nello spiazzale della stazione della circumvesuviana di Porta Nolana.

Non amano le luci, gli “Angeli di strada di Villanova”, i volontari che tutti i lunedì da circa 6 anni scendono in strada per tendere una mano concreta ai bisognosi, perché rappresentano la retorica circoscritta ad un momento: quello in cui i riflettori si accendono sui bisognosi e tutti ne parlano e se ne occupano per portare a casa la buona azione quotidiana, utile ad alleggerire la coscienza e conferire ulteriore solennità alle feste natalizie. E’ esattamente quello che accade a ridosso di Natale e capodanno: cene e pranzi di solidarietà si trasformano in autentiche parate e spot politici. Una volta relegato in soffitta l’albero di Natale, a soddisfare le esigenze dei clochard, ci pensano solo le tante associazioni di volontari che operano su un territorio vasto e problematico come Napoli, dilaniato da una povertà dilagante.

Marcello Ciucci, Marika Cafiero e gli altri volontari di “Angeli di strada”, lo conoscevano bene Zico, il 50enne venditore ambulante ucciso a via Caracciolo durante la serata di sabato 12 gennaio, al culmine di una lite insorta con un altro venditore ambulante che lo ha accoltellato fino ad ucciderlo.

Quella con Zico era una frequentazione non solo circoscritta al lunedì sera. – racconta Marcello Ciucci, fondatore dell’associazione “Angeli di strada di Villanova”Tra l’altro avevamo scoperto che all’incirca 15 anni fa era venuto a casa mia a montare la cameretta delle mie figlie, perché lavorava come facchino nel negozio dove l’avevano acquistata. Zico era famoso per i suoi racconti: sosteneva di aver conosciuto Marco Pantani, quando da giovane era stato ciclista della nazionale del suo Paese e di essere stato un pugile ed anche un poliziotto in Marocco. Portava sempre con sè la foto di sua figlia, fingendo di non averlo mai fatto prima, ce la mostrava tutte le volte che lo incontravamo. Non la vedeva da anni, era andata a vivere in Russia con sua madre e Zico era impossibilitato a raggiungerla, per ovvie ragioni: non era in grado di sostenere le spese del viaggio.”

Una ferita insanabile che aveva tolto motivazione ed entusiasmo alla vita di Zico che viveva alla giornata e cercava di sedare il dolore rifugiandosi nel torpore dell’alcol. Gli bastava parlarne, con quelle persone cordiali e generose, pronte a offrirgli un pasto caldo e una pacca sulle spalle, per tenere vivo il ricordo e con lui la speranza di riabbracciarla, un giorno. Una speranza stroncata dalla coltellata al petto che gli tolto la vita, all’apice di una lite sorta per futili motivi.

Zico viveva in Italia da anni e durante il periodo del Ramadan era solito pregare in direzione della Mecca, all’interno della rotonda di piazza Sannazaro.

50460023_2267238316661021_3337898834121457664_nQui è dove dormiva Zico,la sua…stanza…presso largo Sermoneta“, si legge accanto ad una foto sulla pagina facebook dell’associazione gli “Angeli di strada”.

Zico, 50enne originario di Casablanca, viveva da tempo tra piazza Sannazaro e la funicolare di Mergellina insieme ad altri senza fissa dimora. Dall’animo gentile ed educato, Zico era molto conosciuto da residenti e commercianti della dai quali era riuscito a farsi voler bene, nonostante quel viziaccio che sovente lo portava ad accompagnarsi con un bicchiere di vino o una bottiglia di birra fin dal mattino.

Finire su una strada è semplice: basta essere un esodato e un divorziato e al 99% accade. – spiega Marcello Ciucci – Durante i nostri consueti giri del lunedì stiamo registrando un sensibile aumento dei nostri concittadini tra i bisognosi di aiuto.
Al cospetto delle persone che incontriamo durante i nostri giri del lunedì sera è forte il nostro senso di frustrazione, perché non possiamo fare altro che dargli da mangiare, fornirgli indumenti e dispensare pacche sulle spalle. In tanti anni di volontariato ho raccolto un bel po’ di storie e circa 500 fotografie che raccontano anche vicende andate a buon fine, come nel caso di B., un amico di Zico con il quale condivideva la sistemazione notturna, tornato da 1 anno e mezzo alla vita dopo anni trascorsi per strada, ha ottenuto la pensione e adesso ha una casa dove vive con la moglie.

Zico era un buono ed ha perso la vita al culmine di un litigio prima verbale, poi fisico, avvenuto un sabato sera qualunque, lungo le strade di uno dei luoghi più gettonati della movida cittadina: il lungomare di Mergellina. A sferrare i colpi mortali al petto contro Zico, un suo connazionale 30enne, Rachid Giovanni.
E’ morto così Zico, cullando il sogno di abbracciare quella figlia che amava tanto e che gli mancava infinitamente, sul ciglio di un marciapiede, in una pozza di sangue. E’ morto all’apice di un diverbio insorto per motivi di alcol. Come lo stesso Marcello Ciucci spiega, in base all’esperienza maturata a stretto contatto con i clochard napoletani, l’aggressività spesso nasce dal primitivo istinto di sopravvivenza. I poveri che vivono lungo le strade litigano per contendersi una coperta, una sigaretta, un goccio di alcol e qualsiasi altra arma utile per osteggiare il freddo e superare un’altra notte gelida.
La diffidenza e l’aggressività sono le uniche armi di cui dispongono per difendersi da tutti e per tentare di sopravvivere. Non di rado, si pongono con ostilità e diffidenza anche nei riguardi dei volontari che giungono nei loro accampamenti per aiutarli. Quei volontari faticano per guadagnare la loro fiducia e per abbattere quel muro d’ostilità.

49946567_2267426699975516_3641175185085693952_nSul luogo dell’aggressione, un amico di Zico, conosciuto anche dai volontari di “Angeli di strada”,ha riposto una rosa per omaggiare la memoria del 50enne. Una rosa destinata ad appassire presto, insieme al ricordo di quello che è stato e alla consapevolezza che viviamo in una città, in un Paese, in cui dietro ogni angolo ci sono persone come Zico che quotidianamente lottano per sopravvivere.

“I riflettori si sono accesi su questa vicenda, perché si è trattato di una morte violenta, mentre la notizia di un clochard morto per il freddo non sortisce la stessa risonanza. – Denuncia Marcello Ciucci – Si tratta dell’ottava persona che il gruppo degli “Angeli di Strada” ha conosciuto direttamente e che nel corso degli anni abbiamo accompagnato al cimitero.”

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