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Gli ultimi giorni di Giorgio Faletti raccontati dalla moglie Roberta

di / 0 Commenti / 413 Visite / 30 luglio, 2014

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È trascorso meno di un mese dalla scomparsa del poliedrico Giorgio Faletti e sua moglie Roberta Ballesini, rompe il silenzio rilasciando un’intervista esclusiva a “Vanity Fair” raccontando, così, gli ultimi, drammatici momenti della vita dello scrittore piemontese.

“Se penso che sarei dovuto morire nel 2002 e in questi 12 anni ho fatto le cose a cui tenevo di più, devo ritenermi l’uomo più fortunato del mondo”.

Questa la frase che riecheggia con maggiore frequenza nella mente di Roberta.

Si erano conosciuti nel 2000 a una cena a casa di amici ad Asti, 20 anni di differenza li separavano, eppure ciò non ha mai rappresentato un problema.

Era stata lei a trovarlo, disteso in camera, quando nel 2002 l’aveva colpito un ictus. Lei a decidere, mentre lui era in coma, di autorizzare i medici a usare un farmaco sperimentale, che avrebbe potuto anche essere letale. E invece gli salvò la vita.

Poi il matrimonio, a Capoliveri, all’Isola d’Elba.

Roberta avrebbe voluto avere dei figli, ma “Giorgio non si riteneva abbastanza adulto per occuparsi di persone che dovevano dipendere così tanto.”

E c’è sempre Roberta, accanto allo scrittore e cabarettista quando nel gennaio scorso aveva scoperto di avere un tumore. Fu proprio poco dopo aver appreso quella tragica notizia che Faletti chiese a Roberta di sposarlo.

Quindi le cure in America, anche per tutelare una privacy che in Italia non ci sarebbe stata.

Poi le cose precipitano: “Hanno fatto diversi esami prima di capire che aveva metastasi al cervello, era il 20 giugno”.

Neanche un mese dopo, la morte. “Vorrei che tutti sapessero che non ha mai avuto un momento di rabbia o di sconforto” racconta oggi la Bellesini. “Mi diceva: ‘Comunque vadano le cose, io ho avuto una vita che altri avrebbero bisogno di tre per provare le stesse emozioni’”.

 

Dei loro ultimi giorni insieme, Roberta dice: “Non riusciva più a parlare e faceva fatica a deglutire. Io non mi volevo rendere conto della situazione, mi ostinavo a cucinare per inventarmi cose che gli stimolassero l’appetito. Avevo preparato un passato di zucchine ma lui dopo due cucchiai si arrese. Io avevo quasi le lacrime agli occhi per la rabbia, non volevo ancora arrendermi. Lui mi accarezzò il viso e fece un’espressione come per dire ‘Stai tranquilla, non importa’”.

Ed è questo, l’ultimo ricordo che Roberta conserva del suo Giorgio.

Un sorriso, e una carezza.

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