Il nuovo modo di leggere Napoli

“Campania Felix”: l’isolamento del “Sud del Sud”

di / 0 Commenti / 133 Visite / 12 settembre, 2014

images6OSR20FMSiamo alle prese con il mese di settembre e come ogni anno iniziano i propositi, le nuove speranze, che parzialmente sono disattese, ma che alle volte giungono all’obiettivo sperato.

Come di consueto accade a settembre, anche il sottoscritto abbonda con i buoni propositi.

Tra questi ho l’ambizioso progetto di pubblicare settimanalmente degli approfondimenti che mirano a valorizzazione il nostro territorio, unico al mondo, ma che altrettanto tenacemente cercheranno di sollevare dubbi e incertezze sui disservizi e gli sprechi che il più delle volte ne minano la bellezza.

Non voglio parlare esclusivamente della nostra amata Parthenope, bensì identifico un’intera area geografica che confina a nord con il Lazio, a est con la Puglia a sud con la Basilicata e a ovest con il mar Tirreno.

Si, parlo della Campania, di quella meravigliosa terra che possiede un fascino unico, caratterizzato dalla varietà della costa che raggruppa almeno cinque scenari differenti in soli 360 km, nonché da un entroterra misterioso, in molti casi inesplorato, che contamina i visitatori per la purezza e l’atmosfera dei suoi molteplici paesaggi e dei suoi sapori.

Siamo a settembre ed è ancora tempo di mare, di bagni, di sole e di spiagge meravigliose, per cui intendo aprire questa rassegna analizzando uno dei cinque territori costieri di cui sopra, in particolare la costa che da Salerno giunge inerpicandosi tra scoglioni rocciosi, insenature inesplorate, spiagge dorate e mare incontaminato fino al paese di Sapri.

Ricordo un aneddoto che mi colpì molto anni fa.

“La noia, la noia, la noia, la noia”… Questa è l’unica vera sensazione che scandisce quotidianamente le giornate di molte persone residenti tutto l’anno nei comuni che da Capaccio raggiungono Sapri.

La noia che sfocia molte volte in situazioni ben più drammatiche e che potrebbe combattersi solo con un’adeguata politica che tenda a valorizzare pienamente le meraviglie di tutti questi luoghi per certi versi ancora incontaminati e magici.

Non mi riferisco solo al Cilento, in quanto territorio che offre tanta, tanta montagna, per cui parlare della sola costa sarebbe riduttivo. Identifico questi chilometri e chilometri di costa come la vera frontiera del terziario per l’intera regione, la vera sfida che le nostre istituzioni dovrebbero provare a raccogliere e vincere!

Parto dal lungomare di Salerno e desidero giungere sino ai confini del territorio lucano, ma mi accorgo che sarebbe molto più agevole prendere un solo treno e scendere dopo cinque ore (e quasi novecento chilometri percorsi) di comoda Freccia Rossa a Milano, che provare a spostarmi con i mezzi pubblici verso la città di Sapri.

Vi siete mai chiesti perché molti connazionali da Roma in su non siano a conoscenza di tutte le meraviglie del territorio?

Vi siete mai chiesti, più banalmente perché anche in un cult come il film “Benvenuti al Sud” Castellabate sia identificata come provincia di Napoli e non di Salerno?

Treni fatiscenti, il cui rispetto degli orari e delle condizioni igieniche è a dir poco mediocre; trasporti su gomma che devono purtroppo percorrere la Salerno-Reggio Calabria, con tutte le difficoltà di quella maledetta autostrada, rappresentano gli unici modesti mezzi messi a disposizione per l’utenza che desidera esplorare questi meravigliosi e incontaminati luoghi.

Tutta la costa manca di una intensa attività di promozione che consenta di conoscere i tesori che essa nasconde.

Non parlo solo della Valle dei Templi di Paestum, del mare a cinque stelle di Acciaroli, ovvero delle spiagge enormi e incontaminate di Palinuro e Marina di Camerota e neanche delle insenature e dei costoni rocciosi di Scario e di Sapri, bensì mi riferisco all’essenza e al fascino di luoghi che offrono un bene molto più prezioso e impagabile e cioè quella tranquillità, quel relax che consente a tutti i viaggiatori di staccare completamente la spina della frenetica città di provenienza.

Dimenticavo.

Esiste un aeroporto che potrebbe farebbe la fortuna di tutta la costa, direi di tutto il territorio, se sufficientemente collegato verso Sud. Ma effettua 30, dico trenta, imbarchi al giorno!

Come considerate un aeroporto, quello di Pontecagnano – Costa d’Amalfi (aggiungerei obbligatoriamente anche Cilento nella sigla) che potrebbe servire, magari, con un vettore low cost, due regioni di patrimonio mondiale come la costiera amalfitana e la costa del Cilento???

Io credo che potrebbe garantire un indotto di visitatori da tutto il mondo capace di creare migliaia di posti di lavoro sia in loco, sia su tutti i comuni interessati. Ovviamente, la riuscita dell’operazione, di ampie dimensioni e vedute potrebbe avvenire allorquando tutte le componenti politiche remassero nella medesima direzione.

Lo Stato accrescerebbe consensi e incrementerebbe i posti di lavoro, la Regione valorizzerebbe il territorio a sud di Salerno, i Comuni trarrebbero giovamento economico e visibilità dal nuovo flusso di turisti stranieri, ma soprattutto i giovani eviterebbero di scappare da realtà, che al più garantiscono lavoro per due mesi l’anno.

Un giorno mi sono chiesto perché con una proliferazione di scali fantasmi in tutto lo stivale, non viene implementato e valorizzato uno scalo realmente strategico come quello di Pontecagnano?

La risposta al mio quesito l’ho trovata parlando con alcuni assessori regionali che mi hanno riportato dei numeri crudi e reali che mi hanno fatto riflettere.

Sapete che l’80% dell’intera popolazione regionale occupa il 20 % del suolo campano? Sicché il restante 20% occupa l’80% del territorio, tra cui ovviamente una fetta enorme è rappresentata dai territori a Sud di Salerno.

Sapete cosa interessa maggiormente ai politici locali, ma mi permetto di dire ai politici nazionali?

La mancanza di infrastrutture, la carenza di collegamenti, le lacune informative sulla valorizzazione del territorio sono il frutto della assenza di grandi interessi nazionali su un territorio affascinante e inesplorato.

Non mi è dato pensare altro, se non effettuare maliziosamente questi ragionamenti, poiché sono più di dieci anni che è attivo l’aeroporto di Pontecagnano, ma sono più di dieci anni che non si riesce a effettuare una valida gara di appalto per l’allungamento della pista di atterraggio (attualmente non consente neanche l’atterraggio dei Boeing 747), la quale garantirebbe la sottoscrizione di vantaggiosi contratti con uno dei tanti vettori low cost determinati ad accaparrarsi lo scalo salernitano.

Sogno la Valle dei Templi stracolma di Giapponesi, sogno le spiagge di Agropoli e di Marina di Camerota piene di Russi e di Tedeschi già dal mese di Aprile, sogno i porti di Acciaroli e di Palinuro capaci di servire i mega yacht di lusso di sceicchi Arabi o di nababbi Americani, immagino file di stranieri desiderosi di godersi le bellezze della Grotta Azzurra, della Baia degli Infreschi o delle meravigliose calette che circondano Scario e Sapri.

Desidero in un immediato (non voglio dire utopistico) futuro anche tanti italiani che possano liberamente godere delle bellezze del meraviglioso sud fino a considerare questi posti non meno interessanti del Salento, della Sicilia e della Sardegna.

Ritengo strategico, proprio per questi motivi, lo scalo di Pontecagnano come ipotetico ponte di collegamento per la crescita di posti che sono tuttora frequentati solo pochi giorni l’anno e che per il resto dei mesi sono abbandonati al loro destino.

I disservizi all’ordine del giorno, gli aspri contrasti tra Provincia e Camera di Commercio, le numerosissime cause intentate dai tanti passeggeri rimasti a terra per ritardi o per voli mai partiti, gli accordi siglati e subito dopo disattesi con numerose compagnie quali Air Dolomite, Ryan Air, Alitalia non hanno consentito la crescita dello scalo salernitano, che ad oggi è destinato alla chiusura.

I nostri governanti hanno ben pensato di non approfondire la questione, sottovalutando l’importanza di studi e di investimenti che garantirebbero realisticamente grandi margini di ritorno economico.

La valorizzazione di queste terre può infatti essere effettuata solo attraverso politiche che mirano a sfruttarne le reali potenzialità che vanno dal turismo all’agricoltura, per finire alla valorizzazione dei monumenti e delle tradizioni folkloristiche ed enogastronomiche uniche nel loro insieme.

La noia deve diventare la gioia!!!

Davide Martino

 

Il tuo commento

Email (non sarà pubblicata)