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Benitez: “La nostra voce deve essere unita”

di / 0 Commenti / 31 Visite / 13 settembre, 2014

untitled (3)Stamattina, alle ore 12.00, si è tenuta a Castel Volturno la consueta conferenza stampa del pre-partita.

Il tecnico azzurro, Rafa Benitez, presentatosi davanti ai microfoni, inevitabilmente, ha esordito commentando chiacchiere ed illazioni ricamate intorno alla vacanza in famiglia che si è concesso durante i giorni di sosta per le Nazionali: “Ho saputo che qualcuno è rimasto sorpreso della mia assenza, ma se hai una famiglia lontano e hai trascorso un’estate lontana da loro, è giusto tornare a Liverpool. Il nostro non è un momento delicato. Parlo coi miei calciatori ogni giorno. Il capitano deve avere fiducia nel suo staff e nel momento delicato io sono qui. Mi ha sorpreso sentir dire che non ho un buon rapporto con il Presidente. È un uomo di cinema, ma nel calcio sta facendo benissimo. Abbiamo avuto una riunione come tante, abbiamo parlato molto della squadra e della Supercoppa soprattutto. Rinnovo contrattuale? Lui andrà negli Stati Uniti, appena tornerà ne parleremo e vedremo se sarà possibile continuare insieme. Stiamo preparando la squadra per gennaio e per il futuro“.

SCUDETTO: “Non abbiamo paura di pronunciare la parola scudetto. Dobbiamo andare avanti insieme, voi giornalisti e tutti i tifosi che vogliono vincere. Sei tifosi non ci saranno perdiamo il 20%. La squadra ha dimostrato che fino alla fine vuol vincere le partite. Ho fatto cambi per vincere, non per pareggiare a Genova. Sappiamo che qualche società è più forte di noi, ma noi dobbiamo viaggiare tutti nella stessa direzione”.

Napoli-Chievo: “Il Napoli sta bene come stava bene a Genova. Abbiamo sofferto in alcune circostanze, ma vedere Michu, de Guzman e altri in panchina mi fa pensare che la rosa sia forte. Abbiamo fatto un mercato fantastico, perché la storia del Napoli lo dice. Il presidente ha fatto un miracolo, ha portato la società dalla C alla Champions utilizzando determinati parametri. Il lavoro di Bigon a gennaio è stato ottimo, è arrivato il centrocampista che serviva. Chi è andato via non ha giocato contro Juve, Roma e le gare più importanti perché erano riserve. Se Jorginho passa su Behrami è un problema di Behrami. Noi abbiamo fatto ciò che volevamo fare. La nostra squadra è forte. Cercavamo un centrocampista difensivo perché aiutasse la difesa e la squadra. Non è stato facile coi nostri parametri. Gargano ha avuto due offerte, da Spagna ed Inghilterra, ma voleva restare qui. Ha dato il 100% in campo, ma serviva un mediano come Lopez. Dal punto di vista dei ruoli e delle caratteristiche siamo messi meglio dell’anno scorso.”

HAMSIK: “Ho pensato di farlo giocare terzino sinistro così arriva da dietro, scherzo! Quando il Napoli attacca viene attaccato da cinque pedine avversarie. Ha fatto benissimo al fianco di Cavani perché il Napoli giocava di ripartenza. Il Napoli è diventato più offensivo. Hamsik non trova spazi, per questo va in difficoltà. Non c’è spazio”.

ENRIQUE: “Trovare un giocatore che non è contento perché non gioca ci può stare. Vogliamo fare crescere la rosa e volevamo farlo aumentando l’organico a circa 20 giocatori. Quest’anno avremo l’occasione di far giocare gente come Henrique, più andremo avanti con la Coppa e col campionato, più tutti saranno fondamentali. Deve crearsi un po’ di competizione, ciò sarà positivo per noi. Henrique può fare diversi ruoli, Ghoulam anche. De Guzman può giocare nel 4-3-3, dietro la punta o come esterno. Ci daranno una mano in qualsiasi partita.”

Infine, l’allenatore ha rilasciato delle dichiarazioni incisive che molto lasciano presagire riguardo le pressioni e le ostilità che facilmente possono insorgere in una piazza passionale e pretenziosa come quella partenopea: “Dobbiamo chiederci il motivo per cui tanti giocatori italiani vanno via. In Spagna gli spagnoli restano perché si lavora bene ed arrivano giocatori forti dagli altri paesi. Qui c’è un calcio fatto di sentimento. Perchè Immobile deve lavorare a Dortmund? Perchè Insigne viene fischiato? Vogliamo crescere, vogliamo essere più forti. Un giornalista che lavora a Torino fa un titolo contro il Napoli, ma un giornalista che lavora a Napoli deve pensare prima di scrivere e creare casini. La nostra voce dev’essere unita“.

 

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