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Svizzera: no ai nuovi limiti sull’immigrazione

di / 0 Commenti / 64 Visite / 1 dicembre, 2014

Otto volte in meno in di un secolo. È questo il numero di volte in cui la Svizzera si è trovata    a votare sugli stranieri, riportando risultati diametralmente opposti. Forse consci di quanto  gli immigrati  siano indispensabili allo sviluppo economico del paese il 74,1% degli elettori  ha respinto la proposta del gruppo ecologista Ecopop di ridurre allo 0,2% della  popolazione la quota di immigrati che può entrare nella Confederazione.

 «Stop alla sovrappopolazione» lo slogan del gruppo ambientalista.

I sondaggi prima del voto avevano previsto un rifiuto del testo, ma non avevano del tutto  escluso l’eventualità di un “sì” degli elettori su un tema difficile come quello  dell’immigrazione.

Osteggiato dal governo, il testo chiedeva di limitare l’immigrazione introducendo un articolo costituzionale in base al quale in «Svizzera la popolazione residente permanente non sarebbe potuto crescere a causa dell’immigrazione di oltre lo 0,2 % annuo nell’arco di tre anni» e questo con l’intento di preservare in modo duraturo le «basi naturali della vita», come il paesaggio e le risorse.

Nello stesso giorno, gli elettori hanno bocciato altri due referendum: Fisco e oro. Il 59,2% degli elettori ha respinto la proposta di abolire i privilegi fiscali per i super ricchi residenti in Svizzera, promossa dal piccolo movimento «La Sinistra», l’iniziativa chiedeva che venisse abolita l’imposizione forfettaria che consente agli stranieri facoltosi che risiedono in Svizzera, senza esercitarvi alcuna attività a fini di lucro, di pagare le tasse in funzione delle spese e non del reddito. Nel 2012, i ricchi stranieri così tassati erano più di 5.600, per un gettito fiscale totale di 695 milioni di franchi (quasi 580 milioni di euro) ai quali gli Svizzeri non hanno voluto rinunciare.

Il 77,3% ha, invece, detto no alla richiesta di aumentare le riserve auree della Banca centrale e di rimpatriare quelle detenute all’estero, nella convinzione di non mettere a rischio l’indipendenza dell’istituto.

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